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L'unica capace di giudicare è la parte in causa, ma essa, come tale, non può giudicare. Perciò nel mondo non esiste una vera possibilità di giudizio, ma solo il suo riflesso.

Franz Kafka

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Mag 17
La salute mentale non è stare su una pastiglia. di Zico Perani

di Maïté

Ogni occasione è visione quando lo sguardo mette a fuoco realmente la luminosità; inquadrando anche solo pochi frammenti di una vita miserabile in cerca di luce...... dietro lo sfondo buio e mai chiaro della comparsa in primo piano, l'incompresa  dignità mai goduta rimasta dietro le spalle dei soggetti, di colpo balza come un’opera incontenibile, fuoriuscita dalla cornice in cerca d'autore per fuggire dal buio dove è tratta al chiodo che la blocca!
L’oscurità in quella galleria è da contrastare coi riflettori accesi per chiarire via via, come  l'immagine innascondibile insegua sempre la luce infondo, così che nessun telo e materia oggettiva in alcun luogo arretrato e nascosto del quadro può contenerla lontano dal suo spiraglio di dignità al mondo.
Qualsiasi disagio con gran realismo si fa vedere in risalto per ciò; come il bisogno della   Salute Mentale nel suo sfogo di fondo invera la storia universalmente naturale di tutto il disagio    del soggetto in quanto tale ancora tra-scurato e de-posto in ogni preparazione insorgente della dignità universale chiaramente da inquadrare.
 Impressiona la molteplice tinta dell'evento celato......... perché ha da mostrare la vicenda vivida dei protagonisti in tempo reale, sempre nella loro esposizione incontenibile d’umanità, mediante l’esordio originalmente in-scur-abile di degna attesa in artefatta, dietro i passi sofferti di una storia umanamente da sostenere ovunque, perché non può mai essere negata a nessun soggetto fuoriuscito dalla visione del mondo indiscutibilmente dipinto e designato in tutti i sensi in piena auto stima della luce quotidiana e personale ad operam goduta al baglio del Sole. 
Mentre avanza l'astratto, il vuoto , corre l'obbligo di procedure protocollari e terapie  farmacologiche orali che si esibiscono in dosi per ogni corpo, come primi piani di un disordine al  culmine del pieno, per far da sfondo solo ad un distributore sulla soglia del proprio contesto d’essere rimasti in dietro non potendo scorgere in primis una risposta di chiaro aiuto, ma di opaco torpore : esser bloccati nel proprio bisogno infinito d'inclusione pratico da mettere realmente in  luce nel soddisfare vero similmente il bisogno di umanità in sé: senza ma o senza bo ............
Per un corpo tirare avanti con uno straforo erogato regolarmente in dosi ad personam,giorno per giorno, con un profilo in filato in un quotidiano che non sognavan nemmeno gli indiani in ritirata ; resta un fatto verosimile purtroppo: le riserve si stringono copiose agli esodi, alle retate di tribù rimaste a piedi e isolate in domino.
Chi pensava che la discriminazione fosse superata, o a metà strada di una civilizzazione accorta, contrae la smania di anestetizzarsi per tutta una vita, semplicemente perché ciò che uno cerca in salute e benessere, in sosta non è ben-servito realmente perché gli penetra in cuore e in mente,un pieno di assuefazione scontata che forma una dose di garantita imbottitura.
Ogni differenza è sterilizzata in un dolore simile al vuoto, un deperimento individuale pieno, pieno fino a se medesimo.
Chi trova un vuoto in pieno, perde se stesso ancora prima della sua salute mentale.
Pochissimo tempo fa è comparso al tg regionale della Lombardia il svizio di ricercatori ...... o cacciatori di pazzeri.....,guarda caso proprio giunti dalla ” Vall'Trompia” presso la provincia bresciana, i quali hanno messo appunto un “casco “ elettricizzato, collegato ad un computer portatile programmato per erogare alle persone farmaco resistenti .......scosse ......“sopportabili” che nel giro di una settimana sortiscono gli effetti di un rilassamento benevolo e salubre a portata di mano....... anche per il popolo dei malati mentali intrattabili, incontenibili e indom-abili farmaco-resistenti.
Progetto sperimentale finanziato ovviamente dalla regione Lombardia.
Se un giorno un soggetto farmaco-resistente avesse un solo capello in testa che si muove ancora  liberamente; e per una indagine chiara di cura,indagare per scoprire se è vero che presso i capelli si intrattiene ogni sostanza velenosa:::::::::::  spezzettandolo questo povero e ultimo  rimasto in piedi: noteremmo che una sola briciola non si è potuta salvare da questa mortificazione inflitta quotidianamente in dosi ed imput realmente lontani dal bisogno di quel capello di crescere  in capo e nell’estro libero di muoversi in maniera naturale!
Una delle esperienze rinascimentali che l'arte ci ha consegnato con evidente colore della vita, è la carnificazione del corpo, sia esso scarno o sia ingrassato,in opere e dimensioni chiare,in quella luce dove ogni ritrarsi è icona sacra riemersa con forza ad ogni fatica e dolore per sollevarsi dallo scuro, e dal buio profondo in cui è tuttora esposta. (Vedi Caravaggio)
La salute mentale con i suoi corpi, e sorprendentemente con i suoi volti, dipinge costantemente
questo bisogno rinascimentale, perché emerge e riemerge dal fondo dell'oscurità che si cela appena dietro la pelle di ogni soggetto tratto avanti la sua dignità personale la luminosa scoperta . 
Come non associare al quadro del disagio Mentale Franco Basaglia, certamente come un Caravaggio e non a un caro vago del disegno della Salute Mentale del nostro tempo?  
Per ogni approccio, per ogni interpretazione e pratica al tratto della cura del soggetto nella storia disagiata corre avanti la sua libertà sempre sognata.
Senza partire a far riemergere dal fondo oscuro ogni tratto di quel corpo che porta i segni inconfondibili di ogni dis-piacere che non può essere inutile passione o irriconoscibile realismo del mondo dignitoso a cominciare del proprio esordio in difficoltà.
La sincera opera creativa del soggetto da consegnare alla cura del rispetto del nostro interpretare i chiari e scuri, luci ed ombre: la tecnica o le sostanze, le dosi, scosse o pastiglie diluite con  maestria di formule legali, non bastano a fare da sole un rinascimento della Salute Mentale.   
L'operosità deve avvalersi della chiara luce sullo sfondo del bisogno che riemerge dalla persona   in Salute Mentale; in ogni occasione più ampia della sua dignità nel tratto della vita quotidiana, soprattutto del protagonista che è e rimane il corpo tratto nella sua libertà essenziale.
“Carogna” mundi..... un saluto dalla comunità d,l.milani - zico perani



Mag 03
Convegno Roma 9 maggio 2009

di Maïté

Roma, Sabato 9 Maggio : ore 10-18:30
Convegno
“Alternative alla somministrazione  di psicofarmaci e ai Trattamenti Sanitari Obbligatori”

Relatori:
-dr. Luigi Anepeta (neuropsichiatra, psicanalista- Roma)
-Giuseppe Bucalo (gestore delle strutture “L’eccezione”  e “ La cura”, Ass. Penelope-Messina)
-Vincenzo de Caro, Gaetano Pascolla, Cristiano Ceglie (operatori del “Centro di Medicina Sociale”, Ospedali Riuniti, - Foggia, )
-dr. Giorgio Antonucci (medico e psicanalista-Firenze)

Dopo ciascun relatore ci sarà uno spazio per le domande del pubblico.
Dibattito finale.
Ore 13-14:30 pausa pranzo.
Sala Convegni della Città dell’Altra Economia,
Largo Dino Frisullo, ex-mattatoio-Campo Boario, Roma.
                        Ingresso libero

Organizzato da: “Gruppo romano di Ricerca sulle Alternative Psichiatriche” (e-mail: grrapa@yahoo.it)

Brevi informazioni sui relatori:

dott. Luigi Anepeta: Laureato in medicina, specializzato in neuropsichiatria, psicoanalista. Lavora dal 1975 presso l’Ospedale Psichiatrico S. Maria della Pietà di Roma, dove partecipa al movimento antistituzionale trasformando due padiglioni in comunità aperte.
Si dimette dall’0spedale dopo la morte di Franco Basaglia.
Si dedica alla pratica psicoterapeutica privata, alla formazione di operatori e alla ricerca, che esita nell’elaborazione di un modello psicopatologico interdisciplinare, che spiega i nessi di reciprocità tra soggettività, storia e struttura sociale.
Nel 2006 ha fondato la Lega Italiana per  i diritti degli Introversi (www.legaintroversi.it) di cui è presidente.
Ha un sito Web (www.nilalienum.it)
Giuseppe Bucalo: nel 1991 fonda a Catania il Gruppo “La Sindrome Associativa” che sperimenta forme di autogestione personale e collettiva dell’esperienza di sentire le voci.
Nel 1994 fonda e coordina le sedi di Telefono Violadi Messina
Vincenzo De Caro: Laureato in sociologia, indirizzo territitorio e ambiente e delle comunità. Dal 2003 al 2009 lavora come esperto sociologo per la dispersione scolastica.  Dal 2004 al 2006 è operatore in una comunità terapeutica  per tossicodipendenti. Dal  2005 al 2008  sociologo coordinatore progetto APQ emarginazione sociale, comune di Marsala (TP). Dal 2008 ad oggi segue corsi di epistemologia globale, dinamiche di gruppo, sull’adolescenza, sviluppando dinamiche e accompagnando, anche come conduttore dei “Gruppi Alla Salute” (presso il Centro di Medicina Sociale di Foggia) e delle case accoglienza- persone in trattamento con sintomatologie di tossicodipendenza di trattamenti psichiatrici tradizionali ed anche asintomatiche.
Gaetano Pascoglia: Dal 2008 segue corsi di epistemologia globale, dinamiche di gruppo, sull’adolescenza, sviluppando dinamiche e accompagnando- anche come conduttore dei Gruppi Alla Salute (Centro di Medicina Sociale Foggia) e delle case accoglienza- persone in trattamento con sintomatologie di tossicodipendenza di trattamenti psichiatrici tradizionali ed anche asintomatiche.
Ceglie Cristiano: dal 2006 ad oggi ha un rapporto di collaborazione con
Il dipartimento di Psicologia dell’ Università degli studi di Bari. Marzo 2009 svolge attività di docenza presso la “Associazione Alla Salute” di Foggia.
Centro Medicina Sociale, “Metodo alla Salute”:
 per approfondire, sito:  www.nuovaspecie.com.
Giorgio Antonucci: Nel 1963 si forma come psicanalista con Roberto Assagioli, fondatore della psicosintesi,  e comincia a dedicarsi alla psichiatria cercando di risolvere i problemi dei pazienti evitando i ricoveri e qualunque metodo coercitivo. Nel 1968 lavora con Cotti a Cividale del Friuli in un reparto aperto dell’ospedale civile in alternativa ai manicomi. Nel 1969 lavora nell’ospedale psichiatrico di Gorizia diretto da Franco Basaglia. Dal1970 al 1972 dirige il centro di igiene mentale di Castelnuovo dei Monti (RE). Dal1973 al 1996 lavora a Imola nello smantellamento degli ospedali psichiatrici Osservanza e Luigi Lolli.

