Scritto ieri:
L'unica capace di giudicare è la parte in causa, ma essa, come tale, non può giudicare. Perciò nel mondo non esiste una vera possibilità di giudizio, ma solo il suo riflesso.
Franz Kafka
Ott
26
Disordini d'ansia
di butterfly

( Xagena - Psichiatria ) - Ricercatori della Virginia Commonwealth University hanno condotto uno studio il cui obiettivo è stato quello spiegare la comorbidità del disturbo d’ansia, esaminando la struttura dei sottostanti fattori di rischio genetici ed ambientali.
Le diagnosi per 6 disturbi d’ansia ( disturbo d’ansia generalizzato, disturbo da panico, agorafobia, fobia sociale, fobia per gli animali e fobia di tipo situazionale ) sono state ottenute durante interviste personali da un registro di gemelli basato sulla popolazione.
Hanno preso parte allo studio più di 5.000 membri di coppie di gemelli maschio-maschio e femmina-femmina appartenenti al Virginia Adult Twin Study of Psychiatric and Substance Use Disorders.
Le influenze genetiche sull’ansia sono state spiegate più adeguatamente da 2 ulteriori fattori genetici comuni tra i disturbi.
Il primo ha avuto un peso più significativo nel disturbo d’ansia generalizzato, nel disturbo da panico e nell’agorafobia, mentre il secondo ha avuto maggior peso nelle due fobie, fobia di tipo situazionale e fobia per gli animali.
La fobia sociale era influenzata da entrambi i fattori genetici.
La struttura che sta alla base dei fattori di rischio genetici ed ambientali per i disturbi d’ansia è risultata simile tra uomini e donne.
I geni predispongono a 2 gruppi di disturbi suddivisi come ansia da panico, agorafobia, generalizzata, e fobie specifiche.
Le restanti associazioni tra i disturbi sono spiegate da un unico fattore ambientale comune tra i disordini. ( Xagena )
Fonte: Arch Gen Psychiatry
Ott
25
Depressione e epilessia
di butterfly

Disfunzioni cerebrali alla base dell’epilessia potrebbero anche determinare se le persone sono a rischio di suicidio. La notizia è frutto di un complesso studio pubblicato sugli Annals of Neurology in cui si mettono in relazione la depressione, l’epilessia e il rischio di suicidio. Lo studio è stato condotto da Dale Hesdorffer del Gertrude Sergievsky Center alla Columbia University. Da tempo sembra che ci sia un legame tra rischio di depressione, epilessia e anche tendenza al suicidio, ma trattandosi di problematiche piuttosto articolate è sempre stato difficile spingersi in ragionamenti di causa-effetto e stabilire basi organiche comuni alle malattie. Per esempio per ragioni non ancora comprese la depressione aumenta il rischio di sviluppare l’epilessia ed è comune tra pazienti epilettici che hanno molte crisi. Inoltre l’epilessia sembra anche legata a maggiore tendenza al suicidio. Eppure per lungo tempo gli psichiatri anno “liquidato” la questione sostenendo che è la compromessa qualità di vita del paziente epilettico che lo rende più incline a disturbi depressivi e anche al suicidio. Ma la questione non sembra risolversi così semplicemente. Quindi gli esperti hanno seguito 324 persone con epilessia e 647 individui di controllo per tentare di capire meglio il complesso legame che si nasconde dietro queste tre problematiche e per far questo innanzitutto si sono chiesti quale aspetto della depressione influisce di più sul rischio di ammalarsi di epilessia. Tra tutti gli aspetti della depressione considerati pensieri suicidi e tentativi di suicidio sembrano quelli che influiscono di più nel legame tra depressione e epilessia, infatti è emerso che pazienti epilettici, ancor prima di avere mai avuto crisi epilettiche, hanno una probabilità quattro volte maggiore di aver tentato il suicidio. Questi dati non sono inficiati da fattori quali alcol, depressione, età e sesso e indicano che la tendenza al suicidio e la depressione non possono semplicemente essere una conseguenza della scarsa qualità di vita del paziente epilettico. Poi i ricercatori hanno passato in esame altri aspetti della depressione (per esempio il tono dell’umore), senza però trovare grossi legami con il rischio di ammalarsi di epilessia. Secondo gli esperti questi risultati indicano meccanismi comuni alla base di comportamento suicida ed epilessia, viceversa depressione e comportamento suicida potrebbero essere correlati a meccanismi diversi. "Sempre più spesso i medici trattano pazienti epilettici chiedendo loro se hanno disturbi depressivi, ma i medici potrebbero mancare di chiedere informazioni circa eventuali tentativi passati di suicidio", ha dichiarato Hesdorffer. "I nostri risultati devono allertare i medici sulla necessità di fare queste domande ed eventualmente seguire il paziente anche per scongiurare eventuali tentativi di suicidio". Gli esperti stanno pianificando di allestire studi per vedere se la comorbidità di questi disturbi è associata a suscettibilità genetica comune e studi per esaminare possibili anomalie comuni dei sistemi di neurotrasmissione. Tutto ciò aiuterà a sciogliere i dubbi su queste complesse malattie e anche a migliorare la capacità di intervento preventivo sull’una o sull’altra. Fonte: Hesdorffer DC et al. Depression and suicide attempt as risk factors for incident unprovoked seizures. Annals of Neurology 2005 (DOI: 10.1002/ana.20685). paola mariano
Ott
03
mi chiamo Agnese
di agnese

