di angelo arecco
di Angelo Arecco
Avevo già espresso a maggio di quest’anno la mia profonda rabbia e frustrazione, anche con accenti molto forti e sanguigni ma sinceri, per essere stato visto da uno dei miei operatori solo attraverso i miei lati più oscuri, negativi e peggiori del mio stato d’animo di allora. Una sorta di specchio deformante che mi rifletteva solo il mio lato nero. Questa persona (ora mi appare finalmente chiaro che l’uso di tale termine è un’offesa verso le persone vere) mi trattava in quel frangente e continua tuttora a trattarmi semplicemente come uno “psichico” e pertanto con un suo atteggiamento meramente giudicante e castrante nei miei confronti, cercando incessantemente di ricacciarmi indietro nel mio ruolo di paziente azzerando così le tappe incessanti e susseguenti del mio percorso personale ed intimo di guarigione, ben lungi quindi dal rapporto ideale di ascolto e incoraggiamento che un buon operatore dovrebbe idealmente avere con il suo cliente. Questo a mio modesto avviso è qualcosa di intrinsecamente malvagio e deleterio non soltanto nell’ottica di un rapporto professionale che dovrebbe essere ispirato a sani criteri etici e terapeutici, ma alla base di un qualsiasi rapporto interpersonale tra esseri umani, che sono per definizione unici e irripetibili, ognuno con i propri pregi e difetti. In pratica questo essere persevera nella sua opera devastante nei miei confronti e finora è riuscito a farla franca approfittando del mio ruolo di sudditanza psicologica oggettiva in quanto suo paziente. Come è stato notato da uno degli altri miei operatori, la connotazione più eclatante e manifesta di questo elemento malsano è proprio la cattiveria. Oggi ne ho avuto la prova del nove durante il colloquio settimanale quando, per sua stessa ammissione, si è definita “bastarda dentro” (sic). Circa un mese fa, alla presenza di altre tre operatori che mi seguono, nell’imminenza della mia partecipazione al 1° Congresso Mondiale degli Uditori di Voci, costei si espresse letteralmente in questo modo: “… e poi tra l’altro, Angelo, dove cazzo deve andare? A Maastricht?”. Non è certo finita qui: proprio stamattina, nonostante alla fatidica domanda “come sta?” io avessi risposto “mi sento sereno”, l’operatore (ma può ancora definirsi tale, mi e vi domando) ha commentato che secondo lei “stavo indossando un vestito confezionato da altri” e mi ha chiesto, stavolta in occasione del 2° Raduno Nazionale degli Uditori di Voci: “Ma lei se la sente davvero di andarci a Reggio Emilia?”, mettendo così ancora in discussione una mia soffertissima decisione se farlo o meno, cosa che avevo già risolto da solo. Per non parlare poi delle infinite allusioni malevole trasformatesi in vere e proprie pesanti ingerenze in una mia relazione sentimentale, poi finita male, con una paziente definita, non solo da lei ma anche da un’altra collega – con lo stesso nome di battesimo, per giunta – “un caso senza speranza”. Quindi benzina sul fuoco, altro che aiuto e comprensione!
Ora che le carte sono scoperte, voi come vi comportereste al mio posto? Francamente sono arcistufo di far buon viso a cattivo gioco e mi riesce difficile restare immune dalla malvagità di costei, al punto che personalmente ho deciso di estirpare questa mala pianta dal giardino della mia consapevolezza, e dato il mio carattere innato di combattente della Vita qualcosa mi dice che in un modo o in un altro prima o poi ci riuscirò. O quantomeno a trovare un modo per svuotare questa cattiva voce incarnata del suo malefico potere che sinora esercita su di me, annientandola all'interno del mio sé.
Chiunque desideri commentare questo mio sfogo è benvenuto e farò tesoro dei suoi consigli preziosi.