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Mag 01
Chi ha paura della Gabanelli? di Gian Piero Fiorillo

di Maïté

Suvvia, compagni, calma e gesso.
Ma davvero dopo tanto predicar sulla censura, lasciarsi terrorizzare da Report...
Invio un intervento "ostinato e contrario", forse di atipica contrarietà.
Un abbraccio, Gian Piero Fiorillo.

Chi ha paura della Gabanelli?

Ho spesso avuto modo di apprezzare il lavoro della signora Gabanelli e di tutta la redazione di Report, provando al tempo stesso insofferenza per quella sinistra che, avendo bisogno di santoni, ha incoronato alcuni giornalisti – come appunto Gabanelli o Santoro, ma anche Biagi e Montanelli che di sinistra non erano mai parsi ad alcuno – e qualche comico o vignettista.
Ma appena Report minaccia di zappettare un orticello rischioso come quello della salute mentale, ecco levarsi in alto scudi di protezione, distinguo e censure preventive. 
 Mi chiedo quali siano  i rischi intravisti e stigmatizzati dalle lettere pervenute al Forum.
Il primo è che i giornalisti di Report raccontino la verità. Che non la accomodino per sostenere la 180 né, d’altronde, per affossarla. Il rischio insomma è che facciano i giornalisti. Che dicano quello che vedono e che pensano di dover dire. Che lo supportino con osservazioni, dati, narrazioni. Perché tanta paura?
Il secondo rischio è quello della banalizzazione. Che si possa dire, sì, la 180 è buona ma non è applicata, e tutto finisca lì.
A parte che non mi è mai parsa la banalità il contrassegno di Report, quindi aspettiamo prima di giudicare, è da segnalare inoltre che l’argomento della Legge Buona Male Applicata è stato (ed è ancora in questa tornata di lettere) uno degli argomenti di chi si è schierato in difesa della 180. E chi ha provato a metterlo in discussione s’è trovato in minoranza o addirittura silenziato.C’è fermento. Timore. Una delle lettere dice: “Se nessun operatore dei servizi […] ha fornito un minimo di chiave di lettura […] può essere detto tutto e il contrario di tutto”.
Un’affermazione come questa, fatta prima che la trasmissione sia andata in onda, si chiama coda di paglia. E poi, lo sforzo di obiettività del cronista deve essere rivolto appunto all’annullamento delle, diciamo così, chiavi di lettura: la cronaca quanto più è neutra tanto più è corretta. Purtroppo la neutralità è una condizione irraggiungibile, ma lo sforzo del giornalista è quello, altrimenti diventa un politicante o un servo. Ancora: se Peppe Dell’Acqua (o altro a noi simpatico) fosse stato intervistato, o utilizzato come fornitore della giusta chiave di lettura, questa serie di lettere sarebbe partita? Che non sia questo il punto dolente, il fatto che nessuno s’è filato quelli che credono di avere il monopolio della 180? È solo una domanda, e non mette in alcun modo in discussione l’affetto e la stima per Peppe. Nasce dal dubbio che si ragioni più per schieramenti che per argomenti. 
 Certo, anch’io penso che possa esserci un rischio nella trasmissione di Report, ma è l’opposto di quello manifestato da molti in queste e-mail (e comunque aspetto prima di gridare Al lupo!).
Temo che la trasmissione non riuscirà a dare il senso della situazione davvero tragica – una vera catastrofe – in cui si trovano migliaia e migliaia di psichiatrizzati, in Italia. Ricordo che in uno degli ultimi interventi al Forum Sergio Piro parlò di “maltrattamento di massa degli psichiatrizzati”, e Sergio non usava certo le parole a cuor leggero. 
 La psichiatria è molto abile nel creare cortine fumogene, ed è anche forte. Talvolta chiama queste cortine “denunce di una situazione insostenibile” o si fa promotrice di alcune denunce per evitare che emerga qualcos’altro. È un bel match quello fra il Giornalismo e la Psichiatria, e storicamente il giornalismo ha sempre perso, è sempre stato abbindolato. Perché il giornalismo è inevitabilmente un po’ grezzo, e la psichiatria sa manovrare assai bene le sfumature. Perdonatemi la vena polemica (era da molto tempo, del resto, che mancava dalle cronache del Forum), ma preferisco diecimila Rischi Gabanelli a un solo comunicato stampa come quello relativo alla manifestazione di Benevento, quella dei pazienti avvolti nei lenzuoli.
Immagino l’impatto forte di una simile manifestazione, l’idea è davvero particolare e d’effetto.
Ma perché nel comunicato stampa c’è una processione di nomi di notabili aderenti, al cui cospetto impallidisce l’Addio a Bocca di Rosa? Il sindaco Tal de’ Tali, il Consigliere Comunale Tizio, la segretaria provinciale Caio, l’Associazione x, y, w, e z, i vertici nazionali di… e via andare, in una specie di filastrocca delle riverenze alla Palazzeschi, ripresa addirittura in due momenti.
E questo perché? Perché è stato chiuso un SPDC. 
 Non so se i sostenitori della 180 si rendono conto della enorme contraddizione di una simile posizione.
I sostenitori della 180 dovrebbero gioire quando viene chiuso un SPDC, non dolersene. Dovrebbero rimboccarsi le maniche e lavorare di più sul territorio e a domicilio, come sempre sostengono di fare.
I sostenitori della 180 dovrebbero gioire quando viene chiusa Serra D’Ajello, non dolersene. Dolersi della brutalità con cui ciò è avvenuto – tipica di uno stato di polizia – ma non difendere quell’istituzione con argomenti come: “Proprio adesso che le cose andavano meglio…”
 Sia chiaro che con questo non voglio criticare nessuno degli attori delle vicende menzionate. Ne so troppo poco per poterlo fare, e poi non è lo scopo delle mie parole. Ma se i sostenitori della 180 si trovano a difendere un SPDC o Serra d’Ajello, e certamente avranno motivi per farlo, allora vuol dire che qualcosa non va. Che qualcosa di fondamentale non va.
E sarebbe ora di porsele le domande fondamentali, non di rimettere ancora una volta il futuro nelle mani e nelle promesse di psichiatri progressisti, di assessori progressisti, di parlamentari progressisti, di amministratori regionali progressisti e così via. Altrimenti è solo il futuro di un imbroglio.  

Allego Allegorica Novelletta :
TRANNE SPARUTI GRUPPI DI FOLLI

La Società avanzava in processione sostenuta da dieci energumeni, e una coda festante di popolo la acclamava Regina, tranne un gruppetto di deviati buffoni, schizofrenici, malati, storpi, depressi, senza denti – insomma folli, che la deridevano e la riempivano di sprezzo e di scherno.

La Società si infastidì per quegli scalmanati che ne sminuivano il Trionfo, e chiamò l’Ingegnere: cosa propone Ingegnere, per neutralizzare quei folli?
Costruirò case di massima sicurezza, disse l’interrogato, per rinchiudere i folli affinché non possano più disturbare.
La Società chiamò l’Architetto e gli fece la stessa domanda.
Costruirò giardini intorno alle case, protetti da muri robusti, rispose l’Architetto. E i folli potranno passeggiarvi liberamente ma limitatamente e fuori dalla vista del popolo, che non venga irretito dalle loro parole.
La Società chiamò quindi il fabbro: Cosa faranno i nostri bravi artigiani, per neutralizzare quel gruppo di folli? Chiese.
Costruiremo catene di ferro, disse il fabbro, perché i folli non possano fuggire terrorizzando il popolo.
La Società chiamò il sarto.
Costruirò robuste camicie, per limitare i movimenti dei folli, che sono bruschi e molto pericolosi, disse il sarto.
La Società chiamò l’alchimista.
Inventerò pillole dorate, che inibiranno il cervello e il cuore dei folli affinché le passioni non lo inquietino ed egli rimanga stordito a meditare sulle sue malefatte.
La Società chiamò lo psicologo.
Inventerò parole, disse lo psicologo, che renderanno timidi i folli e ne confonderanno il linguaggio, in modo che non riescano ad arrivare alla verità, e se mai l’hanno raggiunta la perderanno per sempre.
La Società chiamò il poliziotto.
Ditemi quello che devo fare, disse il poliziotto, e sarò lieto di eseguire gli ordini senza chiedere altro.

La Società non era però ancora soddisfatta. Chiamò la Medicina, e con la dovuta reverenza le pose la stessa domanda.
Lasciami fare, disse la Medicina, e non dovrai pentirtene.
Bene, disse la Società, ma voglio risultati.

La Medicina si mise all’opera.
Chiamò ingegneri e fece costruire padiglioni, chiamò architetti e fece costruire giardini intorno ai padiglioni e muri intorno ai giardini. Chiamò fabbri e fece costruire catene. Chiamò il sarto e fece costruire camicie di forza. Chiamò l’alchimista e gli ordinò di inventare pillole dorate per sedare i nervi dei folli. Chiamò lo psicologo e gli ordinò di inventare parole e codici per imbrigliare le parole dei folli. Chiamò il poliziotto e gli ordinò di acciuffare chiunque si comportasse in modo strano e portarlo al suo cospetto.

Molto bene, disse la Società alla Medicina, vedo che ti sei data da fare. Ma tu, cosa ci metti di propriamente tuo per risolvere problema?
Io ci metto il nome, disse la Medicina. E chiamerò tutto questo Cura, e lo chiamerò Terapia, e lo chiamerò Scienza. Di modo che il popolo non dubiti della nostra opera. Perché il popolo, davanti a queste parole maiuscole, si inchina e nessuno obietta nulla.
Nessuno, certo – disse la Società – tranne qualche sporadico gruppo di folli.

