Scritto ieri:
L'unica capace di giudicare è la parte in causa, ma essa, come tale, non può giudicare. Perciò nel mondo non esiste una vera possibilità di giudizio, ma solo il suo riflesso.
Franz Kafka
Feb
23
DISTURBO (ancora) BIPOLARE
di Acquarelli
"Eravamo una coppia qualsiasi, non si vedeva che io ero una bipolare e lui il mio antidepressivo"
Io la malattia ce l`ho alle spalle da 3 anni a questa parte. C`è voluto un ricovero in psichiatria, e qualche mese dopo una depressione così grave, ma così grave che m`ha fatto decidere una volta per tutte di assumere il litio. 5-6 mesi dopo ha fatto effetto ed ora io sono una qualsiasi. Prima, prima di andare in cura, prima di 3 anni fa, dai miei 15 anni ai 35 anni ero bipolare come da manuale. Vivevo in Italia da sola, sono figlia unica di madre olandese e padre italiano. I miei genitori si sono trasferiti all`estero quando io avevo 23 anni ed ancora studiavo all`università. Si sono trasferiti per vergogna e per disperazione di quello che combinavo, ogni 7-11 mesi una crisi maniacale. Ho genitori anziani, lei ha 78 anni, lui 75, sarebbero potuti essere i miei nonni. Hanno avuto stà bambina tardi, l`hanno cresciuta con amore ed attenzione, ma la bambina era parecchio impegnativa per loro.
A 13 anni me ne sono andata a studiare in un collegio a una 50ina di chilometri da casa. Se loro venivano a trovarmi gli facevo capire che non lo gradivo. Così non sono venuti più. Andavo da loro solo se ero depressione. Mi chiudevo in casa e mangiavo solamente, non parlavo, non rispondevo al telefono, e se qualche vicino faceva una visita di cortesia io mi chieudevo in camera mia e non uscivo finchè non se ne era andato. Poi mi iscrissi all`università, facendo spendere soldi ai miei, perchè quell`anno ebbi la depressione e non diedi esami. Più di un milione buttato via. Poi mi tornava l`euforia e davo esami. Sfasciavo la macchina a mio padre, oltre a dare esami. Lui la ricomprava ed io la risfasciavo. Mi fidanzavo con i peggio soggetti della città. Sparivo per mesi senza fargli sapere niente. Mio padre era ispettore di Polizia, di provenienza dal basso- Lazio, sai, valori antichi e saldi, etc. etc. Si vergognava come un cane. Voleva farmi ricoverare in modo obbligato, ma purtroppo non poteva farlo fino a che io non avessi costituito minaccia per me stessa o per altri. La minaccia c`era, ma risultava come "figlia ribelle" oppure "lite familiare". Non era sufficiente per un TSO. Così partirono, misero i mobili in un grosso camion, vendettero casa, ed andarono via, a 2000 km di distanza dal bipolarismo che mi mangiava tranquillo. Io mi sono laureata, ho trovato lavoro. Se ero depressa ingrassavo, mi tagliavo i capelli, mi si spegneva lo sguardo, ma scendevo ugualmente a lavorare anche se mi sentivo un`automa. Se ero euforica sfasciavo la macchina, cercavo situazioni estreme che mi esaltassero ancora di più, mi legavo sentimentalmente a personaggi improbabili di cui neppure mi ricordavo il giorno successivo.
