Scritto ieri:
L'unica capace di giudicare è la parte in causa, ma essa, come tale, non può giudicare. Perciò nel mondo non esiste una vera possibilità di giudizio, ma solo il suo riflesso.
Franz Kafka
Ago
30
Senso e Confine(3Parte)
di butterfly
Ogni persona che soffre di un disagio psicologico sta cercando qualcosa, si sta cercando; e quando il disagio diventa troppo forte da sostenere, allora si cerca spasmodicamente qualcuno che ci possa evitare questo confronto evidentemente doloroso, qualcuno che ci dica cosa è giusto e cos'è sbagliato, come dobbiamo comportarci, quali sono i nostri sentimenti e qual è la realtà che stiamo vivendo; cerchiamo qualcuno che decida per noi, che ci dica chi siamo, in altre parole. Si tratta di un desiderio forte, tanto che è proprio in questo momento di estrema confusione che spesso le persone fanno richiesta di una terapia: hanno bisogno di essere aiutate e desiderano essere prese per mano e guidate, come fossero tornati bambini. Ma, come ho detto sopra, si tratta di un desiderio "di copertura", poiché il bisogno profondo non è quello di essere confinati da una recinzione, bensì quello di cercare un senso dentro se stessi, di trovare o ri-trovare la propria realtà e di stabilire cosa sia giusto o sbagliato PER NOI STESSI .... perché quello che è bene o male per gli altri in realtà, il più delle volte, lo si sa fin troppo bene, tanto che per aderire a questo modello "esterno", finiamo col soffocare quello che giunge dall'interno e a volte anche riusciamo a non sentirne più nemmeno i richiami, almeno per un po'. Il desiderio profondo, in realtà, ha a che fare con un tentativo di espansione e di ri-centramento della persona, di allargamento di confini, non di chiusura; il processo di crescita (o di individuazione, come lo ha definito Jung) procede in questo senso, verso l'ampliamento e l'integrazione, piuttosto che verso la riduzione e l'esclusione, almeno da una certa età in poi. Si tratta di una ricerca di senso, di dare un senso alla propria esistenza, piuttosto che di ricerca di definizioni preconfezionate su noi stessi o sulla vita. Si tratta anche di un momento di confronto con le proprie responsabilità e con quegli aspetti di se stessi che non vogliono crescere, e che desiderano ritornare ad un momento della vita, quando si era piccoli, durante il quale si viveva protetti da confini solidi e rassicuranti (mamma e papà) che vivevano e pensavano per noi. Sì, perché quando si è piccoli si ha bisogno di confini stretti, di calde barriere protettive, che ci aiutino a trovare il nostro modo di essere attraverso il confronto, e fungano da specchi che ci rimandano un'immagine di noi stessi. Per formarsi un'immagine di sé il bambino ha bisogno di sentirsi ben stretto all'interno di un contenitore, che man mano però si allarga e comprende sempre più ampie fette di mondo. All'inizio è un utero, dunque un morbido contenitore all'interno del corpo protettivo di mamma, e in questa fase della vita del bambino praticamente non esiste una separazione tra lui e il mondo: il bambino e la madre sono la stessa cosa. Poi, piano piano, il bambino impara a differenziarsi, stabilendo una prima separazione tra se e mondo (la madre) e dunque continuando a confrontare i propri vissuti interni con le risposte esterne, costruendo in questo modo un'immagine di se e un senso di identità necessari per vivere. Finche, più o meno durante la famigerata adolescenza, quando cioè ci si confronta con nuove e pressanti domande sulla propria identità, così come sul senso della vita, allora spesso ci si accorge di non accontentarsi più dei confini entro i quali si è vissuto fino ad ora, si ha bisogno di capire quanto siano di mamma e papà (nonni, zii, amici, persone, società...) e quanto siano realmente PROPRI, cercando di prestare attenzione quindi alla propria voce più profonda e ai sentimenti più intimi. Per questo motivo spesso l'adolescenza è caratterizzata da aggressività, ribellione, provocazione e opposizione: ci si scaglia contro i confini della propria infanzia in un certo senso, un po' per sondare quanto siano robusti, un po' per vedere quanto siano elastici, comunque li si mettono in discussione. Come dire che per trovare i propri confini c'è bisogno di abbattere quelli preesistenti, a prescindere dal fatto che poi i nuovi confini siano così diversi da quelli precedenti: a volte sono del tutto simili, ma se sono stati stabiliti da noi stessi, attraverso un confronto o una battaglia, allora solo in quel momento li sentiamo veramente nostri. Così si cresce, ed il confronto con noi stessi cresce con noi, e i nostri confini dovrebbero fare altrettanto. ...Certamente, a volte si tratta di battaglie particolarmente dolorose, ma vitali.