***

Carissimi saluti, Gian Piero.



Mag 01
Manifesto contro la politica della paura

di Maïté

Manifesto contro la politica della paura
La politica della paura che noi denunciamo attacca settori interi della popolazione, stigmatizzandoli come pericolosi.  Ancora una volta la pericolosità sociale è assimilata alla malattia mentale attraverso l’esposizione mediatica su larga scala dei pazzi criminali e dei vagabondi; mentre invece questi, lungi dall’essere delinquenti e criminali, sono vittime di molteplici discriminazioni e violenze. Si utilizza l’emotività popolare per stabilire la negazione del diritto attraverso il nuovo provvedimento di “detenzione di sicurezza” per i delinquenti sessuali e i detenuti pericolosi…attraverso una semplice ordinanza. Si vuole trasformare i giovani non integrati in “gentaglia” che bisogna reprimere senza riguardo, sin dall’età di 12 anni. Per questa politica di sicurezza si trovano i mezzi e il denaro che vengono invece negati alle istituzioni di prevenzione, cura ed educazione. Questo populismo penale persegue logiche economiche neo-liberali che penalizzano i poveri e i più vulnerabili.
Noi sappiamo che il diritto può essere utilizzato per raggiungere qualsiasi scopo sociale, la sua funzione primaria è di mantenere l’ordine sociale.  Per questo motivo ci dichiariamo risolutamente dalla parte dei Diritti dell’Uomo e del cittadino nella loro funzione ordinatrice della società.
Noi sappiamo che una società si giudica dal modo in cui tratta i marginali, i devianti, i folli, i vagabondi, le persone vulnerabili e precarie .
Noi rifiutiamo che i dispositivi di aiuto e di cura siano ridotti a “una gestione dello scarto”, segnatamente da parte del sistema giudiziario e psichiatrico. Lo stato sociale deve rimanere come referente, gli effetti e le conseguenze della crisi mondiale attuale del modello neo liberale ce ne  confermano la fondatezza.
La democrazia non riposa su una società di uomini normati, ma sulla ricchezza  della sua diversità sociale, culturale e di origini, e sui valori che essa promuove in modo da generare riconoscimento sociale e pluralismo. Non esistono uomini o donne superflui. La Repubblica si basa sulla separazione dei poteri e sulla realizzazioni degli scopi  garantiti dall’apparato statale attraverso la costituzione: diritto d’asilo, diritto all’educazione, diritto alla salute, libertà di espressione, diritto alla vita privata, …
L’attuale politica di sicurezza intensifica l’attacco a questi principi democratici elementari già in precedenza messi in questione. Le misure che mirano a distruggere l’esistente corrono a un ritmo che conferma che i principi democratici di consultazione, di concertazione, di dibattito pubblico sono svenduti. Scienza e giustizia sono chiamate, attraverso uno zelante abbattimento delle regole, a convalidare il mercato selvaggio, la distruttività ecc.
Le lotte contro il determinismo genetico, contro la prevenzione predittiva, (« pasdezérodeconduit»), contro la legge di prevenzione della delinquenza, contro la “detenzione  di sicurezza”, contro le schedature sono sempre d’attualità. Contro la logica manichea che divide la società in due grandi categorie: i cittadini-vittime e i supposti pericolosi noi ricordiamo che la vita di ciascuno all’interno della società è fatta di complessità, di tensioni e di rischi. Questa ideologia guadagna potere appoggiandosi all’emotività . Ogni fatto di cronaca è l’occasione per risvegliare antiche paure nel profondo del cuore.
Di fronte al flusso continuo di leggi noi dobbiamo sostenere almeno tre nuovi fronti:
• Contro la legge « ospedale, paziente, salute, territorio ». La politica della paura si alimenta di un servizio pubblico reso fragile in nome dei valori neo-liberali manageriali che privilegiano la contabilità gestionale rispetto ai contenuti e minano il senso del lavoro di équipe
• Contro la riforma penale sulla delinquenza minorile
• Contro la riforma dell’ospedalizzazione psichiatrica centrata sull’internamento e per una riforma delle cure psichiatriche che accolga pienamente gli avanzamenti degli ultimi decenni per una gestione che dia un ruolo centrale ai percorsi di un soggetto portatore di diritti e riconosca la professionalità e la necessità di formazione.
Questo attacco ai dispositivi-particolarmente delle cure con la legge HPST detta legge Bachelot, dell’educazione con le riforme Darcos,  e della giustizia con la legge Dati- produce una desertificazione di servizi pubblici di qualità e di prossimità all’altezza dei bisogni sociali e determina incidenti che vengono imputati alla responsabilità individuale degli operatori dei servizi. La sofferenza sul lavoro ne è conseguenza diretta.
Al di là della denuncia già manifestata nel testo « Noi rifiutiamo la politica della paura » ( e nelle petizioni e negli appelli a cui partecipiamo) noi affermiamo che soluzioni, orientamenti, pratiche per il diritto e la dignità esistono e sono già all’opera, che noi ci sforzeremo – anche all’interno delle nostre differenze e divergenze- di promuoverle pubblicamente e in modo solidale.
Noi facciamo appello a gruppi di lavoro ( locali e settoriali ) che potranno stabilire cahiers de doléance, che metteranno in evidenza che il movimento sociale e le sue organizzazioni possiedono le risposte che hanno, intrinsecamente, il merito di rispettare i principi democratici.
Noi non abbiamo pretesa di esaustività e rispettiamo e sosteniamo i movimenti e le lotte già in atto: Rete dell’educazione senza frontiere, lotte contro le riforme Darcos, lotta contro i centri di detenzione per i senza tetto e i clandestini, lotta contro l’opera di distruzione del diritto del lavoro, lotte per i diritti alla salute, contro la strumentalizzazione della psichiatria. Questi movimenti di contestazione sottolineano con forza che si tratta di lottare insieme su tutti i fronti aperti dagli attacchi del governo e del presidente della repubblica. Noi sollecitiamo una cooperazione reciproca, un mutuo supporto e una unità all’interno di una opposizione determinata.
Noi facciamo appello anche ai rappresentanti politici evidentemente preoccupati per le scelte della società in corso e per le conseguenze di politiche e leggi pericolose che sono state ora promulgate.

Noi non indietreggeremo davanti agli impegni  che ci attendono per la tutela della salute pubblica.
Insieme, andiamo verso gli Stati generali dei diritti e delle libertà.

Collectif Contre la Politique de la Peur
52, rue Galliéni - 92240 Malakoff

Contact : cedep.paris@wanadoo.fr

 



Apr 16
CROLLA IL MITO DEGLI PSICOFARMACI PER BAMBINI

di Maïté

COMUNICATO STAMPA DEL 16/04/2009
NOVITÀ DAGLI USA, CROLLA IL MITO DEGLI PSICOFARMACI PER BAMBINI:
INUTILI COME TERAPIA, UNICA “GARANZIA” SONO GLI EFFETTI COLLATERALI.
39,5 MILIONI DI PRESCRIZIONI SOLO NEL 2008, SI USANO ANCHE SUI BIMBI ITALIANI
Il Washington Post anticipa i risultati di un nuovo studio federale USA: gli psicofarmaci somministrati ai bambini iperattivi sono inutili nel medio termine, l’unica cosa che “garantiscono” sul lungo periodo sono gli effetti collaterali. Polemica tra accademici, William Pelham (Capo dello staff di ricercatori, della State University) accusa: “Precedenti ricercatori hanno sfruttato il loro prestigio accademico per mettere in imbarazzo tutti i colleghi che avevano dubbi sulle vecchie ricerche favorevoli agli psicofarmaci, e questo ha portato tutti gli addetti del settore ad operare per anni sulla base di convinzioni errate, facendo impennare le prescrizioni. Queste molecole sul medio-lungo periodo non valgono più di qualunque terapia non farmacologica”. Poma (Giù le Mani dai Bambini): “Ci sono i rischi, non ci sono i risultati: che gli specialisti smettano di fare – consapevolmente o meno - gli interessi delle multinazionali, ed inizino a fare gli interessi dei bambini”
 Nuovi studi federali USA – anticipati in questi giorni su un articolo del Washington Post - infiammano il dibattito sull’efficacia a lungo termine degli psicofarmaci somministrati – anche in Italia - ai bambini agitati e distratti (cosiddetta “Sindrome Adhd”). L’accusa mossa ad alcuni team di ricercatori è di aver volutamente sminuito le prove della scarsa efficacia di tali farmaci oltre i 24 mesi di trattamento. Il nuovo studio ha inoltre indicato che un impiego a lungo termine di psicofarmaci può arrestare la crescita dei bambini: i dati più recenti a disposizione dipingono quindi un quadro ben più negativo da quello che si evinceva dai risultati di analoghi studi pubblicati nel 1999 e largamente pubblicizzati delle multinazionali del farmaco produttrici di questi contestati farmaci psicoattivi. Il coordinatore del gruppo di ricercatori, lo psicologo William Pelham della State University di New York, ha affermato che la più ovvia interpretazione dei nuovi dati è che i farmaci possono essere utili nel breve termine ma inefficaci nel lungo periodo, ed ha anche aggiunto che i suoi colleghi avevano ripetutamente cercato di distogliere l’attenzione dalle evidenze di queste risultanze: “La forza ed il prestigio accademico dei membri del primo gruppo di ricercatori – ha dichiarato Pelham al Washington Post - fu tale che chi intuiva dei dubbi sull’attendibilità dei risultati a disposizione veniva messo in così forte imbarazzo da non ritenere opportuno svelare al pubblico i propri dubbi e confutare i risultati del documento del 1999, e questo ha portato tutti gli addetti del settore ad operare per anni sulla base di convinzioni errate”. La prima analisi di questo genere, della durata di 14 mesi e pubblicata nel 1999, dimostrava infatti che i bimbi trattati con psicofarmaci reagivano meglio di quelli che avevano ricevuto solo terapie della parola o cure mediche di routine. Le case farmaceutiche distribuirono migliaia di copie di quell’articolo ad altrettanti medici, ed il numero di diagnosi di Adhd e le prescrizioni di psicofarmaci aumentarono vorticosamente. Ma nel mese di agosto 2007 i ricercatori presentarono i primi dati di follow-up (verifica a distanza di tempo, ndr) i quali non hanno mostrato differenze di comportamento fra bambini medicalizzati e non medicalizzati. Inoltre i bambini che hanno assunto psicofarmaci per 36 mesi presentano una statura di 2,5 cm e un peso di circa 2,7 kg inferiore alla media dei bambini che non hanno ricevuto cure farmacologiche. Pelham ha dichiarato al quotidiano USA che “la maggior parte dei genitori e medici ha recepito il messaggio che le ricerche indicassero la terapia farmacologica come efficace anche nel lungo periodo, e ciò ha generato ogni anno milioni di prescrizioni di psicofarmaci ai bambini, fino ai 39,5 milioni nel 2008 (fonte:  IMS Health, ndr). I dati recenti hanno invece confermato che non ci sono - a lungo termine - differenze nel comportamento di bambini che hanno utilizzato farmaci rispetto a coloro che non li hanno mai assunti” (fonte: Journal of American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, ndr). Un collega del Prof. Pelham, James Swanson - Psicologo presso l'Università di California a Irvine ed anch’egli co-autore dello studio, ha citato una serie di pubblicazioni scientifiche che dimostrano che i farmaci perdono efficacia nel tempo e rallentano la crescita corporea. “Se vuoi un risultato domani, prescrivi uno psicofarmaco e lo otterrai, ma se vuoi intraprendere un percorso su tre anni, questi benefici immediati perdono d’importanza: se si prendono psicofarmaci per un periodo di almeno tre anni, non credo vi sia alcuna prova che il farmaco dia risultati migliori di terapie che non lo prevedono”. Luca Poma, giornalista e portavoce nazionale di “Giù le Mani dai Bambini”, il più rappresentativo comitato per la farmacovigilanza pediatrica in Italia, ha commentato: “Nell’intervista al noto quotidiano americano, il prof. Pelham ha giustamente osservato che milioni di famiglie nel mondo somministrano ogni giorno uno psicofarmaco al proprio figlio, ed hanno tutti i diritti di conoscerne i rischi e soprattutto hanno diritto di sapere che questi prodotti non garantiscono alcun tipo di risultato sul medio-lungo periodo, esponendo per contro al rischio di effetti collaterali che possono andare dalla riduzione della crescita all’infarto al miocardio, dall’induzione al suicidio al coma epatico. È ora che invece di inseguire le mode d’oltreoceano anche i nostri specialisti, in Italia, traggano le loro conclusioni: dobbiamo fare l’interesse dei bambini, non quello delle multinazionali”.