Poi...poi, a 34 anni...ecco la mia penultima depressione. Era profondissima. Non quanto l`ultima, che mi fece decidere per la terapia. Ma abbastanza da pensare seriamente al suicidio. Decidetti per la salvezza, invece. Lo feci con il ricontattare un ex, che non avevo mai amato, e che tantomeno potevo amare in quelle condizioni, ma che era un ragazzo protettivo, rassicurante. Prendemmo una casa insieme. Vivere con qualcuno stabile ed affettuoso conforta la persona depressa. Eravamo una coppia qualsiasi, non si vedeva che io ero una bipolare e lui il mio antidepressivo. Lui guarì la mia depressione, e a me scoppiò l`euforia successiva. Giri notturni in compagnia di uomini ignoti, assenze continue da casa. L`ex aveva capito la gravità della situazione, e dopo avere avvertito i miei genitori, scompare di scena. Sfasciai la macchina, tanto per essere fedele almeno al mio copione. Stavolta però non mi andò bene come sempre, polso sinistro, mano destra, e una caviglia sono compromessi a vita. Mentre i chirurghi cercavano di rincollarmi io li mordevo o buttavo per terra i loro arnesi, fumavo in sala operatoria e di notte chiamavo il taxi per fare i giri, tanto in euforia non si dorme mai. E così eccomi in psichiatria TSO in sedia a rotelle, imbottimento di farmaci e imbarco sull`aereo per l`Olanda. I miei avevano prenotato una stanza in una clinica dove fare sia riabilitazione locomotoria (c`avevo più ferro e ingessature che carne) che terapia psichiatrica. Solo che ci voleva il mio consenso. Ed io ero in piena euforia, col cavolo che volevo andare in clinica. Stetti 6 giorni in casa loro.Non ressero alla tensione, quindi seguirono altri 6 giorni in casa della sorella di mia mamma. Poi incontrai il mio attuale fidanzato, e andai a vivere da lui. 4-5 mesi dopo la mia depressione ultima. Segnalai che intendevo iniziare le terapia. Arrivò un barattolino di plastica con 100 compresse di sali di litio, e tutto ciò che ho scritto è passato.
Feb
09
Disturbo schizoaffettivo
di agnese
IL DISTURBO SCHIZOAFFETTIVO
Il disturbo schizoaffettivo, è una delle malattie mentali più comuni, croniche, e disabilitanti. Come indica il nome, è caratterizzato da una combinazione di sintomi della schizofrenia e da componenti dei disturbi affettivi (o dell’umore).In passato vi sono state controversie circa la collocazione diagnostica del disturbo schizoaffettivo: se sia da correlare alla schizofrenia o ai disturbi dell’umore. Attualmente la maggioranza dei medici e dei ricercatori concordano nel ritenere che sia prima di tutto una forma di schizofrenia. Benché la sua incidenza non sia chiara, può variare da due a cinque su mille persone (cioè 0,2% -0,5% - dati statistici USA).Il disturbo schizoaffettivo può essere presente in un quarto o addirittura un terzo delle persone con schizofrenia.La diagnosi di disturbo schizoaffettivo, prevede la presenza di sintomi propri della schizofrenia (come delirio, allucinazioni, linguaggio disorganizzato, comportamento disturbato) a cui si associano anche periodi caratterizzati da sintomi di depressione maggiore o episodi maniacali (guardare la sezione sui Disturbi dell’Umore per una dettagliata descrizione dei sintomi della depressione maggiore e degli episodi maniacali). Di conseguenza, ci possono essere due sottotipi di disturbo schizoaffettivo:· Sottotipo depressivo, caratterizzato solo da episodi di depressione maggiore · Sottotipo bipolare, caratterizzato da episodi maniacali, ed episodi depressivi. La distinzione del disturbo schizoaffettivo dalla schizofrenia e dal disturbo dell’umore può essere difficile. I sintomi del disturbo dell’umore nel disturbo schizoaffettivo durano più a lungo rispetto a quelli della schizofrenia. Il disturbo schizoaffettivo può essere distinto da un disturbo dell’umore dal fatto che i deliri o le allucinazioni