Nov
27
Storia di un progetto scippato
di nicola pasa
Ricostruisco a futura memoria la storia di un progetto nelle sue varie fasi, sfido i protagonisti della vicenda a smentire quel che io racconto cercando di fare onore alla verità e alla giustizia (tutto inteso in modo molto fin troppo terreno).
Nel 2006 la mia associazione, Il Mondo di Holden, fece visita a Maria Grazia Bertelloni, capo guida di un'associazione di utenti ed ex utenti psichiatrici, scopo della visita era di conoscere il loro modo di fare auto aiuto, fu così che venimmo a sapere del loro progetto, il facilitatore sociale, prendemmo tutto il materiale che la Bertelloni ci fornì e tornammo a casa con il proposito di fare nella nostra provincia le stesse cose.
Nel 2007 cominciamo il lungo lavoro politico per fare entrare nel contesto politico e sociale spezzino il progetto, fu un anno di riunioni, di incontri, presto molti assessori e dirigenti furono conquistati dall'idea, nell'ambito politico posso ricordare gli assessori ai servizi sociali di La Spezia e di Sarzana, Cinzia Aloisini e Rosanna Pittiglio, mentre in provincia l'assessore alla formazione Garbini.
In ambito asl i primi a credere in questo progetto furono Giuseppe Agrimi, direttore del CSM di Sarzana e Cinzia Valentini del CSM di La Spezia sito in via Sarzana, cercammo alleanze anche con le altre associazioni della salute mentale, su nostra proposta istituimmo un coordinamento delle associazioni che riunivano noi, l'Acchiappasogni di Sarzana, Camminare insieme e l'AFAP. Da subito fu manifesto che l'interesse più vivo per il progetto era solo nella persona di Dino Grillai, presidente dell'acchiappasogni, ricordo che nelle riunioni e negli incontri di quell'anno e nei successivi come la sua presenza fosse costante, e ci desse forza e coraggio nella convinzione di stare dando vita a qualcosa di giusto e di sensato anche socialmente parlando.
Sempre nel 2008 cominciammo a lavorare con l’agenzia di formazione FCL per costruire il corso ed eliminare le ultime barriere politiche che si frapponevano tra il progetto e la sua approvazione nell’ambito dei bandi provinciali. Devo dare atto al presidente Azzarini del grande lavoro svolto presso la provincia affinché il progetto passasse ma devo dare conto anche della nostra costante attenzione, del pressing fatto sui politici perché il progetto fosse accolto e sostenuto.
Il progetto infine è passato, il bando è apparso nel mese di Aprile. A Giugno cominciarono le selezioni. A pochi giorni dalle selezioni la vicepresidente dell’Acchiappasogni dichiarò di non riconoscersi nel progetto perché non ne è stata parte in causa.
Mentre scrivo il corso si è concluso nella fase teorica. Presto partiranno i tirocini formativi. Prima però che in eventuali conferenze stampe venga raccontata un’altra storia pubblico questa cosa scritta in fretta sotto il pungolo della rabbia e dell’amarezza, sfido chiunque a scrivere una cosa così lucida e giusta nei confronti di tutti e della verità in un momento di rabbia furiosa.
Nicola Pasa, 27 Novembre 2009
Nov
10
La conversazione- Esercizio di stile
di nicola pasa

Esercizio di stile
Ovvero come scrivere qualcosa che non vuol dire nulla ma scriverla bene
Mio padre era solito cominciare la conversazione riprendendola dalla fine di un pensiero che egli era andato costruendo dentro di sé e si era modulato in un vivace e asfittico dibattito nella sua mente vizza e antiquata.
Non c’è di che pensare… diceva a volte o ho quest’idea così perché è così e così… oppure per questi motivi deduco che non ne caviamo un ragno dal buco…
La nostra casa non era nient’altro che un interstizio tra due palazzi governativi. Uno era il palazzo dove una volta aveva sede il ministero per cui aveva lavorato mio padre e dove aveva conosciuto mia madre. Era come se una scatola fosse precipitata tra i due alti muri scuri e lisci e levigati e neri come ebano.
Stavamo su tre piani, uno sulla testa dell’altro. Tre scatolette una sopra l’altra.
Mia madre è morta.
Non c’è di che dire della strana e perniciosa tendenza che sviluppò mio padre giusto all’indomani della chiusura del ministero e della sopraggiunta, prematura, morte di sua moglie la madre del suo unico figlio che poi sarei io.
Il rito funereo della conversazione si svolgeva sempre alla stessa ora nello stesso giorno nello stesso punto in quell’interstizio originato da una complessa convergenza di spazio e tempo e opportunità.