Per media-relation: 337/415305 – portavoce@giulemanidaibambini.org



Gen 01
Appello umanitario

di nicola pasa

BLOG DISAGI A.GA.VE. ONLUS

PROMUOVONO UN

APPELLO UMANITARIO
in totale appoggio all’Atto Parlamentare presentato dal Prof. Maurizio Munda al Parlamento Italiano a favore dei Disabili Psichici e le loro famiglie.

Questo Atto Parlamentare vuole essere una proposta, un suggerimento per una discussione di lavoro, al solo scopo di sollecitare il Parlamento Italiano a prendere posizione su un importante problema d’interesse generale: il Disagio Mentale.

E’ una INIZIATIVA POPOLARE ai sensi dell’art. 50 della Costituzione Italiana, con la quale si chiede al Parlamento Italiano di legiferare sul problema del disagio mentale.

Con il presente APPELLO si chiede:

1) Una legge decorosa che tuteli e rispetti le persone di ogni età che soffrono di un disagio psichico, che hanno bisogno di aiuto ma non possono chiederlo perché incapaci.

2) Portare il portatore di handicap psichico e la sua famiglia al centro dell’attenzione, al fine di aiutare in modo concreto i disabili mentali. Solo in questo modo, si può capire di quali servizi necessitano i disabili e le loro famiglie, che rappresentano nella maggioranza dei casi la loro unica vera risorsa.

3) Dare a queste persone sofferenti un aiuto medico, sociale, economico, legale, giudiziario, per farli sentire partecipi semplicemente come uno di noi.

4) Occorre andare oltre la legge 180, legge importante ma non sufficientemente applicata. Vanno infatti rivisti alcuni aspetti operativi quali l’assistenza medica, l’integrazione, l’aiuto economico, considerate le età, la cultura e la sfera sociale differenti.

5) E’ necessario definire la priorità della Salute Mentale nel contesto sociale contemporaneo, rispettando così il Dettato Costituzionale sul Diritto alla Salute.

6) E’ importante che le Istituzioni, sia a livello centrale sia che su tutto il territorio, individuino corsie preferenziali per il bisogni socio-sanitari dei disabili psichici.

7) Si crei una nuova cultura di rispetto verso le persone con disagio psichico, che soffrono anche di uno stigma sociale che rende ancora più sofferente la loro esistenza quotidiana.

Aderite a questo progetto! sarà trasmesso ai Presidenti di Camera e Senato e ai più importanti Quotidiani della Stampa Nazionale e alle principali trasmissioni televisive e radiofoniche.

Poiché, parliamo di un problema delicato, drammatico, ricordiamo alcune avvertenze:
 Il progetto è un Atto Parlamentare, quindi pubblico
 La proposta è umanitaria, non ideologica
 Non c’è alcuna azione di lucro
 Nessuno è autorizzato ad usare la proposta a fini personali e / o di terzi, dato che l’ unico scopo è quello di sollecitare il Parlamento a legiferare
 Nessuno è autorizzato a chiedere o a ricevere denaro o altri beni
 Chi vuole sostenere l’Appello Umanitario lo fa in modo libero e consapevole
 Nessuno è autorizzato ad usare le firme per fini diversi dall’adesione libera e consapevole

Lascia la tua FIRMA anche tu, quando saremo in tanti le invieremo tutte ai Presidenti di Camera e Senato e ai più importanti Quotidiani della Stampa Nazionale e alle principali trasmissioni televisive e radiofoniche!

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Dic 10
Antidepressivi a bambini di meno di un anno.

di Maïté

Antidepressivi a bambini di meno di un anno.

Foto: Paula Grenside

COMUNICATO STAMPA DEL 08/12/08

Antidepressivi a bambini di meno di un anno.

In Australia cresce l’allarme: più di quattromila “depressi” hanno meno di 10 anni, ed oltre cinquecento hanno meno di 5 anni. “Prescizioni inquietanti”, dichiara il portavoce del Royal Australian College of Physicians. Poma (Giù le Mani dai Bambini): “Questi psicofarmaci non sono autorizzati per l’età pediatrica, a questi medici dovrebbe essere interdetta la professione.

Il problema è che gli USA, il Canada e l’Australia dettano la linea internazionale in materia”.

Prof. Costa (Policlinico Umberto I°): “Stanno avvelenando i bambini, modificandogli in modo irreversibile il sistema nervoso, questi colleghi sono incoscienti e pericolosi

Camberra – “Antidepressivi ad almeno 4.000 bambini australiani sotto i dieci anni”, denuncia il portale della responsabilità sociale “RSI”. In Australia, nell'ultimo anno, sono stati prescritti antidepressivi a migliaia di bimbi al di sotto dei dieci anni, tra cui 553 sotto i cinque anni, e 48 con meno di un anno d'età. La notizia è stata pubblicata dal quotidiano “The Australian”, sulla base di statistiche del Dipartimento della Salute mai rese note prima di oggi. I numeri sono in realtà maggiori, perché i dati riguardano solo le prescrizioni a soggetti che godono di forme di rimborso da parte del servizio sanitario nazionale. Ma quali possono essere le circostanze che inducono a prescrivere questi farmaci a bambini così piccoli? "Nessuna che mi venga in mente", risponde il portavoce del Royal Australian College of Physicians, che vorrebbe sapere chi e perché fa queste prescrizioni, che giudica “inquietanti e inspiegabili”. Un medico esperto di stati depressivi, Gordon Parker, afferma che “questi numeri sono al di là della mia comprensione, è necessario che il Governo imponga ai medici l’obbligo di fornire una giustificazione scritta quando prescrivono questi psicofarmaci a dei bambini, perché i piccoli pazienti vengono esposti a gravi rischi come la tendenza al suicidio, mentre l'efficacia di queste molecole non è dimostrata”. L'Adverse Drug Reactions Advisory Committee mette in guardia i medici dal prescrivere gli antidepressivi inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI), nessuno dei quali è autorizzato per la cura della depressione in pazienti al di sotto dei 18 anni. Queste informazioni sono riportate anche nei foglietti delle avvertenze dei singoli medicinali, ma la prescrizione avviene comunque, perché i medici in realtà possono prescrivere i farmaci anche per indicazioni terapeutiche e fasce d'età diverse da quelle contenute nell'autorizzazione alla messa in commercio. L'antidepressivo più prescritto nell'ultimo anno ai minori australiani è il Prozac, prodotto da Eli Lilly, con 7.833 ricette, 863 delle quali riguardanti bambini al di sotto dei dieci anni. Molto gettonato anche l'Effexor XR, prodotto da Wyeth, che registra 3.347 prescrizioni a ragazzi e bambini, otto dei quali avevano meno di un anno, diciannove avevano tra i due e i tre anni, e quindici avevano cinque anni. Commenta il Prof. Emilia Costa (Primario di Psicofarmacologia al Policlinico Umberto I° di Roma): “La prima cosa che mi viene in mente per commentare questa notizia è che pratiche di questo genere sono inaudite: stanno avvelenando bambini così piccoli, perché qualunque clinico si sa benissimo che nei primi anni di vita l’apporto di sostanze psicoattive modifica l’assetto del sistema nervoso centrale, in modo anche irreversibile. Questi medici sono incoscienti e pericolosi” Interviene sulla situazione australiana anche Luca Poma, giornalista e portavoce nazionale di “Giù le Mani dai Bambini”, il più rappresentativo comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica (www.giulemanidaibambini.org): “Il problema è che Stati Uniti, Canada ed Australia dettano la linea internazionale in materia. Spero che il Governo australiano prenda provvedimenti seri: questi psicofarmaci non sono autorizzati per l’età pediatrica, ma qualcuno li prescrive comunque ignorando ogni cautela. A questi medici dovrebbe essere interdetta la professione”.

Media relation: 337/415305 – portavoce@giulemanidaibambini.org

 

 

 

 

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Nov 16
Campagna per abolire il Trattamento Sanitario Obbligatorio

di Maïté

Campagna per abolire il Trattamento

Foto: Laurentiu Margalin 

Saturday, February 16, 2008
"La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell´individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti al rispetto della persona umana" (art. 32 della Costituzione Italiana)

Che cos´è un T.S.O.

