Scritto ieri:

L'unica capace di giudicare è la parte in causa, ma essa, come tale, non può giudicare. Perciò nel mondo non esiste una vera possibilità di giudizio, ma solo il suo riflesso.

Franz Kafka

Gen 30
Annima smarrita

di Maïté

Annima smarrita
“Anima smarrita”


Mi ero persa in questo mondo ostile
in cui non mi riconoscevo.
Mi sono costruito intorno una fortezza
nascondendomi alle sue grinfie,
ed ho richiuso al suo interno la mia anima,
per paura di soffrire….
Ma era solo un’illusione:
la sofferenza era dentro di me,
mi consumava e mi faceva avvizzire
come una pianta lasciata senza acqua.
Finché una mano gentile ha preso la mia
per tirarmi fuori da questa prigione,
aprire un varco nella nebbia,
e guidarmi sotto quella pioggerella
che mi ha ridato nuova linfa.
Poi altre mani sono venute a sorreggermi,
altri sguardi nei quali ho letto il mio stesso dolore,
mi hanno incoraggiata ad andare avanti.
E anche se mi rimane la paura
di perdere gli affetti,
mi convinco, giorno dopo giorno,
che non sarò mai più sola…

Maïté

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Nov 27
Intervento di Agnese al convegno

di agnese


Discorso Agnese del 26-10-2007
Voglio innanzi tutto ringraziare tutti i partecipanti che ci onorano con la loro preziosa presenza, e mi scuso con tutte quelle persone interessate che non sono riuscita a contattare.
Sono Agnese Greguoldo e faccio parte, in qualità di vice presidente, del direttivo del “Mondo di Holden”: prima associazione di solo utenti della provincia di Spezia e della Liguria.
Ho dei problemi di depressione e sono famigliare di un utente schizofrenico grave.
Mi sono avvicinata alle persone con problemi psichiatrici dopo aver dovuto superare le paure causate dalla loro diversità.
Si, avevo paura di chi vive questo dramma, in solitudine, senza avere qualcuno vicino, per esempio un amico con cui confidarsi, ma poi ho capito cosa si nasconde dietro questa sofferenza .
Molto abbiamo fatto da quando nel 2005 è nata l’associazione, e molto faremo ancora, unendo le nostre forze e le nostre debolezze, perché c’è tanto bisogno di aiutare chi ha un disagio psichico. Sono molti i problemi che riguardano questa sfera della psichiatria: problemi giornalieri, semplici e banali per i cosiddetti “normali”, ma insormontabili per chi ha in sé il dramma della depressione, della solitudine, della paura di uscire di casa per recarsi a fare la spesa necessaria per la sopravvivenza; per chi ha un lavoro e deve superare difficoltà e fatiche enormi, con coraggio unico, per non perdere il mensile irrinunciabile per vivere; per chi cela la propria condizione e trascina la propria esistenza, o per chi viene rimbalzato da un ufficio all’altro prima di vedere riconosciuti i propri diritti di invalido, fino all’estremo esaurimento della propria pazienza.
Ma, senza fare polemica una cosa va detta: un ammalato in carrozzella è chiaro che é un portatore di handicap: perché si vede!, ma un ammalato psichico spesso non è creduto e non ha gli stessi diritti. Per sconfiggere questa omertà a questa abbietta burocrazia dobbiamo lavorare insieme, sensibilizzare l’opinione pubblica e migliorare questi punti così delicati ma così semplici da risolvere. Basterebbe attenersi alle linee generali della costituzione, e in particolare alla carta dei diritti del malato.
Il Mondo di Holden è un’associazione di volontariato non a scopo di lucro e facciamo quello che possiamo, spesso a nostre spese, impegnando il nostro tempo giorno e notte, sabati e domeniche compresi. Ed è doveroso un ringraziamento alla mia famiglia, che mi dà la libertà di dedicarmi a questo operato, rubando del tempo prezioso a loro.
Quello che ci sostiene è la gioia di vedere almeno una persona con questi disturbi regalarci un sorriso, sapendo di aver vicino a se una persona di fiducia che la rispetti per come è nella sua interezza.
A giugno ho vissuto un esperimento gratificante, mi sono chiesta perché non fare una vacanza con loro? E mi sono messa alla prova, ho organizzato una vacanza di una settimana con sette utenti e altre persone comuni, familiari, amici di amici. L’esperimento è andato a buon fine e si è dimostrato di grande utilità per i nostri AMICI. Ho notato con grande soddisfazione che i nostri utenti erano sempre presenti ad ogni iniziativa senza mai lamentarsi, anzi erano loro a proporre. Al mattino andavano al mare a fare un bagno, la sera si ballava, altri giorni si organizzava un giro dell’isola in barca, oppure si stava in piscina ad organizzare feste e attività, coinvolgendo anche turisti dell’albergo mai visti prima. Sono state giornate felici per me e per loro, posso dire che i nostri utenti condividevano tutto serenamente, quando invece c’erano gli altri partecipanti cosiddetti “normali” che si lamentavano del cibo, del fatto di dover fare escursioni, di stare tutti in compagnia o di raccontare come era stata la loro giornata.
Spronata da numerosi solleciti, vorrei rifare questa vacanza il prossimo anno. Magari partire il 13 maggio, anniversario della legge 180 di Basaglia, per partecipare alla Giornata Nazionale della Salute Mentale a Roma, dormire lì, e il giorno dopo partire per Ischia una decina di giorni.
Sarebbe doveroso che le nostre istituzioni ci venissero incontro, perché nell’esperienza precedente, molti utenti che avrebbero voluto partecipare hanno dovuto rinunciare per mancanza di disponibilità economica. Vorrei aggiungere che per coloro ai quali è stata riconosciuta l’invalidità di 240 € al mese, è ovvio che non ci sarà mai la possibilità di partecipare a queste iniziative a loro spese, e purtroppo sono tante le persone in questa situazione.
Nel frattempo è iniziata una nuova attività di footing mattutino che facciamo alla passeggiata Morin o ai giardini della Maggiolina.