L’ufficio per cui e in cui lavorava mio padre, i trascorsi anni della sua giovinezza triste era annidato al settimo piano dell’edificio che sovrasta tutt’ora incolume e derelitto, come un vecchio in perenne digressione dalla morte, prossima all’orizzonte, ma attardata in qualche annoso ufficio, la nostra catapecchia impilata nell’interstizio spaziotemporale tra i due edifici governativi.
a tarda sera cominciai a riflettere sull’importanza del tempo, diceva mio padre rincasando frettolosamente, ansioso di riprendere la conversazione laddove il giorno prima, come il giorno dopo, era stata sospesa
volo di una mosca a mezz’aria intrappolata in una bolla d’aria inazzurrata di cenere, cerchi di bottiglia nell’aere immoto, luce diffusa da piccoli fori esagonali al di sopra della finestra oscurata, vetri opachi di noia e polvere, resti di insetti morti sul davanzale, rumore di pioggia al di là del vetro, la sera incupiva lenta
non che non ci avessi mai riflettuto prima, ma alla nostra età la riflessione acquista un senso più proprio al termine, riflessione leggo dal vocabolario bla bla è un oggetto deviato dalla sua traiettoria originaria da una superficie di qualsivoglia natura
sbadiglio retroattivamente (mentre) sorseggio un liquore a base di zucchero e mele, la sporca luce della sera illumina un polpaccio nudo, calzino a mezz’asta, il livore ha un sapore incerto
superficie è l’esperienza dura sedimentata su cui il pensiero cozza e devia assumendo contorni e forme nuove e inaspettate,
un lento salmodiare, salmone affumicato, salmodiare affumicati dalla puzza di salme putrefatte, curiosi pensieri arzigogoli della mente, la mente mente sempre ergo dice sempre la verità, per cui la menzogna è la verità
io non so dirti esattamente quando è nato in me questo nucleo di pensieri o concetti, già bisognerebbe chiarire una volta per tutte la differenza formale e di sostanza tra un pensiero e un concetto
le continue digressioni perpetuavano eternamente l’eterna marcescente conversazione, dentro di me, angustia a ritmo composto, una lunga processione di crocifissi, rumore di impiccagioni in pubblica piazza sotto le nostre finestre oscurate, è semplice, il concetto è una conseguenza del pensiero, un concetto nasce sempre da un pensiero ma un concetto può dare vita a un pensiero così chi può dire se all’origine di tutto non ci fosse un concetto di quelli semplici semplici, ovvero il pensiero è un concetto in divenire, il concetto è un pensiero divenuto e morto,
vedi io mi ricordo il mio collega carissimo Ducek, soleva trascorrere le migliori ore della giornata in ufficio a temperare le sue matite, attendeva che i raggi del sole illuminassero a strisce la sua scrivania, ad una ad una le matite venivano colpite, allineate come soldati pronti all’imminente battaglia, quando un raggio sottile nella cui traccia danzavano pulviscoli argentati colpiva una matita solo allora il buon Ducek la prendeva e la temperava con estrema puntigliosa cura, il senso del tempo, mi disse, è un modo per dare valore al tempo, per averne piena coscienza, disse,
i giorni in cui il ministero venne sigillato sarà ricordato per l’immensa traboccante folla che si era radunata al margine della strada bagnata, il giorno prima e quello prima ancora era piovuto forte, una pioggia insistente e tenace, fredda, aveva reso tutto più lucido e squallido, le case e la città visti sotto la pioggia hanno un colore livido, una pletora di impiegati, segretarie, uscieri, archivisti, fattorini, cancellieri, praticanti, dirigenti, stagisti, factotum, tecnici e operai addetti alla manutenzione del gigantesco e labirintico edificio, radunati tutti lì sotto, precisi incasellati come le matite di Ducek, seguirono in silenzio, rabbia spenta da troppi anni consumati nei polverosi e umidi uffici, i volti sgomenti e attoniti, lo smantellamento del palazzo, gli operai che entravano e uscivano in continuazione portando via oggetti, occhi cupi e rassegnati guardavano sigillare ad una ad una le infelici finestre, la folla muta immensa traboccava dalla strada lucida di pioggia, mio padre in terza fila alle spalle dei suoi capi, di fianco a Ducek e ai suoi colleghi, ombrelli aperti a macchie, dall’alto sembravano tanti scarafaggi dormienti, l’esercito schierato di fronte a vigilare sull’opera degli operai, i fucili puntati sulla folla ministeriale, dalle finestre del ministero accanto tutti penzolavano per assistere alla morte del ministero rivale,