          E´ un provvedimento emanato dal sindaco, per cui si è obbligati a sottoporci a cure psichiatriche, anche contro la nostra volontà. Si attua con il ricovero preso i reparti di psichiatria. Perché venga attuato devono coesistere 2 certificati medici che accertino che: 1) la persona si trova in una situazione tale da necessitare urgenti interventi terapeutici; 2) la persona rifiuta gli interventi terapeutici proposti; 3) non è possibile adottare tempestive misure extra-ospedaliere per la persona.
Trattamento Sanitario Obbligatorio è oggetto di discussione, perché senza dubbio interferisce con l´integrità psichica del soggetto su cui viene effettuato, con il suo libero arbitrio e più  in generale con i suoi diritti umani.
          Spesso si tratta di una violazione dei diritti di minoranze deboli: immigrati, zingari, poveri e senzatetto,  liberi pensatori, omosessuali, persone ipersensibili.
          Innumerevoli casi verificatisi in tutto il mondo dimostrano come il ricovero e il trattamento con psicofarmaci o altre terapie, contro la volontà del paziente, abbiano spesso causato gravi disturbi nel soggetto trattato e in alcuni casi la sua morte. Può sembrare incredibile, ma è il Sindaco del comune in cui risiede il paziente coatto a disporre il T.S.O., che è proposto da un medico, non importa se psichiatra.         Un medico della struttura sanitaria pubblica, di solito l´ufficiale sanitario, convalida il trattamento, che può essere eseguito quando i due medici suindicati dichiarano che il soggetto destinato al T.S.O. è affetto da turbe psichiche tali da richiedere un trattamento urgente, che rifiuta di sottoporsi agli stessi di sua volontà e che non vi siano alternative extraospedaliere al ricovero. Il T.S.O. è sempre effettuato presso i reparti psichiatrici degli ospedali civili; dura sette giorni, che il Sindaco può rinnovare su suggerimento del primario del reparto psichiatrico. Il giudice tutelare si accerta che il T.S.O. sia effettuato secondo le procedure di norma. Esistono anche diritti del paziente, ma di fatto egli non può opporsi in alcun modo al trattamento. IL T.S.O., Trattamento Sanitario Obbligatorio, viene presentato come uno strumento utile a intervenire quando cittadini con gravi turbe psichiche rifiutano di sottoporsi a cure indispensabili, ma in realtà viene usato o con estrema superficialità, su prescrizione di figure professionali impreparate e con una vigilanza praticamente inesistente, o anche come mezzo repressivo per il controllo sociale. Oltre al T.S.O. vero e proprio, terapie psichiatriche e psicofarmacologiche vengono spesso comminate anche a soggetti deboli:  carcerati, anziani, ragazzi con problemi familiari, bambini iperattivi, con l´approvazione del giudice competente.
          L´obbligo a trattamenti  psichiatrici e all´assunzione di farmaci dai gravi effetti collaterali è più diffuso di quanto non si creda. Come può, per esempio, un ragazzino affidato a una comunità ribellarsi a una terapia inutile, che viene prescritta in seguito alle considerazioni di un educatore o di un´assistente sociale? Il medico li asseconda e il giudice, che non è in grado di valutarne l´opportunità, autorizza. Un adolescente  iperattivo o con inclinazioni omosessuali subisce il trattamento senza fiatare. Esistono strutture private che effettuano tali discutibili terapieper ragazzi italiani o stranieri (in questi  ultimi casi, si indirizzano i soggetti a centri etnopsichiatrici: un termine inquietante dietro il quale girano molto denaro, molta sperimentazione).
          Il T.S.O. è anche un mezzo di oppressione delle minoranze e dei soggetti deboli. Questa  affermazione nasce dall´osservazione di numerosi casi in cui il T.S.O. è stato somministrato, con effetti devastanti, a cittadini considerati "scomodi": immigrati, ambulanti, Rrom, giovani ma anche persone semplicemente ipersensibili o eccentriche (creative), che vengono prelevate con ambulanze e condotte nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC), dove vengono sottoposte al Trattamento senza che vi siano comportamenti palesemente aggressivi o pericolosi per se stessi o per gli altri. Quindi, sono persone che non soffrono di psicopatologie gravi al punto da richiedere quel tipo di intervento.
          Il T.S.O. rappresenta un uso consolidato in molte città italiane ed il suo fine coercitivo è dimostrato da molti casi. E´ emblematico quello di Giuseppe Casu, che il 15 giugno 2006 a Quartu (Cagliari) venne prelevato a forza, ammanettato alla barella e portato via per un ricovero coatto in psichiatria, dove morì una settimana dopo per Tromboembolia venosa. Il T.S.O. era stato prescritto solo perché Casu era un ambulante abusivo, una delle professioni - ci si consenta il paragone - che il partito nazionalsocialista considerava "asociali". Definendo così alcune categorie di persone, i nazisti le punivano e spesso le annientavano attraverso la prescrizione di micidiali Trattamenti Sanitari Obbligatori. Un altro caso rappresentativo di questa terapia dell´orrore è quello di Siamak Brahmandpour, italiano di origini iraniane, biologo all´ospedale di Campo di Marte di Lucca che, il 24 agosto 2007, è stato coattivamente prelevato dal posto di lavoro da quattro medici accompagnati da tre vigili urbani e trasferito nel reparto psichiatrico dell´ospedale di Pontedera. Il fatto che avesse denunciato ripetutamente episodi di mobbing  avvenuti nell´ospedale dove prestava servizio potrebbe aver indotto qualcuno a ritenerlo "pericoloso".
          Quando ci si avvicina all´argomento T.S.O., si deve tener conto di un fatto importante, ovvero che è facilissimo costruire un dossier volto a dimostrare la potenziale asocialità di un soggetto, di qualsiasi soggetto. Un vezzo, un´eccentricità, una piccola mania: chi non ne ha? Eppure, sarebbero potenzialmente sufficienti per giustificare la somministrazione di un Trattamento Sanitario Obbligatorio. Sette giorni di violenza psichica, magari seguiti da altri sette giorni e altri sette giorni... Uno scenario in cui autorità, professionisti della medicina, ricercatori, case farmaceutiche operano e guadagnano molto denaro, mentre gli studi più moderni dimostrano come sia impossibile anche per i più celebrati specialisti prevedere l´evoluzione distruttiva o autodistruttiva di un soggetto in base a una valutazione del suo comportamento. Bisogna considerare altresì che il soggetto che manifesta problemi psichici anche gravi non è in realtà – lo dicono casistica e statistica - più pericoloso di chiunque altro ed è solo il pregiudizio a nutrire questa idea tanto diffusa.  Ed è opinabile addirittura la convinzione che la psicofarmacologia e la psicoterapia rieducativa siano in grado di migliorare la condotta dei pazienti.
          Ricordiamo che, in presenza di comportamenti che integrano gli estremi di reati quali, ad esempio,tentato omicidio, tentate lesioni personali gravi,lesioni personali gravi, il codice di procedura penale dispone che laddove il giudice accerti,a seguito di apposita perizia psichiatrica, la presenza di malattia mentale, è tenuto ad applicare nei confronti del reo la misura di sicurezza del ricovero in Ospedale psichiatrico. Esiste già una apposita disciplina, dettata dal codice penale, sufficiente a rispondere a quest´esigenza.
          I motivi per combattere la pratica del T.S.O. sono tanti, perché nessuno studio è in grado di dimostrarne anche una minima utilità sociale, mentre innumerevoli sono i danni che produce su esseri umani trasformati in cavie senza diritti. Come se ciò non bastasse, l´inadeguatezza delle procedure, delle competenze e delle strutture trasformano questo strumento pseudoterapeutico in un pericolo per i soggetti che lo subiscono e in definitiva per l´intera società. Bisogna chiederne l´abolizione con fermezza, in ogni sede istituzionale.

La procedura del T.S.O. disciplinata dalla legge Basaglia

          Secondo la legge Basaglia 180/78, il T.S.O. si deve attuare «nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici garantiti dalla costituzione, compreso per quanto possibile il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura». L´individuo ha diritto di comunicare con chi ritenga opportuno. I trattamenti devono essere accompagnati da iniziative rivolte ad assicurare il consenso e la partecipazione da parte di chi vi è obbligato. La legge prevede infine tali trattamenti esclusivamente in presenza di 3 condizioni:
- che la persona sia in fase acuta di "malattia mentale";
- che la persona si rifiuti di curarsi;
- che per la persona non esistano alternative al ricovero ospedaliero.

In base alla legge 180 del 13 maggio 1978:

 Art. 1 - Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori

         Nei casi di cui per legge e in quelli espressamente previsti da leggi dello Stato possono e essere disposti dall´ autorità sanitaria nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici garantiti dalla Costituzione, compreso per quanto possibile il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura. [...]

Art. 2 - Accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori per malattia mentale. Comma 1

          [...] la proposta di un trattamento sanitario obbligatorio può prevedere che le cure vengano prestate in condizioni di degenza ospedaliera solo se esistano alterazioni psichiatriche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, se gli stessi non vengano accettati dall´infermo e se non vi siano le condizioni e le circostanze che consentano di adottare tempestive ed idonee misure sanitarie extraospedaliere.

Art. 4 - Revoca e modifica del provvedimento di trattamento sanitario obbligatorio - Comma 7

          Chiunque può rivolgere al sindaco richiesta di revoca o di modifica del provvedimento con il quale è stato disposto o prolungato il trattamento sanitario obbligatorio. [...]

La legge n° 180 del 13 maggio 1978 confluì successivamente quasi per intero nella legge n° 833 del 23 dicembre 1978, con la quale veniva istituito il Servizio Sanitario Nazionale.  Ne riportiamo qui di seguito alcuni stralci, da noi ritenuti significativi.

Art. 1 -tra i princìpi dell´art.1:

          o  La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell´individuo e interesse della collettività mediante il servizio sanitario nazionale.
          o  La tutela della salute fisica e psichica deve avvenire nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana.
          o  Il servizio sanitario nazionale è costituito dal complesso delle funzioni, delle strutture, dei servizi e delle attività destinati alla promozione, al mantenimento ed al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l´eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio. [...]

