di nicola pasa
Due fatti mi hanno molto colpito negli ultimi giorni. Due fatti che mi hanno fatto riflettere sulla reale percezione dell’opinione pubblica rispetto al disagio mentale, al di là del lavaggio del cervello operato dai mass media soprattutto in occasione di fatti di cronaca nera particolarmente eclatanti dove immediatamente viene citato il fatto che “il soggetto pare fosse in cura da tempo presso i servizi di salute mentale…”
Questi due fatti sono:
- aver assistito presso un ospedale milanese alla proiezione di interviste fatte da utenti, per conto di una loro propria TV semi-autogestita, tra la gente comune. Domande tutte inerenti al disagio mentale, ad esempio cosa ne pensa della malattia mentale, se conosce qualcuno con questo problema, come si comporterebbe se un suo vicino soffrisse di questi disturbi, secondo lei si può guarire da una malattia mentale, e così via. Con mia grande sorpresa, vista l’ambientazione (Milano come sapete è amministrata da molti anni dal centrodestra) che avrebbe fatto presupporre diffidenza e sospetto, dalla quasi totalità delle risposte si evinceva che appunto come dicevo prima nonostante il bombardamento dei mezzi di comunicazione, l’opinione pubblica in realtà è molto meno ostile e retriva di quanto comunemente si sia portati a pensare, anche in una grande metropoli.
- Il secondo fatto è stato uno delle tante iniziative per celebrare il 30° anniversario della legge 180. Un’iniziativa svoltasi a Savona che consisteva in una marcia per le vie della città che ha visto una vasta partecipazione. Ma la cosa più importante è stata l’organizzazione dell’evento, con il coinvolgimento di negozianti di vari generi alimentari e non, per conseguire il montepremi necessario a gestire la lotteria che ha rappresentato il clou della giornata. Anche qui di nuovo sono stato piacevolmente sorpreso dall’empatia creatasi tra operatori e utenti da una parte insieme e i negozianti dall’altra. E’ stato deciso per l’anno prossimo di ripetere questa iniziativa, che quindi andrà al di là della “sbornia” per il famoso trentesimo anniversario.
Questi due fatti, forse poco significativi quando esaminati razionalmente, dovrebbero farci riflettere, come utenti, sulla possibilità, sulle potenzialità e sull’impatto che potremmo avere sulla società in senso lato, usando le parole di Ron Coleman, qualora dovessimo prendere iniziative atte a coinvolgere il maggior numero di persone possibili. Penso ad esempio ad iniziative di contrasto verso le scelte in direzione ostinata e contraria (chiaramente mi riferisco ad atti e leggi dell’attuale parlamento) rispetto alla nostra condizione attuale di utenti, e perché no, anche operatori “impegnati” che temono passi indietro da queste iniziative legislative. Non abbiamo paura di essere orgogliosi di chi siamo e cosa siamo, apriamoci ad alleanze con associazioni, volontariato e chi più ne ha più ne metta, ma soprattutto, secondo me, al di fuori delle finestre di questo albergo dove noi ci riuniamo ci sono una città e un mondo popolati di persone che hanno ben chiaro che un problema di salute mentale sta dietro l’angolo ad ogni svolta della vita dei cosiddetti normali.
Angelo Arecco