devono presentarsi nelle persone con disturbo schizoaffettivo per almeno due settimane in assenza di evidenti sintomi che riguardano l’umore. Una diagnosi di schizofrenia o di disturbo dell’umore può anche modificarsi in seguito in diagnosi di disturbo schizoaffettivo, o viceversa.Il più efficace trattamento per il disturbo schizoaffettivo è una combinazione di trattamento farmacologico e interventi psico-sociali. I farmaci utilizzati comprendonogli antipsicotici associati ad antidepressivi e/o a stabilizzatori dell’umore.I più recenti antipsicotici atipici come clozapina, risperidone, olanzapina, quetiapina, ziprasidone, e aripiprazolo (quest’ultimo non ancora in commercio in Italia) sono più sicuri rispetto agli antipsicotici tradizionali come aloperidolo e flufenazina per ciò che riguarda il rischio di sviluppare il morbo di parkinson e la dischinesia tardiva. I farmaci di più recente introduzione possono anche avere effetti migliori sui sintomi riguardanti l’umore. Tuttavia, questi farmaci hanno qualche effetto collaterale, specialmente se assunti in un dosaggio alto. Tra gli effetti collaterali si può includere eccessiva sonnolenza, aumento di peso, e a volte il diabete. Farmaci antipsicotici differenti hanno anche differenti effetti collaterali. Se la persona che soffre di disturbo schizoaffettivo non risponde bene al primo farmaco antipsicotico o sviluppa effetti collaterali indesiderati, si può avere un risultato migliore passando ad un altro farmaco . Lo stesso principio si applica all’uso degli antidepressivi e degli stabilizzatori dell’umore (per informazioni dettagliate guardare la sezione sui disturbi dell’umore).Per quel che riguarda l’approccio psicosociale, sono disponibili molte meno informazioni suldisturbo schizoaffettivo rispetto a quelle sulla schizofrenia o sulla depressione. Comunque, l’evidenza disponibile suggerisce che la terapia cognitivo-comportamentale, una breve psicoterapia, e riabilitazione delle capacità sociali è probabile che abbiano effetti benefici.La maggior parte delle persone con disturbo schizoaffettivo, richiede un lungo periodo di terapia con una combinazione di farmaci e interventi psicosociali per evitare ricadute, e mantenere un livello soddisfacente delle funzioni e qualità della propria vita.
Tratto da “ Progetto Itaca “
Dic
15
Bambina obesa
di Maïté
BAMBINA OBESA
Aveva cent'anni, mangiava per non vedere
parlava allo specchio ma non si stava a guardare.
Aveva cent'anni, la disperazione nel cuore
e sempre allo specchio confidava il bisogno d'amore.
Ma quella bambina che si vedeva riflessa
aveva cent'anni solo nel cuore.
Si sentiva vecchia, lo sguardo spento
la tristezza le velava il viso,
se incontrava lo specchio, accennava un sorriso.
Si amava da sola, con cibo e illusioni
sperava in un futuro migliore ma era priva di sogni.
Fasciata di "ciccia", non avvertiva la carezza
che tentava di andare al suo cuore.
perchè l'adipe allontanava da lei l'amore.
Non aveva conferme, non certezze,
aveva solo un estremo bisogno di carezze.
Oggi è una donna, non ha più cent'anni
il cuore leggero, con meno affanni
e, tutto l'amore che andava cercando,
era dentro di lei, dentro ognuno di noi.
Poi un giorno qualcuno le ha fatto capire
che la bellezza stava nel suo cuore
e, come per magia, ha conosciuto l'amore.
di MARIELLA ROCCA
Quando ho letto questa poesia ho provato una grande emozione perchè mi sono riconosciuta, ed è stato altrettanto piacevole conoscere la sua autrice. Grazie Mariella!
Nov
23
Testimonianza gruppo AMA
di Maïté

Io mi chiamo Rita, ho 43 anni e vivo ad Ameglia in provincia di La Spezia.
Mi sono ammalata quando avevo appena 25 anni e da allora sono iniziate le tribolazioni ed i patimenti, anche se per due anni ho lavorato in uno stabilimento tipografico ed in quel periodo sono stata un pò meglio.