Ago
30
Senso e confini(2Parte)
di butterfly

Ecco perché da parte del terapeuta dare una definizione al paziente su base sintomatologia significa colludere con quella parte della persona che tenta di ostacolare il processo di crescita, fornire ancora armi alle "forze conservatrici" offrendo loro su di un piatto d'argento l'alibi ai propri comportamenti repressivi ed improduttivi: "...sono depresso, I 'ha detto anche il dottore, ecco, mi pareva ... e nessuno voleva credermi! Ora lo posso gridare al mondo, SONO DEPRESSO, sono MALATO, non so bene come me la sono presa questa malattia, dicono che non sia contagiosa, non si tratta di un virus ... sarà tipo il cancro ... ad un certo punto ti viene, chissà perché, dicono ci sia una componente genetica ... ora che ci penso forse anche mio nonno era depresso, magari non lo sapeva, ma secondo me lo era ... Da un certo punto di vista ora che lo so mi sento meglio, almeno so cos' ho e so che non dipende da me... Speriamo che prima o poi mi passi, ... i farmaci dicono che dovrebbero migliorare la situazione."
Scambiando la parte per il tutto il terapeuta confina la globalità della persona all'interno di una gabbia che proprio nel momento di squilibrio risulta essere assolutamente funzionale alla cronicizzazione della malattia, ovvero al tentativo "malato" di trovare un appiglio immediato che permetta di non dover più cercare, di poter finalmente rinunciare, limitando sempre più il perimetro dei propri confini (più i confini sono stretti, più è possibile tenerli sotto controllo …questo è assai funzionale se si vive in un mondo dove ci si aspetta da un momento all'altro un attacco da parte dei "nemici"). La persona ora può uscire dalla confusione attraverso il saldo aggancio della definizione pars pro toto, sentendosi non più tanto una persona con problemi per esempio depressivi, ma un depresso tout court, escludendo tutto ciò che di se stesso non rientra all'interno della cornice fornita dalla definizione. E così invece di chiedersi quali siano le parti che rifiuta di se stesso e che pure premono dall'interno per emergere, finisce col credere che quelle parti non gli appartengano affatto, perché non vengono riconosciute come interne ai propri confini, ma poste all'esterno; così facendo questi stessi aspetti rifiutati si trasformano in NEMICI ESTERNI dai quali bisogna difendersi. Invece di "includere", portare a coscienza cioè, "escludiamo" da noi stessi tutto ciò che crea conflitto e procura sofferenza e paura, finendo con l'attribuire tutto questo al mondo esterno che, conseguentemente, diviene sempre più lontano, distante, diverso da noi e quindi anche sempre più minaccioso: in termini psicanalitici questo meccanismo di difesa si chiama "proiezione" . Il risultato di tutto ciò? Negando ai propri occhi e a quelli del paziente l'esistenza di "altro" all'interno della persona, scambiando la parte per il tutto, si rischia seriamente di cronicizzare la malattia in atto facilitando nel paziente la chiusura di porte che si erano appena socchiuse, piuttosto che una loro apertura; si aiuta la persona sofferente ad identificarsi con una facile definizione che gli viene data di se piuttosto che cercare all'interno di se e confrontarsi con la propria, vera, realtà; insomma, il senso del disturbo psicologico viene meno e con esso il senso del proprio percorso individuale.
Ago
30
Senso e Confine(1Parte)
di butterfly

" Dottoressa, sono affetto da DOC [leggi: Disturbo Ossessivo Compulsivo] da qualche anno, mi rivolgo a lei perché me l'ha consigliato il medico. Pensa sia possibile guarire? Quanto tempo ci vuole? Questa malattia mi rende la vita impossibile...."