Art 2.- Gli obiettivi

          [...] La tutela della salute mentale privilegiando il momento preventivo e inserendo i servizi psichiatrici nei servizi sanitari generali in modo da eliminare ogni forma di discriminazione e di segregazione pur nella specificità delle misure terapeutiche, e da favorire il recupero ed il reinserimento sociale dei disturbati psichici. [...]

Art. - 64. Norme transitorie per l´assistenza psichiatrica

          E´ in ogni caso vietato costruire nuovi ospedali psichiatrici, utilizzare quelli attualmente esistenti come divisioni specialistiche psichiatriche di ospedali generali, istituire negli ospedali generali divisioni o sezioni psichiatriche e utilizzare come tali divisioni o sezioni psichiatriche o sezioni neurologiche o neuro-psichiatriche.

Elettroshock

          Gli abusi della psichiatria sono numerosi ed è necessario che le associazioni per i Diritti Umani vigilino affinché non si verifichi impunemente il ricorso a pratiche coercitive e lesive della dignità della persona: contenzione fisica, segregazione in ambienti chiusi, videosorveglianza. Ma uno dei più gravi rischi di abuso psichiatrico va identificato - accanto al contenimento farmacologico (uso di terapie a base di psicofarmaci) - nel ritorno al ricorso della pratica dell´elettroshock. L´elettroshock consente notevoli risparmi alla sanità, ma è scientificamente provato che trattare con scosse elettriche il cervello di un essere umano è causa di un grave danneggiamento delle cellule cerebrali e della memoria. Il fatto che tale terapia possa essere legalizzata non la rende affatto etica né utile sotto l´aspetto curativo.
            La terapia elettroconvulsivante (TEC), comunemente nota come elettroshock, è una tecnica terapeutica, basata sull´induzione di convulsioni nel paziente successivamente al passaggio di una corrente elettrica attraverso il cervello. La terapia fu sviluppata e introdotta negli anni `30 dai neurologi italiani Ugo Cerletti e Lucio Bini. L´elettroshock consiste nel far passare la corrente elettrica attraverso 2 elettrodi posti sulle tempie, nel cervello. Cerletti (avendo osservato che gli epilettici dopo i loro attacchi erano più tranquilli) decise di provocare crisi convulsive negli schizofrenici; dopo accurate ricerche sui maiali tramortiti, nei mattatoi di Roma, pensò di utilizzare la corrente elettrica per la prima volta su un uomo nel 1938 facendo passare tra 2 elettrodi, posti alla base del cervello, una corrente alternata di voltaggio compreso tra 50 e 150 volts, di intensità 200 milliamper. Naturalmente questo passaggio di corrente stravolge, almeno momentaneamente, l´equilibrio celebrale. Si perde conoscenza e si hanno delle convulsioni. Oltre ai rischi menzionati, è scientificamente accertato che il passaggio delle correnti attraverso i centri nervosi può provocare l´arresto del cuore o della respirazione, con conseguenze anche mortali. Poiché la scarica provoca anche consistenti perdite di memoria, inebetimento e altri danni irreversibili, è paradossalmente possibile che il «paziente» si senta un po´ meglio. Se infatti si dimenticano i motivi della propria tristezza, si è meno tristi. Si ricorre a questa "terapia" dopo che quelle farmacologiche si sono dimostrate inefficaci.
          Il problema della "salute mentale" non può rimanere irrisolto: nella circolare del 2-12-96 il ministro Rosy Bindi "consigliava" la reintroduzione della TEC come "trattamento di prima scelta" nei casi di depressione, schizofrenia, catatonia, sindrome maligna da neurolettici, gravi disturbi mentali in corso di gravidanza e psicosi puerperali, eccetera. La circolare omette volutamente di accennare al fatto che il "paziente", secondo la legge, prima di sottoporsi a TEC dovrebbe dare il proprio consenso informato. D´altronde, che valore può avere il consenso di colui il quale è considerato incapace di intendere e di volere? E´ tale la "necessità" di cambiare la testa del ricoverato che il rischio della sua morte è messo in conto. Gli psichiatri sanno che esiste quest´eventualità, ma vanno avanti; meglio un cervello distrutto che un cervello "attivo".
          Ci si premunisce legalmente facendo firmare ai parenti l´autorizzazione al trattamento della TEC, così che in caso di morte la responsabilità non è dello psichiatra ma dei parenti che hanno approvato il trattamento. Attualmente la TEC è utilizzata prevalentemente nel trattamento della depressione grave, in particolare nelle forme complicate da psicosi.  (NIH & NIMH Consensus Conference, 1985; Depression Guideline Panel, 1993; Potter & Rudorfer, 1993). Può essere impiegata anche in casi di depressione grave in cui la terapia con antidepressivi ripetuta e/o la psicoterapia non si sono rivelati efficaci. (Potter et al., 1991; Depression Guideline Panel, 1993), nei casi in cui queste terapie siano inapplicabili o quando il tempo a disposizione è limitato (per esempio nei casi di tendenze suicide). Altre indicazioni specifiche si hanno nei casi di depressione associata a malattie o gravidanza, in cui la somministrazione di antidepressivi può essere rischiosa per la madre o per lo sviluppo del feto. In questi casi, dopo avere attentamente valutato il rapporto costo/benefici, alcuni psichiatri ritengono la terapia elettroconvulsivante la soluzione migliore per la depressione grave.
          In alcuni casi la TEC è anche usata per trattare le fasi maniacali del disturbo bipolare e condizioni non comuni di catatonia. In Italia il riferimento principale è la circolare del Ministero della Salute del 15 febbraio 1999. La TEC "deve essere somministrata esclusivamente nei casi di episodi depressivi gravi con sintomi psicotici e rallentamento psicomotorio", dopo avere ottenuto il consenso informato scritto del paziente, al quale devono essere esposti i rischi ed i benefici del trattamento e le possibili alternative. L´applicazione dello shock deve, per legge, avvenire su paziente incosciente per l´effetto di anestetici e trattato con rilassanti muscolari per controllare le contrazioni muscolari.

Ritalin (metilfenidato)

           Negli anni `80 negli Stati Uniti e successivamente in Europa moltissimi bambini, definiti "malati", hanno cominciato a sviluppare una "sindrome" che li rendeva eccessivamente distratti a scuola, troppo vivaci e iperattivi; tale "patologia" veniva riscontrata da molti psicologi e psichiatri sulla base di un questionario sulla cui affidabilità scientifica si sono accese violente polemiche.
          La patologia o sindrome che dir si voglia, come è stata classificata da una parte della medicina ufficiale, si chiama ADHD (Disturbo da Deficit dell´Attenzione con Iperattività) di cui pare siano risultati affetti migliaia di bambini: solo negli anni `70 negli USA si sono riscontrati 150 mila casi, cifra che è aumentata a partire dagli anni `80 arrivando a punte di 11 mila nel 2003. Presto, l´ADHD ha iniziato a valicare i confini nazionali e si è estesa in Canada con 1.200 casi riscontrati, in Gran Bretagna, in Spagna e in Italia. Secondo alcuni studi, la sindrome può essere curata attraverso una farmaco chiamato Ritalin (o più tecnicamente metilfenidato), uno psicofarmaco potentissimo, affine per composizione alla cocaina e di cui il Comitato Olimpico Internazionale ne vietò in passato la somministrazione agli atleti poiché aumentava eccessivamente le prestazioni fisiche.
          Presto, in molti paesi tra cui l´Italia, il farmaco dei miracoli è stato adottato dagli enti sanitari in molte scuole e, nel nostro paese, il Ministero della Salute ha perfino avviato l´inaugurazione di alcuni centri regionali per la somministrazione del farmaco nei casi sospetti.
          Secondo studi più recenti i bambini affetti dall´ADHD in Italia sarebbero tra il 3 e il 5 % e la patologia, se non curata in tempo, rischierebbe di procurare disturbi psico-socio comportamentali nell´età adulta. Senza contare il disagio che provoca nel bambino e all´interno della comunità scolastica e familiare. Stupisce però che si voglia ricorrere a psicofarmaci e si scartino terapie pedagogiche alternative che possano risolvere efficacemente il problema, tanto più che alcuni psicologi statunitensi ed europei hanno molti dubbi sull´effettiva esistenza medica dell´ADHD.
          Come ha dichiarato il dott. David Fosser, rappresentante dell´Associazione Americana degli Psichiatri e accesso sostenitore del farmaco, sembrerebbe difficile diagnosticare la presenza dell´ADHD nell´arco di 10 minuti di seduta con il bambino, come solitamente accade dopo che casi sospetti vengono segnalati allo psicologo scolastico. Negli Stati Uniti il 50% delle diagnosi risulterebbe errata perchè effettuate per la maggior parte dal medico di famiglia. La definizione dei sintomi dell´ADHD è, inoltre, molto generica e i criteri impiegati per definirla molto "elastici", il che non dimostra con certezza l´esistenza di tale patologia.
          E´ risaputo, infatti, che i bambini affetti dall´ADHD presentano strutture sensoriali più sviluppate rispetto alla norma, percepiscono cioè suoni, rumori, sensazioni tattili in misura maggiore e questo li rende più facilmente soggetti a distrazione e perdita di attenzione. Si direbbe, inoltre, che questi bambini sviluppano una inclinazione naturale verso le arti e la pittura: pare, infatti, che tra le persone famose verosimilmente affette da questa sindrome ci siano Wiston Churchill, Agata Christie, Ernest Hemingway, Leonardo Da Vinci, Galileo Galilei, Lewis Carrol, Pablo Picasso, Isaac Newton, Steven Spielberg, John Lennon ed Edgar Allan Poe.
           Secondo un rapporto del National Institute of Mental Health pubblicato nel 1999, il metilfenidato e gli altri stimolanti somministrati in questi casi, sopprimerebbero i sintomi dell´ADHD ma non ne curerebbero le cause; anzi, la loro somministrazione comporterebbe una maggiore dipendenza dai farmaci del soggetto in età adulta. Secondo Peter Breggin, psicologo e psichiatra statunitense, tali psicofarmaci creano dipendenza nei soggetti trattati e una maggiore induzione all´omicidio e al suicidio in età adulta. In un rapporto reso noto dalla DEA, nel 1995 i ricoveri per abuso di Ritalin nello stato del Texas sono stati pari a quanti ne fecero per abuso di cocaina.
          Gli effetti da metilfenidato o Ritanil furono riscontrati per la prima volta da Tom Wolfe osservando i comportamenti che droghe simili avevano sul movimento psichedelico-hippie degli anni `60. Secondo lo studioso, infatti, che a quel tempo stata lavorando allo sviluppo del farmaco, quei giovani erano in preda a un vero e proprio "delirio da Ritalin". Ma c´è di più: sempre negli stessi anni in Dipartimento dell´Istruzione degli USA mise appunto un programma di percorsi educativi differenziati per i bambini affetti dall´ADHD, stanziando per questo dei fondi federali. Improvvisamente, le diagnosi sono aumentate del 21% mentre nelle scuole sono cominciate a circolare "specialisti" del farmaco che distribuivano volantini ai genitori recanti informazioni sulle miracolose potenzialità del Ritalin. La National Alliance for Mental Health pare sia oggi molto attiva nel far approvare nelle scuole di tutto il Paese presidi per trattamenti sanitari obbligatori. Inutile dire che gli incassi delle case farmaceutiche produttrici del farmaco sono alle stelle: negli anni `90 le vendite del farmaco sono aumentate del 600% perché un´intera generazione di bambini americani li assume su ricetta medica. Come ha dichiarato Peter Breggin: "E´ importante che si capisca che tali diagnosi è stata sviluppata esclusivamente allo scopo di giustificare l´uso di tali sostanze".
          Ma se negli Stati Uniti si diffonde la polemica, in Italia se ne richiede l´importazione. E´ il Dipartimento del farmaco del Ministero della Sanità che si rivolge alla Novartis, multinazionale titolare e produttrice del Ritanil, e che si fa portavoce di questa richiesta.
          Per contribuire al dibattito sui rischi legati all´introduzione del Ritali nelle farmacie italiane (e quindi nelle scuole), quale terapia farmacologica della cosiddetta "Iperattività o sindrome da disturbi dell´attenzione", riteniamo importante sottolineare la nostra ferma opposizione all´uso di farmaci che alterino pericolosamente la chimica del cervello, quando esistono efficaci teorie e pratiche pedagogico-didattiche in grado di contribuire al superamento di tali, onde evitare la psichiatrizzazione permanente dei bambini.