Purtroppo mi sento emarginata, ma non solo per quello che ho: anche perchè la società ha un atteggiamento di esclusione e di razzismo nei confronti delle persone che vivono come me. A me piacerebbe infinitamente esssere come quei milioni di persone che si alzano la mattina, bevono un caffè, vanno a lavorare e quando ritornano a casa hanno dei figli da accudire. Ma oltre a mancarmi questo, sono ridotta così male che non riesco a portare avanti i lavori da casalinga e mi viene ad aiutare una ragazza che pulisce l'appartamento di sopra dove vive mia suocera, e mi da un grosso aiuto perchè non ce la farei da sola.
Il venerdi c'è il gruppo di auto-aiuto e anche se per me ci sono dei problemi ci vado volentieri ugualmente perchè lì mi sento diversa, non più emarginata, ma una persona che condivide i suoi problemi con altre persone che pure loro hanno dei problemi, anche se molto meno gravi. Io sono addiritura rimasta un anno intero in una struttura psichiatrica e non auguro neanche ad un cane di soffrire come ho sofferto io negli ospedali psichiatrici.
Quindi ritornando a parlare del gruppo di auto-aiuto, tante volte mi hanno incoraggiata a portare avanti quest'esistenza per molti versi tanto infelice.
Spero che quello che c'è adesso nel gruppo si consolidi sempre di più e che ci sentiamo sempre uniti col passare del tempo.
RITA
Ott
26
Anoressia maschile
di butterfly

Ma cosa succede negli uomini? Da tempo si sa che questo tipo di malattia interessa anche i maschi. Già nel 1689 Richard Morton descrisse alcuni casi di anoressia nervosa; due secoli dopo, diversi autori osservarono che questo disturbo può presentarsi anche nel sesso forte. Tuttavia, tale consapevolezza si sta affermando solo negli ultimi anni.
La diagnosi di anoressia nervosa nei maschi è ancora problematica: i medici, spesso, non si aspettano di trovarsi di fronte un uomo anoressico e associano i sintomi del paziente ad altre patologie. Inoltre, i criteri diagnostici dell’anoressia sono stati finora incentrati sulla donna; basti pensare che uno dei più importanti sintomi della malattia è considerata l’alterazione del ciclo mestruale. Molti casi di anoressia maschile, quindi, non sono riconosciuti come tali; l’incidenza di questa malattia, pertanto, è ancora molto sottostimata. Tuttavia solo negli Stati Uniti si calcola che, su 9 milioni di persone che soffrono di disturbi alimentari, circa 1 milione siano di sesso maschile.
Più specificamente, il 5-10 % dei pazienti che soffrono di Anoressia Nervosa sarebbero maschi, come pure maschi sarebbero il 10-15% dei pazienti affetti da Bulimia Nervosa.
I casi maschili sono spesso sottovalutati e/o diagnosticati in ritardo . Questo anche perché un maschio che a tavola si abbuffa è accettato socialmente (a differenza di quanto accade per le femmine) e quindi all'inizio non si considera il suo un possibile problema.
Tutto questo fa si che in media quando un maschio che soffre di disturbi alimentari arriva in terapia siano trascorsi circa 7 anni dall'esordio del problema, mentre per le donne il tempo medio di latenza è soltanto di circa 4 anni.
Nonostante ciò i disturbi alimentari nei maschi sono una realtà epidemiologica in aumento.
Pare che l'età di esordio dei disturbi alimentari maschili sia da collocarsi intorno all'adolescenza nel momento in cui gli individui si pongono di fronte al problema di come strutturare la propria identità di adulti.
L’immagine del corpo è un importante predittore dei DCA nei maschi. Wertheim et al trovarono che il desiderio di essere magri è un importante predittore dei comportamenti di perdita del peso ancor più delle variabili psicologiche e di quelle familiari sia negli uomini che nelle donne adolescenti.