PS: Vorrrei aggiungere dei ringraziamenti alla psicologa Donatella Pasquali per la sua disponibilità in seno al gruppo “E Domani l’aurora”; a Stefano Bronzina che si è offerto di praticare trattamenti shiatsu gratuitamente, per gli utenti del centro di Salute Mentale di via Sarzana; a Patrizia Esposti per aver organizzato il buffet, e infine a tutti i nostri soci che ci hanno dato una mano per preparare questo convegno.

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Nov 05
intervento grillai

di grillai


Intervento al Convegno del presidente dell’Associazione Acchiappasogni Onlus

Dino Grillai

Come relatori siamo stati invitati dagli organizzatori del convegno ad essere chiari, semplici e sintetici.
Vorrei provarci, anche se per farlo sarò costretto ad un eccesso di semplificazione che spero mi venga perdonato, perché dovrei guadagnarne in capacità comunicativa.
Vi dirò subito che cosa ho imparato nella mia esperienza, non di psichiatra o psicologo o operatore di servizi – ho fatto un altro mestiere – ma come familiare che attraverso l’osservazione e lo studio è giunto a determinate conclusioni.
La prima cosa che ho imparato è che gran parte della nostra esistenza è dominata dal pregiudizio.
Perché? Perché il pregiudizio ci permette di distinguere con facilità il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, il bello dal brutto etc.
Infatti la nostra vita ha bisogno di punti fermi, di non avere troppi dubbi, di essere rassicurata sulla realtà che ci circonda, attraverso spiegazioni semplici di fenomeni che altrimenti non riusciamo a spiegare e che ci fanno paura.
E quanto più questi pregiudizi sono antichi, atavici, tanto più riemergono con forza nei periodi bui della storia del mondo.
Ed è antico e atavico per esempio il pregiudizio nei confronti della donna affetta da turbe psichiche che nel Medioevo veniva considerata “ indemoniata” e spesso bruciata sul rogo. Come antico e atavico è il pregiudizio sugli ebrei, i musulmani e altre popolazioni, alle quali vengono da sempre attribuite le azioni più orribili e mostruose, e perciò meritano pogrom e crociate.
Anche il linguaggio e la fiaba riflettono spesso il pregiudizio, anche quando ci appaiono del tutto innocenti. Mia madre, peraltro bravissima donna, quando eravamo piccoli, ci diceva che se avessimo continuato a fare i cattivi, ci avrebbe dato “all’uomo nero”.
E oggi, cosa succede? Succede che se ci fanno un piccolo furto in casa, sono stati sicuramente gli zingari ; se qualcuno viene investito da un’auto pirata si tratta “quasi certamente” di un rumeno o di un albanese. E’ chiaro, non voglio dire che gli zingari non rubano e che gli immigrati non commettono azioni criminose. Voglio semplicemente dire che comunque noi abbiamo il pregiudizio.
E su questo, spesso e volentieri, purtroppo molti “politici” ci marciano, dandoci in pasto una facile causa dei nostri problemi. E stampa e TV fanno da cassa di risonanza.
Se poi i dati ci dicono che più della metà delle azioni violente avvengono in famiglia e dintorni, o che il presunto aumento della criminalità – dati ministeriali – è limitato ai piccoli reati, tutto questo viene tranquillamente occultato.
Ma veniamo a quello che ci interessa più da vicino: il pregiudizio rispetto ai disturbi psichici (che noi definiamo “lo stigma”, cioè il marchio di riconoscimento).Vi siete accorti che ogni volta che avviene un fatto di sangue orribile ( come i figli che uccidono i genitori o viceversa ) eventi che noi percepiamo come mostruosi, si va subito a vedere se l’autore del crimine soffriva di disturbi psichici?