"Gentili esperti, vorrei sapere da voi se è possibile guarire da depressione ciclotimica, e personalità istero-dissociativa con ossessioni. Alcuni dicono che non è possibile, che al massimo si possono ottenere miglioramenti leggeri. E' così?" ... "Dottoressa, sono un depresso endogeno, crede che se facessi una psicoterapia potrei trarne qualche beneficio? O i farmaci sono sufficienti e tutto il resto è inutile?"
Molto spesso, troppo direi, le persone si presentano nei nostri studi formulando questo tipo di richieste, o pongono questo tipo di domande attraverso la posta elettronica. Evidentemente la cultura psicologica non è riuscita ancora a diffondersi tra le persone; evidentemente, anche, non tutti i professionisti che lavorano nell'ambito della salute hanno piacere che questo avvenga. Perché è vero che la medicina allopatica si basa sul principio sintomatologico e di conseguenza analizza e cura una parte del corpo, quella malata, isolandola dal resto, perché questi sono i principi su cui si basa ... ma la psicologia non dovrebbe essere proprio la stessa cosa, il mondo della psiche non può essere circoscritto, non ha luogo, è un insieme fatto di mente, con le sue parti coscienti ed inconsce, di corpo e anche dell'ambiente che ci circonda, all'interno dei quali si muovono pensieri, emozioni, sentimenti, sensazioni, energie, sostanze chimiche, e probabilmente altro ancora. Chi lavora in quest'ambito, con l'intento di dare una mano alle persone che fanno richiesta di aiuto, non può non tener conto di questo aspetto e ridurre la persona ad una sua parte considerata "malata", e tanto meno incorrere nell'errore ancor più grossolano di identificare l'intera persona con quella parte e, orrore degli orrori, riferire e restituire al paziente questa sua valutazione definendolo.
Una persona che soffre di un qualche disturbo psicologico (o psicosomatico) si trova in un momento di confusione, di mancanza di punti di riferimento, proprio perché qualcosa all'interno si sta movendo, mettendo in crisi tutto l'assetto precedente; il disturbo segnala un cambiamento (o tentativo di) in atto, o anche il tentativo da parte della persona di soffocare tutto questo, perché il cambiamento sconquassa, fa paura, e l'organismo ama la quiete tendenzialmente, motivo per cui tenta di riuscire a mantenere quanto più gli è possibile l'assetto noto, quello sperimentato e ormai accettato di se stessi e del proprio modo di viversi e di vivere; insomma, il disturbo psicologico segnala una battaglia in corso, un conflitto in atto, tra forze che emergono (sentimenti, emozioni, pensieri, desideri ecc.) e forze che tendono a mantenere l'ordine prestabilito attraverso la soppressione (soffocamento, negazione) del nuovo. Naturalmente ci sono persone che non si accorgono nemmeno di questi cambiamenti interni, li vivono con serenità, portando avanti senza eccessivi conflitti il proprio processo di crescita: queste non sono persone che soffrono di disturbi psicologici, hanno i confini elastici e possono permettersi di non opporre estenuanti resistenze al cambiamento. Viceversa, più una sintomatologia è grave più la persona che la vive ha l'abitudine di opporre una forte resistenza al nuovo e alla propria crescita, diciamo che ha armato l'esercito delle "forze conservatrici" con armi sofisticatissime e affinate via via negli anni, per cui quello che sarebbe un normale processo di crescita - che sempre procede per crisi e riassestamenti -diviene un conflitto estenuante ed eterno. Per quanto sofisticati possano essere gli strumenti che una persona elabora per mettere a tacere parti di se stesso, per quanto venga aumentata la rigidità degli scudi per parare i colpi di ciò che dentro zampilla, per quanto insomma il "sistema persona" tenti di rinchiudersi all'interno di spazi protetti e sempre più ristretti (rigidità dei propri confini), ad un certo punto il sistema salta e si manifesta il disagio in tutta la sua potenza, o attraverso un'emergenza di tipo psicologico, o attraverso un sintomo corporeo che diventa il bersaglio del conflitto o del blocco in atto. Sebbene dunque l'organismo ami tendenzialmente la quiete, i processi di sviluppo interno e di crescita hanno naturalmente una potenza superiore, proprio perché fanno parte del processo evolutivo della nostra specie; e per processo evolutivo, a livello psichico, si intende l'aumento della coscienza di se.