Kearney-Cooke trovarono che la maggior parte degli uomini con DCA riferiscono reazione negative nei confronti dei loro coetanei. Essi sostengono di avere avuto meno possibilità di entrare nella squadra sportiva e riferiscono di essere stati spesso presi in giro per il loro corpo nel periodo in cui essi provavano vergogna della loro fisicità.
Ginnasti, atleti, body builders, ballerini, nuotatori sono alcuni delle professioni più vulnerabili ai DCA, poiché il loro lavoro necessita di forti restrizioni.
Yates confrontò un gruppo di maratoneti con un gruppo di maschi anoressici e trovò similitudini socioculturali e caratteristiche di personalità simili. I maratoneti mostravano una bizzarra preoccupazione per il cibo e anche quando essi raggiungevano una massa corporea del 95% con solo 5% di grasso nel corpo, continuavano ad essere insoddisfatti.
E’ importante tuttavia considerare che il dimagrimento funzionale di certi atleti è differente dai soggetti che soffrono di DCA poiché non vi è presenza di psicopatologia.
Un altro importante fattore da considerare, è l’influenza dei mass-media sull’immagine del corpo, che viene continuamente trasmessa a uomini e donne di tutte le età.
L’immagine mediatica del maschio ideale non è incentrata sulla magrezza come succede nelle donne; ma punta soprattutto sulla forma fisica e ai muscoli a tutti i costi. Non sorprende, quindi, che la principale causa di perdita di peso nei maschi anoressici sia l’eccesso di esercizio fisico.
Nemeroff, e al. suggerisce che gli uomini possono ricevere dai media messaggi che riguardano la dieta e gli ideali di mascolinità e informazioni riguardanti la chirurgia plastica. DiDomenico e Andersen trovarono che i giornali indirizzati principalmente alle donne includevano articoli e avvertimenti su come aiutare a perdere peso ( per es. diete, conteggio delle calorie) mentre quelli indirizzati agli uomini davano molto minor spazio ai problemi delle diete mentre davano maggior spazio a consigli sulle tecniche di allenamento e di sviluppo della massa muscolare ( per es. fitness, body building e tonificazione dei muscoli)
L’eziologia dell’anoressia maschile è poco chiara ma Crisp and Burns ipotizzarono che essa sia correlata a problemi nell’identità di genere in una personalità premorbosa per cui il maschio desidera essere più grande e più forte rispetto alle donne che preferiscono essere minute.
Herzog trovò che i pazienti anoressici maschi sperimentano isolamento sessuale, inattività sessuale e conflitti omosessuali. Egli ipotizza che le pressioni culturali e l’omosessualità maschile possono essere fattori di rischio per sviluppare DCA.
L’omosessualità sembra essere fattore determinante: quasi il 50% dei soggetti anoressici dichiara, infatti, di essere incerto circa la propria identità sessuale.
È inquietante notare che molti di questi pazienti affermano di sentirsi meglio una volta che il digiuno prolungato li ha debilitati a tal punto da annullarne le pulsioni sessuali: la malattia, quindi, diventa un modo per risolvere dolorosi conflitti interiori legati alla sessualità.
Gli uomini anoressici mostrano un considerevole grado di ansietà che riguardano le attività sessuali.
Fichter and Daser confrontarono maschi e femmine che soffrivano di anoressia e trovarono che i maschi mostravano più ansia sessuale delle femmine. Gli autori notarono che l’80% dei maschi nel loro studio erano cresciuti in famiglie che consideravano il sesso come un tabù.
Gli uomini con DCA sono profondamente differenti dalle donne con DCA in termini di esperienze sessuali in uno studio condotto da Herzog et al . Negli uomini con DCA era significativamente meno probabili relazioni sessuali morbose rispetto alle donne.
I maschi bulimici, tuttavia, appaiono più attivi sessualmente dei maschi anoressici.