nelle ore trascorse al ministero ho maturato progressivamente un senso di sconforto dovuto alla perdita, il senso del tempo del suo correre inesorabile e della sua percezione emotiva mi è sempre parso lontano evocato mai raggiunto davvero, sempre ai margini di qualche pensiero ma mai a fuoco come lo è ora, hic et nunc,
nel vuoto pneumatico che seguì quella grandiosa ristrutturazione ministeriale mio padre si gettò nella metafisica contemplazione del vuoto, mia madre come detto preferì morire, andarsene all’altro mondo, clean pulita, pulito e vuoto sono assonanti se astraiamo il termine assonante e lo lasciamo libero di gironzolare per il nostro universo linguistico costellato di cadaveri putrefatti che deambulano sentendosi vivi, impiegati suicidi, leggasi sul giornaletto governativo, taglio basso bassissimo, gli impiegati del ministero bla bla font microscopico quasi impossibile da percepire, notizia rimossa, suicidio di massa, inspiegabile, omissis tipologia dei loro harakiri, acutezza, sensibilità, protervia, la gentilezza e i modi raffinati di pari passo alla repressione, ne conseguì un grandioso e grottesco funerale,
la prima volta che ebbi la folgorazione ero fermo di fronte a quel grandioso faro eretto dove una volta infuriava un mare impetuoso, me ne stavo a contemplare il deserto infinito su cui vigilava come una torre decaduta l’antico faro e non potevo non avvertire come il ritmo del tempo non fosse per nulla percepibile se non modulato da un qualche organigramma, sentivo che era tutto fermo ed eterno, illusione dell’eterno, nessun movimento, l’aria ferma, gettai via l’orologio tra le dune immobili, la notte non giunse mai, fuggì impaurito, scosso da una scoperta dolorosa e terribile, il tempo non esiste, il tempo come lo abbiamo sempre definito, d’altronde non fu Ducek, il caro vecchio Ducek a volermi convincere di questo con la cerimonia della tempera delle matite?
Il funerale, lenta e infinita processione, un lungo snodarsi di un serpente nero, si contorceva sotto una pioggia maligna e insistente, fredda come il gelo della morte, la mano di mia madre penzolante senza vita lungo i fianchi del letto, corpo senza vita, corpo inerte, pura materia nuda in disgregazione, quel che chiamiamo vita è un principio meccanico, la respirazione e quel che ne consegue in flusso sanguigno ecc ecc
Ne consegue che il concetto di tempo è strettamente connesso ai processi di riflessione e rifrazione, voglio dire gli egizi misuravano il tempo con l’ombra, l’ombra è assenza di luce prodotto della riflessione, la luce investe un oggetto, l’oggetto si frappone fra la luce e il terreno, la luce riflessa dall’oggetto si polverizza e svanisce, dove? Il buio o assenza di luce misura il tempo sul quadrante, le matite di Ducek, soldati in fila pronti per il plotone di esecuzione, ma sono loro i condannati, soldati nell’alba gelida e nebbiosa, attendono, il tempo, c’è sempre un tempo da attendere, come se il tempo ci desse la misura del valore delle cose, della loro importanza, questo mi ha insegnato Ducek
Confusi ronzii, le mosche aleggiano sui cadaveri, la folla consegnata nelle mani del boia, un immenso esercito apre il fuoco sulla distesa di impiegati, non fuggono restano e accolgono le pallottole a bocca aperta, non c’è sorpresa né rassegnazione, sono incapaci di qualsiasi tipo di reazione, come oggetti colpiti della luce, riflettono, nient’altro, cadono come matite spezzate, si ammucchiano uno sull’altro, l’edificio resta in piedi solenne e maestoso, domina la carneficina, non c’è logica, la morte è la cosa meno logica che ci sia, che senso ha la morte?
Ebbene ne consegue figlio mio che la logica di tutto questo è solo nello stile di disposizione delle matite, ma approfondiremo il discorso domani e poi domani ancora e ancora e ancora…
Ott
16
Il ritorno di Holden
di nicola pasa
L'ultimo direttivo dell'associazione Il Mondo di Holden mi ha incaricato nuovamente di assumere il ruolo di presidente dell'associazione.
Ho accettato volentieri e ora vi spiego quali saranno i progetti che seguirò personalmente nei prossimi tre anni.
Prima però una piccola nota:
per circa tre anni abbiamo avuto la possibilità di fare due gruppi di auto aiuto a La Spezia presso una sede distaccata dell'Arci di via Sardegna, una stanzetta, in un garage delle case popolari vicine, che un tempo ospitava un'associazione che si occupava di infanzia russa abbandonata.
I gruppi erano frequentati da persone con vari disagi (non specifico quali) che in quei gruppi hanno quantomeno trovato amicizia, conforto, solidarietà, persone che condividevano il loro vissuto.