Ago
23
Disturbo ossessivo
di butterfly

A differenza di altri disturbi psicologici, sostanzialmente omogenei, nella pratica clinica si possono distinguere con relativa chiarezza sette tipologie di disturbo ossessivo-compulsivo, talvolta presenti in concomitanza. - Disturbi da contaminazione - Si tratta di ossessioni e compulsioni connesse a improbabili (o irrealistici) contagi o contaminazioni. Sostanze "contaminanti" diventano spesso non solo lo sporco oggettivo, ma anche urine, feci, sangue e siringhe, carne cruda, persone malate, genitali, sudore, e persino saponi, solventi e detersivi, contenenti sostanze chimiche potenzialmente "dannose". Se la persona entra in contatto con uno degli agenti "contaminanti", mette in atto una serie di rituali di lavaggio, pulizia, sterilizzazione o disinfezione volti a neutralizzare l'azione dei germi e a tranquillizzarsi rispetto alla possibilità di contagio o a liberarsi dalla sensazione di disgusto.
- Disturbi da controllo - Si tratta di ossessioni e compulsioni implicanti controlli protratti e ripetuti senza necessità, volti a riparare o prevenire gravi disgrazie o incidenti. Le persone che ne soffrono tendono a controllare e ricontrollare sia per tranquillizzarsi riguardo al dubbio ossessivo di aver fatto qualcosa di male e non ricordarlo, sia a scopo preventivo, per essere sicuri di aver fatto il possibile per prevenire qualunque possibile catastrofe. Controllano così di aver chiuso le porte e le finestre di casa, le portiere della macchina, il rubinetto del gas e dell'acqua, la saracinesca del garage o l'armadietto dei medicinali; di aver spento fornelli elettrici o altri elettrodomestici, le luci in ogni stanza di casa o i fari della macchina; di non aver perso cose personali lasciandole cadere; di non aver investito involontariamente qualcuno con la macchina
- Ossessioni pure - Si tratta di pensieri o, più spesso, immagini relative a scene in cui la persona attua comportamenti indesiderati e inaccettabili, privi di senso, pericolosi o socialmente sconvenienti (aggredire qualcuno, avere rapporti omosessuali o pedofilici, tradire il partner, bestemmiare, compiere azioni blasfeme, offendere persone care, ecc.). Queste persone non hanno né rituali mentali né compulsioni, ma soltanto pensieri ossessivi.
- Superstizione eccessiva - Si tratta di un pensiero superstizioso portato all'eccesso. Chi ne soffre ritiene che il fatto di fare o non fare determinate cose, di pronunciare o non pronunciare alcune parole, di vedere o non vedere certe cose (es. carri funebri, cimiteri, manifesti mortuari), certi numeri o certi colori, di contare o non contare un numero preciso di volte degli oggetti, di ripetere o non ripetere particolari azioni il "giusto" numero di volte, sia determinante per l'esito degli eventi. Tale effetto può essere scongiurato soltanto ripetendo l'atto (es. cancellando e riscrivendo la stessa parola, pensando a cose positive) o facendo qualche altro rituale "anti-iella".
- Ordine e simmetria - Chi ne soffre non tollera assolutamente che gli oggetti siano posti in modo anche minimamente disordinato o asimmetrico, perché ciò gli procura una sgradevole sensazione di mancanza di armonia e di logicità. Libri, fogli, penne, asciugamani, videocassette, cd, abiti nell'armadio, piatti, pentole, tazzine, devono risultare perfettamente allineati, simmetrici e ordinati secondo una sequenza logica (es. dimensione, colore, ecc.). Quando ciò non avviene queste persone passano ore del loro tempo a riordinare ed allineare questi oggetti, fino a sentirsi completamente tranquilli e soddisfatti.