Morti per Trattamento Sanitario Obbligatorio

          Di seguito, seguono alcuni casi documentati di morti per Trattamento Sanitario Obbligatorio.
          Il 12 giugno 2007 muore a Empoli per arresto cardiocircolatorio Roberto Merlino, 24 anni. Dopo essersi sentito poco bene durante una festa, arrivato al pronto soccorso dell´ ospedale chiede agli pischiatri di poter essere ricoverato (4 giugno), con la speranza di ricevere un beneficio psicologico.
Il giovane viene subito sottoposto a una intensa terapia a base di farmaci neurolettici-neuroplegici, finalizzati solo al contenimento psicofisico della persona. La terapia neurolettica a cui è sottoposto Merlino provoca un vistoso e pesante rallentamento di tutti i suoi movimenti e aggrava così fortemente il suo malessere fisico e psicologico che gia al secondo giorno di ricovero, martedi 5 giugno, egli chiede agli psichiatri del reparto di essere dimesso e di poter tornare a casa. Gli psichiatri del reparto SPDC dell´ ospedale S. Giuseppe gli rispondono di essere contrari alla sue dimissioni: pertanto, al fine di trattenerlo nel reparto contro la sua volontà, chiedono e ottengono di trasformare il suo ricovero da volontario a obbligatorio. E così da martedì 5 le terapie nuerolettiche a cui viene sottoposto Merlino diventano coercitive, peggiorando ulteriormente le sue già precarie condizioni psicologiche. Dopo 7 giorni di tale trattamento pseudo-sanitario, all´alba di martedi 12 Roberto Merlino muore improvvisamente nel suo letto (in reparto psichiatrico)  per arresto cardiocircolatorio.
          Il 26 maggio 2007, muore a Bologna Edmond Idehen, nigeriano di 35 anni; l´uomo si era sottoposto volontariamente alle cure, ma alla richiesta di poter andare a casa i medici hanno deciso per il T.S.O. e chiamato la polizia in seguito alle sue insistenze. Le indagini sulla sua morte sono ancora in corso; la versione ufficiale parla di una crisi cardiaca avvenuta mentre infermieri e poliziotti tentavano di portare l´uomo sul letto di contenzione (la sorella di Edmond ha ripreso tutta la scena col  telefono cellulare).
          Il 28 agosto 2006 muore a Palermo A.S., donna di 63 anni entrata in reparto psichiatrico il 17 agosto e qui trattenuta per accertamenti; dopo alcuni giorni di stato comatoso (dal 25 al 27) la donna si sarebbe risvegliata, per morire nella notte tra il 28 e il 29 agosto.
          Il 21 giugno 2006 muore a Cagliari, in seguito a una tromboembolia venosa, Giuseppe Casu, venditore ambulante, ricoverato con un T.S.O. nel reparto psichiatrico di Cagliari. E´ morto dopo essere rimasto legato mani e piedi al letto per 7 giorni, sedato farmacologicamente. I medici che lo hanno sottoposto al Trattamento Sanitario Obbligatorio sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo.

Altri casi di abuso documentati

          Durante gli scontri avvenuti a Genova, l´artista del popolo e video-maker Roberto Sarlo è stato rinchiuso al reparto di Psichiatria del San Martino (Genova) dove è stato sottoposto al T.S.O.
          Paola Sbronzeri è un´ impiegata alle Poste Italiane, impegnata sindacalmente, che ha trovato il coraggio e la forza di opporsi al trattamento, e a cercare di scrollarsi di dosso l´imposizione agli psicofarmaci che le sono stati imposti obbligatoriamente da quando ha compiuto due anni fa un piccolo gesto autolesivo, senza precedenti né seguito alcuno.
          Pietro, su Indymedia Italia, 22 Novembre 2002, rilascia la seguente testimonianza:
In seguito a una crisi isterica con urla, avvenuta nel pronto soccorso del S. Spirito in Roma 4 anni fa, sono stato sedato con dosi tali di Serenase da essermi svegliato dopo tre giorni. E non avevo avuto alcun comportamento violento, neanche violenza verbale. Quando mi sono svegliato, le dosi massicce del tranquillante mi impedivano di parlare correttamente. Non riuscivo a capire dove mi trovavo, né riuscivo a chiederlo. E nessuno, tra l´altro, mi informava di nulla. E qui ho avuto un momento di violenza, per la prima volta. Solo dopo molte ore mi hanno informato che il mio era un Trattamento Sanitario Obbligatorio. Nessun contatto con uno psicoterapeuta. Nessuno a chiedermi quale era stata la mia vita, quali potevano essere stati i miei problemi. Ho letto mesi dopo la scheda che hanno scritto su di me: episodi completamente inventati, interi periodi della mia vita. Ho vissuto diverso tempo in occupazioni e centri sociali, nella scheda era scritto che avevo vissuto sotto i ponti. Questi dati li hanno ottenuti tramite domande fatte di fretta ai miei genitori quando mi hanno ricoverato. Lo psichiatra controllava solo i valori del mio sangue, e aggiustava le dosi degli psicofarmaci. Con lui nessun contatto; gli unici contatti con infermieri, che spesso ci trattavano come cani. Quando chiedi qualcosa a una persona e questa neanche gira lo sguardo, allora ti senti un cane che abbaia. Dopo le ore 21 niente sigarette. Io e un altro ragazzo una sera volevamo assolutamente fumare, ma gli unici accendini li avevano gli infermieri. Dopo un po´ sono andato a letto, ma mi sono svegliato subito, perché il mio amico nel corridoio protestava a voce sostenuta: erano le 22, e lui pretendeva di fumarsi una sigaretta. Apro la porta, vedo due infermieri che bloccano il mio amico (che stava solo parlando), lo cappottano a terra, gli stringono il collo come a strangolarlo. Poi mi invitano a tornare nella mia camera. Il giorno dopo, e per tre giorni, Daniele non riusciva a parlare. Serenase.
          Camere da letto strette, e un´unica sala per una quarantina di persone. Le finestre sono oscurate e sempre rigorosamente chiuse. Quando mi hanno ricoverato la seconda volta non ho visto il cielo per 24 giorni. Naturalmente l´ora d´aria non è prevista. Un infermiere una volta mi ha raccontato che la finestra non si apriva per il rischio di suicidi. Ma credo che molte volte sia il T.S.O. a indurre a desideri di morte. La repressione psichiatrica è una forma pericolosissima di nazismo. Non riguarda la schiavitù dei corpi, ma una schiavitù ancora più profonda e perversa. Una schiavitù che annichilisce il tuo pensiero, che controlla le tue emozioni, che decide i tuoi stati d´animo. Senza curare nulla. Il principio è questo: ti fa male un braccio? Tagliamolo! Ti prude un´orecchia? Tagliamola! Hai un problema mentale? Cuciamo quella metà del tuo cervello che ti crea disturbo... che importa se sei diventato uno zombie, tanto eri incurabile, un caso disperato. Per la psichiatria organicista tutte le persone che danno segno di squilibrio sono incurabili, e attraverso gli psicofarmaci vanno "cucite". Dopo 24 giorni di T.S.O. sono riuscito a patteggiare una pena: trasferimento in una clinica psichiatrica sovvenzionata dallo stato. E così ho passato due mesi di ricovero coatto nella famigerata Villa Armonia. Andandoci speravo di giovarmi di qualche passeggiata in un giardinetto e di un pochino più di spazio. A Villa Armonia mi sono trovato fra gli zombie. Gente vittima di anni di psicofarmaci in dosi massicce, e forse ormai veramente divenuta irrecuperabile. Un ragazzo diventato adulto che aveva avuto delle strane percezioni, qualche squilibrio. Laureato in filosofia. Diventato down dopo dieci anni di esperimenti chimici sul suo cervello. La mia diagnosi era "sovraeccitazione maniacale", un disturbo assai frequente fra i "border-line", che oscillano tra depressione ed euforia. A Villa Armonia mi somministravano il Leponex, un farmaco che si dà agli schizofrenici gravi, dopo che su di loro è fallita ogni altra cura. Fra gli effetti indesiderati erano segnalate "morti improvvise e senza spiegazione". Questo farmaco non corrispondeva alla mia diagnosi, però mi è stato ingiunto, una volta uscito, di prenderlo per 5 anni. Altrimenti avrei avuto sicuramente un´altra crisi, e questa volta mi avrebbero rinchiuso per venti anni. Si trattava di un esperimento o di cosa?
          Perché gli psichiatri giocano, si divertono. Le loro cavie sono i matti, gente perduta e senza valore, che al limite si può addormentare, così non fa casino.
          Ho avuto l´immensa fortuna di entrare in contatto con Giorgio Antonucci, ormai vecchio. Antonucci è un medico rinomato, un´antipsichiatra che per decenni ha preso in mano i reparti dove erano ricoverati i casi più gravi, ottenendo risultati ottimi, sorprendenti (a differenza degli organicisti). Senza usare farmaci, lobotomie, elettroshock o camice di forza. Usando solo l´ascolto profondo, cercando di leggere la radice dei problemi, senza rovinare a vita le persone che hanno bisogno solamente di una mano affettuosa e di tanta comprensione. Antonucci mi ha ingiunto di sospendere gradualmente il Leponex, che mi avrebbe potuto procurare danni irreversibili. Da tre anni non vedo psichiatri, ho sospeso i farmaci e sono guarito. Grazie a una ragazza che mi ha voluto bene, grazie a tanta autocritica, grazie a un modo più equilibrato di affrontare la vita. Grazie al fatto che non fumo più venti canne al giorno e non mi prendo più acidi o pasticche, e grazie anche al litio, che è un sale minerale e non uno psicofarmaco. Ma grazie soprattutto al fatto che sono riuscito a divincolarmi dalle mani degli psichiatri organicisti, che veramente hanno condotto la mia vita all´orlo di un baratro.
          Il caso di "M.", 44 anni, di Livorno, dal 7 febbraio 2008 al vaglio di indagini e accertamenti da parte del Gruppo EveryOne. Giovedì 7 febbraio il signor M., 44 anni, ha subito un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) all´ SPDC di Livorno, notificatogli dopo una settimana di ricovero volontario, in risposta alle sue ripetute richieste di dimissioni. Il signor M. è un ex  paziente del CSM di Livorno che, stanco della pesante terapia farmacologica a cui era stato sottoposto e grazie a un medico di Firenze, era riuscito a staccarsi dal Servizio di Salute Mentale, concordando una terapia meno invasiva.
La sua drammatica vicenda iniziava il 30 gennaio, quando la dottoressa del CSM, forse dietro richiesta della famiglia - così come è stato riferito dagli attivisti del centro Artaud di Pisa - disponeva un ASO (Accertamento Sanitario Obbligatorio) a seguito del quale il signor M. veniva trasferito, accompagnato da agenti della Polizia Municipale, a bordo di un´ambulanza, al CSM.
Durante il colloquio con la dottoressa, il paziente accettava di farsi ricoverare volontariamente presso il decimo reparto di psichiatria di Livorno, consapevole del rischio di un ricovero coatto se si fosse rifiutato.
Tuttavia il ricovero coatto è avvenuto ugualmente nel momento in cui il paziente, chiedendo di visionare la sua cartella clinica per informarsi sul regime del suo ricovero e sulla sua terapia farmacologica, si è visto negare tale richiesta dagli infermieri. Da quel momento, il paziente esprimeva più volte e chiaramente ai medici la volontà di firmare la dimissione dal ricovero e di uscire, come previsto dalle legge 180 (legge Basaglia del 1978), ma i medici non glielo consentivano, minacciando di trasformare il ricovero da volontario in obbligatorio, così come è effettivamente avvenuto il 7 febbraio, in presenza di  due giornalisti, del suo medico esterno, del suo legale e degli attivisti del centro Artaud di Pisa. Il Gruppo EveryOne ravvisa una procedura non corretta nei confronti del signor M. e intende svolgere indagini riguardo a questo caso, auspicando di incontrare la piena collaborazione delle autorità, anche in virtù delle recenti raccomandazioni che il Parlamento Europeo ha inoltrato agli Stati membri, affinché le autorità collaborino sempre con i gruppi che tutelano i Diritti Umani, affinché le loro indagini facciano luce su eventuali abusi. Nel caso in cui il Gruppo EveryOne incontrasse difficoltà o resistenze da parte delle autorità civili e mediche coinvolte attivamente nel caso del signor M., la vicenda sarà segnalata alla Commissione Europea e al Consiglio d´Europa affinché le Istituzioni continentali prendano i provvedimenti del caso al fine di tutelare i diritti di paziente e di essere umano del signor M. e di ripristinare una corretto e volontario sostegno sanitario - ove necessario e richiesto - nei suoi confronti.