Quando un maschio contrae una Anoressia o una Bulimia, i fattori predisponenti e scatenanti di tipo familiare e psicologico sono simili a quelli dei disturbi alimentari femminili.
Anche in questo caso sono presenti sentimenti di bassa autostima, scarsa consapevolezza agli stimoli corporei, ansia di accettazione sociale, disturbi dell'umore, incapacità ad affrontare le emozioni ed i problemi personali, problematiche nei rapporti familiari.
Molti anoressici presentano tratti ossessivi e di perfezionismo e Vandereycken and Van den Broucke notarono un’alta incidenza di tratti schizoidi ( 30%) ossessivi ( 29%), passivi/dipendenti (15%) e antisociali (18%). Un confronto con le donne anoressiche mostra un’alta percentuale di immaturità ( 30% contro 4%) tratti isterici/istrionici ( 25% contro 4%) e tratti antisociali ( 18% contro 1%) ma un uguale numero di tratti schizoidi ( 28%)
Il tipico uomo anoressico è un soggetto depresso, ipersensibile, con forti sensi di colpa e scarsa autostima. L’ambiente familiare nel quale egli cresce ha un ruolo centrale nello sviluppo della malattia. Un padre poco presente e una madre dominante e iperprotettiva sono quasi una costante nella vita degli anoressici. La figura paterna, in particolare, è spesso caratterizzata da atteggiamenti culturali di mascolinità molto stereotipata (per esempio l’eccessiva indulgenza sul consumo di alcolici).
Kearney-Cooke trovarono che gli uomini con DCA tendono ad essere introversi e chiusi sia con la madre che con il padre. Questi autori conclusero che “nella loro cultura valori quali l’aggressione fisica, la competizione, l’essere atletici e l’indipendenza sono considerati desiderabili nei ragazzi, mentre la dipendenza, la passività, l’inibizione dell’aggressione fisica, l’essere minuti sono più appropriate per le ragazze. I ragazzi che successivamente svilupperanno i DCA non risultano essere conformi alle aspettative per la mascolinità, essi sono più dipendenti, passivi, e non atletici, tratti che possono portare a sentimenti di isolamento e disprezzo per il corpo.”
Hall analizzando la storia familiare di un gruppo di 9 pazienti anoressici, notò che questa attenzione spasmodica verso il corpo era causata dall’essere stati sovrappeso o obesi, ed essere stati per questo derisi( 2 su 9) identificarsi con un membro della famiglia magro ( 2 su 9) avere curato l’acne attraverso una dieta ferrea ( 2 su 9) e avere paura di morire di cancro ( 1 su 9)
Le persone a rischio possono condurre anche una esistenza normale, senza sviluppare disturbi. Ma, in presenza di un evento scatenante, possono sviluppare un Disturbo del Comportamento Alimentare. I fattori che scatenano i DCA rientrano spesso nelle normali crisi del ciclo di vita che ogni individuo deve affrontare, ma che, per le persone a rischio, possono essere affrontate solo con grande difficoltà e sovente con lo sviluppo di sintomi.
Tra i fattori scatenanti troviamo: fallimenti relazionali, cambiamenti del ruolo sociale e lavorativo, perdite affettive, malattie personali o di un familiare, etc.
Il trattamento dell’anoressia maschile, così come in quella femminile, deve procedere per obiettivi intermedi, in relazione alla fase sintomatologica e al grado di insight.
Ziesat and Ferguson utilizzano un approccio multidisciplinare che include la terapia cognitiva e la psicoterapia dinamica. Un'altra forma di psicoterapia che ha dato ottimi risultati con questi tipi di pazienti è stata quella familiare.
Per quanto riguarda la prognosi può essere negativa per: comportamenti violenti durante l’infanzia, assenza nell’adolescenza di fantasie e comportamento sessuale, lunga durata della malattia e forte perdita di perso durante la malattia.
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