- Accumulo/accaparramento - E' un tipo di ossessione piuttosto rara che caratterizza coloro che tendono a conservare ed accumulare oggetti insignificanti e inservibili (riviste e giornali vecchi, pacchetti di sigarette vuoti, bottiglie vuote, asciugamani di carta usati, confezioni di alimenti), per la paura di gettare via qualcosa che "un giorno o l'altro potrebbe servire..".
- Compulsioni mentali - Non costituiscono una reale categoria a parte di disturbi ossessivi, perché la natura delle ossessioni può essere una qualunque delle precedenti. Coloro che ne soffrono, pur non presentando alcuna compulsione materiale, come nel caso delle ossessioni pure, effettuano precisi cerimoniali mentali (contare, pregare, ripetersi frasi, formule, pensieri positivi o numeri fortunati) per scongiurare la possibilità che si avveri il contenuto del pensiero ossessivo e ridurre di conseguenza l'ansia.
Una forma particolare di ossessione è quella che riguarda la preoccupazione eccessiva e irrazionale di avere una parte del proprio corpo difettosa o deforme (vedi dismorfofobia).
Il disturbo ossessivo-compulsivo colpisce, indistintamente per età e sesso, dal 2 al 3% della popolazione. Può infatti manifestarsi sia negli uomini sia nelle donne, indifferentemente, e può esordire nell'infanzia, nell'adolescenza o nella prima età adulta.
L'età tipica in cui compare più frequentemente è tra i 6 e i 15 anni nei maschi e tra i 20 e i 29 nelle donne. I primi sintomi si manifestano nella maggior parte dei casi prima dei 25 anni (il 15% ha esordio intorno ai 10 anni) e in bassissima percentuale dopo i 40 anni.
Se il disturbo ossessivo-compulsivo non viene curato, generalmente tende a cronicizzare e ad aggravarsi progressivamente.
Ago
23
Attacchi di panico
di butterfly

La caratteristica essenziale del Disturbo di Panico è la presenza di Attacchi di Panico ricorrenti, inaspettati, seguiti da almeno 1 mese di preoccupazione persistente di avere un altro Attacco di Panico.
La persona si preoccupa delle possibili implicazioni o conseguenze degli Attacchi di Panico e cambia il proprio comportamento in conseguenza degli attacchi, principalmente evitando le situazioni in cui teme che essi possano verificarsi.
Il primo Attacco di Panico è generalmente inaspettato, cioè si manifesta "a ciel sereno", per cui il soggetto si spaventa enormemente e, spesso, ricorre al pronto soccorso.
Per la diagnosi sono richiesti almeno due Attacchi di Panico inaspettati, ma la maggior parte degli individui ne hanno molti di più.
La frequenza e la gravità degli Attacchi di Panico varia ampiamente. Ad esempio alcuni individui presentano attacchi moderatamente frequenti (per es., una volta a settimana), che si manifestano regolarmente per mesi. Altri riferiscono brevi serie di attacchi più frequenti (per es., quotidianamente per una settimana) intervallate da settimane o mesi senza attacchi o con attacchi meno frequenti (per es., due ogni mese) per molti anni.
Vi sono anche i cosiddetti attacchi paucisintomatici, molto comuni negli individui con Disturbo di Panico, che sono degli attacchi in cui si manifestano soltanto una parte dei sintomi del panico, senza esplodere in un vero attacco. La maggior parte degli individui con attacchi paucisintomatici, tuttavia, hanno avuto Attacchi di Panico completi in qualche momento nel corso del disturbo.
Gli individui con Disturbo di Panico mostrano caratteristiche preoccupazioni o interpretazioni sulle implicazioni o le conseguenze degli Attacchi di Panico. Alcuni temono che gli attacchi indichino la presenza di una malattia non diagnosticata, pericolosa per la vita (per es., cardiopatia, epilessia). Nonostante i ripetuti esami medici e la rassicurazione possono rimanere impauriti e convinti di avere una malattia pericolosa per la vita. Altri temono che gli Attacchi di Panico indichino che stanno "impazzendo" o perdendo il controllo, o che sono emotivamente deboli. La preoccupazione per il prossimo attacco o per le sue implicazioni sono spesso associate con lo sviluppo di condotte di evitamento che possono determinare una vera e propria Agorafobia, nel qual caso viene diagnosticato il Disturbo di Panico con Agorafobia.
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