Si potrebbe scrivere un dossier enorme su questi casi. E anche qui il pregiudizio adempie alla sua funzione di darci una risposta facile ad un problema difficile che ci spaventa. Come può una madre “normale” uccidere il proprio piccolo figlio? Non lo accettiamo e abbiamo paura che sia così. Ma se diciamo che la madre era “matta” ogni cosa ritorna al suo posto, ci sentiamo tranquillizzati.
Anche se poi i dati ci dicono che le azioni violente commesse dai “sofferenti psichici” sono notevolmente inferiori in percentuale a quelle commesse dalle “persone normali”.
La seconda cosa che ho imparato riguarda le modalità di funzionamento della psiche. Sono convinto di poter sostenere –con buona approssimazione- che “i meccanismi psichici” delle persone considerate ammalate sono sostanzialmente gli stessi delle persone considerate normali.
Per es. tutti abbiamo sperimentato durante la nostra vita – ovviamente in diversa misura – il cosiddetto “disturbo bipolare” che significa, in sostanza, alternanza di momenti di euforia a momenti di depressione; oppure a tutti succede di “uscire dai gangheri” per quello che ad altri appare “un nonnulla”, ma per noi rappresenta qualcosa di importante; oppure ancora abbiamo presunte verità alle quali non rinunciamo anche se la realtà le smentisce continuamente. Ricordo che un importante scienziato apostrofava così alcuni suoi colleghi che mettevano in dubbio alcune sue certezze: “O sono diventato matto, oppure voi state dicendo un mucchio di accattivanti sciocchezze”. I fatti si sono poi incaricati di smentire quello scienziato il quale peraltro non si è per niente ammattito.
Prendiamo poi quel processo mentale caratteristico del soggetto con problemi psichici: la costruzione di “schemi di difesa” ( o di alibi ) per giustificare i propri discutibili comportamenti: forse che – in diverso modo o in diversa misura – non vi facciamo tutti ricorso?
Cosa significano queste considerazioni? Che siamo tutti sani di mente? Oppure che siamo tutti matti?
Né una cosa, né l’altra. Significa – ed è la terza conclusione alla quale sono giunto – che è pressoché impossibile tracciare un confine netto tra normalità e malattia. E che la differenza è di grado e non di natura, circa disturbi di cui soffriamo tutti e che vanno sostanzialmente riportati a come si vive, in famiglia e nella società.
E ad un certo grado di sviluppo il disagio psichico diventa sofferenza acuta e può evolvere verso forme che inficiano le nostre capacità intellettive, relazionali, creative, affettive etc.

Se le cose stanno così, cos’è allora che bisogna fare?

1) Se siamo dominati dal pregiudizio, bisogna liberarsene
2) Se la logica psicologica funziona allo stesso modo per tutti, ma sotto molteplici forme più o meno mascherate, occorre predisporsi al massimo ascolto e sforzarsi di renderla trasparente per attivare o riattivare la comunicazione
3) Se il disagio e la sofferenza psichica hanno origine dal contesto familiare e sociale, è illusorio pensare alla cura senza apportare alcuna modifica a quel contesto.

Queste mie convinzioni hanno trovato nell’Associazione Acchiappasogni un terreno fertile per raggiungere obiettivi concreti nella direzione sopra indicata.

Quali sono le principali attività che svolge l’Associazione?