Per tre anni ogni mese chi frequentava i gruppi versava un obolo che giravamo all'Arci di via Sardegna, il cui presidente è tutt'ora il signor Pistorello, per le utenze varie. In questi tre anni non si sono registrati episodi spiacevoli, sia da parte nostra che da parte del "democratico" ospite.
Qualche settimana fa è accaduto che una delle signore del direttivo abbia perduto le chiavi della stanzetta.
Mortificati siamo corsi all'Arci dicendoci dispiaciuti e offrendo di pagare a nostre spese il cambio di serratura e la creazione di nuove chiavi.
Ebbene, sulle prime i signori dell'Arci ci hanno detto che non ci avrebbero dato più le chiavi e che ogni volta sarebbero venuti loro ad aprire e chiudere.
Poi il giorno in cui doveva esserci un gruppo abbiamo avuto la spiacevole sorpresa di una signorina dell'arci che ci ha rifiutato le chiavi.
E' stato chiamato il presidente dell'Arci, il signor Pistorello, il quale a giustificazione del cambio di iniziativa ci ha qualificati come matti, persone che dovrebbero curarsi (sic). Con ciò, impedendo all'interlocutrice di replicare, ha concluso che i rapporti tra l'Arci di via Sardegna e l'associazione Il Mondo di Holden erano chiusi.
Grati al signor Pistorello per averci ospitato per tre anni nella SUA stanzetta e grati anche per il generoso epiteto di pazzi o gente da curare, vorrei solo rimproverargli il fatto di essersi accorto solo dopo tre anni che noi eravamo matti.
Ciò manifesta una carenza di spirito di osservazione o quantomeno una volubilità nelle relazioni interpersonali o intersociali.
Non prendo nemmeno in considerazione l'ipotesi che il signor Pistorello abbia colto la palla al balzo per sbattere fuori finalmente noi matti e dare la stanza in modo permanente al circolo del Partito democratico così impegnato in queste primarie alle cui sorti tutto il paese è aggrappato, no non sono così maligno.
Detto questo ecco i progetti a cui di dedicherà l'associazione:
1) facilitatore sociale - fase tre :
dopo la fase 1 che consisteva nel presentare il progetto alla provincia, farlo approvare e costruire il corso, e la fase 2 del corso di facilitatore sociale che dovrebbe concludersi a Novembre, partirà una fase in cui cercheremo di costruire insieme agli attori che hanno condiviso questo progetto, l'ASL prima di tutto, un percorso che porti i corsisti alla qualifica e poi ad un lavoro vero e proprio. I terreni su cui agire sono molteplici, uno riguarda Genova, bisogna agire sull'assessorato competente in modo che la qualifica sia approvata in tempi stretti, un altro terreno riguarda quello sociale, bisogna costruire dei progetti assieme all'asl e ai distretti sociosanitari della provincia della Spezia in modo da inserire gradualmente nel mondo del lavoro sociale i facilitatori sociali, un altro terreno riguarda l'aspetto lavorativo, bisogna costruire una cooperativa sociale che possa dare lavoro a queste persone. Inutili dire che abbiamo bisogno di aiuto da parte di istituzioni, associazioni e famiglie.
2) -reclutamento:
vogliamo mettere in luce forse anche in un piccolo convegno quanto sia importante e decisivo ai fini riabilitativi lavorare in un'associazione come la nostra, cercheremo di pubblicizzare maggiormente i nostri valori e quello che andiamo via via costruendo con fatica e passione.
3) -casa auto aiuto:
non abbandoniamo il progetto della casa dell'auto aiuto, riprenderemo le fila del progetto assieme ai distretti sociosanitari, all'ASL e alla Fondazione Carispe.
4) -lavoro:
è un mio pallino, dobbiamo costruire dei progetti lavorativi seri che possano reincludere nel mondo del lavoro le persone con disagio psichico che l'hanno perduto o che faticano a mantenerlo e rischiano così di perderlo, il lavoro è fondamentale per ritrovare un equilibrio, trascorrere le giornate a ingoiare pillole e a frequentare centri diurni o fare decoupage non è sufficiente per molti.
5) -legge 180:
è necessario riempire la legge quadro, che è una legge vuota, di contenuti, di articoli di legge precisi che definiscano strutture e metodi di terapia e riabilitazione, che stabiliscano tetti di spesa seri e non ridicoli come ora e che prevedano programmi di prevenzione nelle scuole e nel mondo del lavoro.
Ringrazio le mie compagne per la fiducia rinnovata, presto verrà convocata un'assemblea straordinaria dei soci che eleggerà il nuovo direttivo, grazie.
Nicola Pasa