Ero una ragazza che abitava in provincia di Varese, mi sentivo normale come tante altre ragazze
Lavoravo, uscivo con gli amici, mi divertivo.
Orfana di padre a 15 anni ; soffrii molto della sua mancanza ,ma la responsabilità di accudire una madre sempre malata e un fratellino di 5 anni da crescere ed educare mi impegnò molto.
A 17 anni conobbi il mio futuro marito , ero in vacanza a San Terenzo ci conoscemmo in spiaggia
A 21 ci sposammo, dovetti lasciare il mio lavoro di “ annodatrice specializzata “ per diventare una moglie devota , e futura madre di 2 figlie; la nostra unione era molto intensa ed ero felice.
Il problema nacque quando il fratello di mio marito; diagnosticato “ schizofrenico ” (una malattia che non conoscevo ), iniziò ad avere sempre più frequenti crisi , e mi spaventava il fatto che facesse del male alle mie bambine.
Nel frattempo trovai lavoro ed entrai , tramite concorso, nel Ministero della difesa M.M ; l’idea di allontanarmi da casa mi dava sollievo ma,continuavo a pensare a casa dove da un momento all’altro
poteva succedere qualcosa di brutto, questo pensiero mi ossessionava e non mi accorgevo che ogni giorno che passava il mio stato fisico e psichico si debilitava.
Un giorno andai a Pisa per una visita medica , arrivai tardi all’appuntamento e non mi visitarono, delusa di non essere stata puntuale tornai verso casa a Spezia; nella stazione ferroviaria , immersa nei miei pensieri, inconsapevole seguii una luce che mi attraeva e ad un tratto : “ il fischio del treno”! Mi svegliai! Ero sul marciapiede davanti ai binari del treno , mi spaventai e capii che non stavo bene.
Andai dal medico di famiglia che mi consigliò di andare da uno psicologo, cosi cominciò la mia lunga e tortuosa strada della cura sulla salute mentale ; mi diagnosticarono “ sindrome depressiva “.
Ora mi sento meglio faccio parte dall’inizio del 2004 di un gruppo di auto aiuto sostenuto dal servizio di salute mentale di via Sarzana , a mio parere molto positivo,
nutro la speranza confidando in ciò di ricominciare.
Set
11
aiuto
di pedroo
salve vorrei parlarvi e chiedervi aiuto in merito ad cosa chemi e capitata pochi giorni e che mi fa stare malissimo e iniziato 3 giorni fa ,sono andato con amici in campeggio un week and ,la sera si usciva come o normalmente si fa quando si è in vacanza ,una sera in particolare siamo andati in un locale dove davano musica un po strana chea me nn piaceva molto per per le luci molto forti , insomma non mi e piaciuta cmq siamo tornati a casa il mattino ed io mi sono sveglaito presto , perche in tenda ero molto scomodo , e li e successa la cosa strana ero sveglio ma e come se ancora dormissi sono incominciati a venirmi in mente pensieri senza senso parole o frasi sentite magari giorni prima senza alcun senso logico , e come se la mia mente fosse in un stato di inerzia e non riuscivo a fermarli non riuscvo e ad pensieri logici , li per li ci ho fatto caso, pero la cosa continuava ad andare avanti ed allora ha incominciato l'ansia ho cominciato a chidermi come mai, mi capitava questo e cosa mi stava accadendo poi la cosa doco alcune ore si praticamente risolta pero rimane l'ansia la paura di cosa sia sucesso del fatto che magari starò impazzendo isomma avrei bisogno di un chiarimento su cosa sia sucesso" se esiste una spiegazione" e se e grave,anche se spero con tutte le le mie forze di no, aspetto una vostra risposta con impazeinza ringraziandovi del tempo che mi concederete
Set
06
Le Fobie
di butterfly

Si parla in generale di fobie quando si ha un timore sproporzionato rispetto alle circostanze e in assenza di un reale pericolo. Il soggetto ne è consapevole e tuttavia non riesce a reagire, quasi fosse paralizzato.
Sebbene la paura non sia di per sé un’emozione negativa, può divenirlo quando si estremizza, trasformandosi in fobia.
La paura è una vero e proprio meccanismo di difesa. Fin da piccoli ci preserva da situazioni potenzialmente pericolose, ponendoci in uno stato di allerta e spingendoci ad affrontarle con le cautela. Inoltre, la paura può essere utilizzata come spinta all’azione, come tensione positiva verso il risultato.
La paura di fallire, ad esempio, può spingerci ad impegnarci per portare a termine nel migliore dei modi un incarico assegnatoci.
Ma quando la paura si estremizza fino a trasformarsi in fobia paralizza, limita e a volte annulla, privandoci della capacità di prendere decisioni e mettendoci in balia della sorte, degli eventi e soprattutto delle decisioni altrui.
La fobia conduce all’autosabotaggio: si evita una determinata circostanza, un amore, un viaggio, una discussione, per evitare di provare l’emozione ad essa collegata.
Evitare le situazioni scatenanti limita certamente il verificarsi delle crisi d’ansia e spesso le annulla, ma è una soluzione peggiore del male, poiché come risultato ci costringiamo a vivere con mille limitazioni, come se fossimo in gabbia.
L’atteggiamento tipico del fobico è la fuga, non solo dalle circostanze, ma anche dalle emozioni. Egli rinuncia quindi a vivere una vita ricca di esperienze ed emozioni, siano esse negative o positive.
Il modo più semplice per superare questa forma estrema di paura è affrontarla. Nel momento in cui lo facciamo, la priviamo del potere che noi stessi le abbiamo conferito.
Il primo passo per affrontare la fobia consiste nell’accettarla e riconoscere che essa è soltanto uno stato mentale, una creazione della nostra mente.
Quindi si tratta allora di capire se la situazione che suscita quell’emozione è veramente così drammatica e spaventosa come sembra o se è stata ingigantita dalla nostra immaginazione. La paura annebbia la nostra razionalità e cercare di riflettere con un pò di saggezza aiuta a riprendere il controllo e a spingerci ulteriormente ad agire.
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