Per combattere il pregiudizio:
- si organizzano rappresentazioni teatrali che vedono coinvolte diverse persone che hanno od hanno avuto problemi psichici, svolte ad un livello qualitativo e professionale direi “sorprendente”, come sorprendente è sempre la partecipazione del pubblico;
- si promuove la costituzione di gruppi di auto-mutuo-aiuto dei quali abbiamo già sentito quale importante ruolo possono svolgere;
- sempre in forma sostanzialmente autogestita l’Associazione cura la pubblicazione di un periodico – Riso Dolce – che viene distribuito in tutta la Provincia;
- l’anno scorso abbiamo poi fatto un’importante iniziativa pubblica sul ruolo del teatro (“Teatro passione in scena”) e sono stati proiettati alcuni films con successiva discussione delle tematiche affrontate ( e vista la partecipazione di pubblico stiamo ora predisponendo una programmazione annuale ).
Ora, queste attività svolgono non solo una funzione culturale, ma anche di socializzazione, di solidarietà nel perseguimento di obiettivi comuni, di facilitazione della comunicazione nel momento in cui tutti quanti ci rimettiamo in gioco nel rapporto con l’altro.
E’ chiaro però che quando si parla di modificare le condizioni di vita delle persone nei rapporti familiari e sociali, tutto questo non basta.
L’altro grande ambito che non può essere trascurato riguarda la formazione e il lavoro.
Noi pensiamo che l’intervento pubblico in materia sia parecchio insufficiente e inadeguato.Vogliamo quindi modificare questa situazione anche attraverso una migliore finalizzazione delle risorse.
Come si vede il compito che ci siamo assunti è vasto e impegnativo.
Stiamo però attuando un programma di lavoro che potrebbe portarci, a breve termine, a compiere passi avanti significativi nella direzione di marcia che ci siamo dati.
Vediamone i punti essenziali.

- La costituzione di un Coordinamento delle Associazioni per la salute mentale che operano sul territorio provinciale ( Acchiappasogni, Mondo di Holden, Camminare Insieme, AFAP ) con lo scopo di collaborare al raggiungimento di alcuni importanti obiettivi comuni
- La partecipazione ai lavori della Conferenza Provinciale su handicap e salute mentale, che affronta sia le tematiche di carattere culturale e del tempo libero che quelle della scuola, della formazione e del lavoro
- La richiesta inoltrata a tutti i soggetti istituzionali competenti, di una struttura aperta ( “Casa dell’autoaiuto” ) sede del Coordinamento delle Associazioni e nella quale sia possibile svolgere diverse attività ( un progetto di cui parlerò più diffusamente durante la tavola rotonda)
- La richiesta di un corso di formazione per “facilitatori sociali”, l’altro progetto collegato al precedente e che rinvio alla tavola rotonda.
Tutte le cose che ho detto sinora potrebbero essere sintetizzate in uno slogan: “più sociale e meno sanitario” che se attuato avrebbe anche il pregio di ridurre notevolmente la spesa pubblica, cosa che piace molto, oggi come oggi, ai nostri Amministratori.
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Ott 15
NON SO PIU' COSA FARE

di ACLEV


Sono la mamma di un ragazzo psicotico-paranoide.
Non so piu' cosa fare per aiutare il mio figliolo D di 21 anni.
La storia inizia anni fa, quando ancora frequentava le superiori, si sentiva perseguitato dai compagni e dai professori. Per aiutarlo mi sono rivolta ad una giovane psicologa e per oltre un anno e mezzo siamo andati insieme in un centro ove ci filmavano con sedute insieme (io e lui)che singole.
Nonostante io avessi avvisato della gravita' della situazione tale dottoressa ha sottovalutato i sintomi,e D, per farla breve, viene ricoverato nel reparto psichiatrico dell'ospedale.
NON AUGURO A NESSUNO DI ENTRARE IN QUESTI REPARTI.
Mi sanguina ancora il cuore al ricordo, mio figlio ridotto ad una larva, impaurito, "addormentato" ricordo che mi diceva
"mamma ma se tu dici ai dottori che sono bravo mi fanno uscire?".
Dopo 30 giorni è uscito ed ha iniziato a farsi curare da una psichiatra dell' ASL.
E' qui' è stato peggio che andar di notte.
D è terrorizzato da questa dottoressa perche' questa gli ha chiaramente detto che se lei vedeva che dava segni di psicosi gli avrebbe imposto il TSO.
Dopo un po' di mesi D decide autonomamente di non prendere piu' le medicine "Risperdal" e continua sempre con paure ad andare dalla psichiatra.
Non ho buoni rapporti con questa dottoressa, Lei sostiene che essendo D maggiorenne noi genitori non possiamo sapere come stiano andando le cure senza l'autorizzazione di D.
Il bello e che da una parte mi telefona chiedendomi come va e contemporaneamente mi dice che tutto cio' che ci diciamo deve essere riferito a D.
Voi pensate che se vedo qualcosa che non va, oppure ho dei dubbi,glielo vado a raccontare, cosi' poi lei va a dirglielo a D? .....ma in casa con D ci sto io.
Un giorno suo padre ha chiesto notizie alla dottoressa su D
attraverso un'altro psichiatra.
Sapete cosa è successo? che dopo essere stato avvisato dalla dottoressa D non ha piu' voluto sentire, vedere,suo padre per 4 mesi.
D non riconosce di essere malato e di aver bisogno di cure.
Da circa un mese si rifiuta di andare dalla psichiatra è sempre fisicamente molto stanco e sul chi va là.
Qualcuno di voi ha vissuto un esperienza come la mia?
Tenedo conto che non voglio che vada nè all'ospedale nè in
quelle orribili comunità (perchè tali sono!!!)ne che venga iperdrogato cosa posso fare per aiutarlo ?
So che ogni caso è a se stante e non esiste la formula magica per sapere come comportami, parlargli, entrare in contatto con lui.
Ma se anche non riuscissi ancora a trovare aiuto per lui,e non riuscissi a convincerlo che ha bisogno di aiuto, qualcuno puo' indicarmi dove a Torino mi posso rivolgere per
avere io aiuto per relazionarmi con lui,oppure altri genitori nelle mie condizioni per poter scambiare esperienze?
Grazie anche solo per l'attenzione, per lo sfogo che mi concedete.
Mamma V



Ott 08
aiuto

di Antonio


Salve,
mi chiamo Antonio.
scusate nel mio girovagare per internet, unica mia valvola di sfogo ora, mi sono imbattuto in questo forum e avevo una tremenda voglia di parlare con qualcuno.
non so se potete darmi una mano, ma tanto vale tentare.
sono sardo ed emigrato in Piemonte 7 anni fa, per sfuggire ad una vita senza lavoro e senza obiettivi che mi portava ogni giorno a confrontarmi con:
il ricordo di una madre morta di cancro due anni prima a 46 anni, ci ero molto affezionato
un fratello malato e disbile fin dalla nascita, morto l'anno scorso, sempre di cancro.
Mi sento in colpa, tremendamente!
Casualià ha voluto che mi sia innamorato di una ragazza più grande di me che soffre di problemi psichiatrici ed ha tentato due volte il suicidio, ora è ricoverata in ospedale .
mi dispiace tantissimo!
Sembrava essersi ripresa.
Era l'unica persona con cui riscivo a parlare dei miei dubbi della mia depressione e da cui ricevevo un incodizionato affetto, senza rischiedere niente in cambio.
Si tratta di una relazione che si era già interrotta tempo fa ma ci stavamo riavvicinando a prescindere da tutto e da tutti.
La speranza di un riavvicinamento mi dava la forza di continuare a sperare nella vita.
Era l'unica, dico "l'unica con cui riuscissi a parlare.
Mi sono rinchiuso in me stesso e non c'era nessun altro.
senza di lei, che costituiva il mio appoggio, mi sento perso.
Ora so che mi devo allontanare da lei, porca mise... e mi dispiace tantissimo.
stava meglio e mi sto facendo sconfiggere dalla sensazione di aver contribuito alla sua condizione con i miei pensieri negativi e il mio modo negativo di persentarmi al mondo.
Ho avuto un passato di alcolista e ho dilapidato un patrimonio in donnine e facili occasioni d'affetto, perdendomi in un mondo parallelo e perdendo coscienza della realtà.
lei rappresentava il mio tentativo di ricomporre i pezzi di una vita che ormai non c'era più.
vedo tutto nero.non ho più obiettivi, non ho più un amore che mi tiri su, mi sento tremendamente solo ed inutile.
Adesso non posso se non allontanarmi da lei.
Non so darmi pace.
Qualcuno mi può dare una mano?


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