Vai alla pagina per firmare la petizione online

http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2008/2/16_Campagna
_per_per_abolire_il_Trattamento__Sanitario_Obbligatorio.html

 



Nov 15
Censura all'informazione al Gaslini di Genova

di Maïté

Censura all'informazione al Gaslini di Genova

Foto: Yayusa Yayusa 

COMUNICATO STAMPA 15/11/08

CENSURA ALL’INFORMAZIONE AL GASLINI DI GENOVA:
LA MULTINAZIONALE ELI LILLY SUPPORTA UN CONVEGNO
PRO-PSICOFARMACO NELLA STRUTTURA PUBBLICA.

Oggi al Gaslini un evento della Società di Pediatria ligure sul delicato tema psicofarmaci
ai bambini: informazione a senso unico, cameraman e pubblico critico censurati.
Costa (La Sapienza):
“Gli accademici seri non hanno problemi a mettersi in discussione, solo le menti piccole hanno paura del confronto, perché la scienza dev’essere a disposizione di tutti. Forse però questa di oggi al Gaslini è scienza non al servizio dei pazienti, ma al servizio di altri interessi”. Poma (Giù le Mani dai Bambini):Il convegno era guarda caso finanziato dalla multinazionale Eli Lilly, nonostante fosse in una struttura pubblica:
faremo presentare delle interrogazioni nelle sedi istituzionali, se del caso anche in Parlamento, qualora il Comune non dovesse dare pronta risposta”

Genova – Si è svolto oggi nell’Aula Magna dell’Ospedale Gaslini di Genova un convegno organizzato per informare la comunità medico-pediatrica sul delicato tema dei problemi di comportamento dei minori. Informazione a senso unico – denuncia il comitato nazionale di farmacovigilanza pediatrica Giù le Mani dai Bambini® – con censura preventiva di ogni punto di vista distonico rispetto a quello propagandato nel corso del convegno, ovvero che i problemi di comportamento dei minori sono una malattia e vanno curati – perché no – con uno psicofarmaco. Il convegno, ancorché ospitato in una struttura pubblica come il Gaslini, era finanziato dalla Eli Lilly, multinazionale dei farmaco che produce uno dei redditizi psicofarmaci dei quali si è parlato nel seminario. “Un’atmosfera pesantissima – conferma Ileana Bego, laureanda della Facoltà di Farmacia dell’Università di Genova, che ha partecipato di persona all’evento – davvero non me l’aspettavo: non è stato lasciato alcuno spazio a nessuna domanda ‘critica’ rispetto all’impostazione dei relatori, secondo i quali l’eccessiva agitazione e distrazione dei bambini è una malattia e come tale va curata. Si sono limitati ad esporre le loro tesi preconfezionate, prendere o lasciare. La direzione dell’Ospedale Gaslini, che è una struttura nota e seria, dovrbbe interrogarsi circa l’opportunità di ospitare in futuro un’informazione così a senso unico. Ho anche provato a porre delle questioni, per comprendere il perché di questa indisponibilità ad esaminare anche altri punti di vista scientifici, dal momento che la comunità accademica non è assolutamente concorde circa l’opportunità di somministrare psicofarmaci ai bambini, ma sono stata malamente zittita, dal palco mi hanno chiamato ‘sedicente studente’ e mi hanno impedito di terminare le mie domande”. Conferma l’accaduto Laura Cuda, Dottoressa in Scienze dell’Educazione, anch’essa presente di persona, intervistata all’uscita del convegno: “Hanno zittito malamente quella studentessa, che faceva appello ad un’informazione più equilibrata, quasi deridendola. In particolare il dott. Amnon Cohen, che presiedeva l’evento, ha dato davvero un pessimo esempio: mai sentito un convegno così eterodiretto e preimpostato, è triste che su temi così delicati si rifiuti totalmente il confronto”. Luca Toselli, giornalista, era presente tra il pubblico in sala il giorno prima ad un seminario di segno esattamente opposto, organizzato a Savona per riflettere sui rischi di ipermedicalizzaizone dei minori: “A Savona, il Dott. Amnon Cohen ha preso in mano il microfono sbraitando ad alta voce e zittendo il moderatore che poneva domande ‘scomode’, poi ha insistito per fare lui le conclusioni dell’evento anche se non era neppure tra i relatori, ed ha arringato i convenuti per ben ventidue minuti: ero francamente allibito. Anche la sua collega Dott. sa Barbara Fulva Bobba, dell’ASL, ha tenuto una relazione non breve a favore della tesi dell’iperattività come malattia. Le tesi ‘pro-farmaco’ hanno occupato più di metà del convegno savonese, gli organizzatori hanno dato ampia visibilità a queste tesi, sconcerta che invece a Genova non sia accaduto l’opposto, che non si sia minimamente lasciato spazio a chi richiede maggior prudenza ed attenzione”. A Paolo Bottaro, cameraman inviato dal gruppo “Amici di Beppe Grillo”, che aveva chiesto di poter riprendere parti del convegno al Gaslini, è stato impedito di usare la telecamera per non meglio precisati ‘motivi di privacy’. “E’ davvero incommentabile l’atteggiamento del dott. Cohen e dei Suoi colleghi – dice Luca Poma, giornalista e portavoce del Comitato “Giù le Mani dai Bambini” - non capisco quale privacy si possa invocare in un evento aperto alla cittadinanza, ospitato da una struttura pubblica. Il dott. Cohen il giorno prima a Savona aveva invitato tutti a partecipare, parlando dell’evento del Gaslini come di un evento aperto a chiunque ed a qualunque sensibilità: non è stato per niente così, tanto che al dott. Cohen è pervenuta anche una breve ‘lettera aperta’ da leggere ai pediatri presenti per stimolare il dibattito e rappresentare in qualche modo il punto di vista di quella parte di comunità scientifica che non ritiene corretto somministrare psicofarmaci ai bambini, ma la lettera è stata censurata dal tavolo di presidenza e non letta ai presenti. Ma cosa ancor più grave della censura, è che una struttura pubblica ospiti un evento che tratta di tematiche così delicate finanziato da una casa farmaceutica che fa il suo business proprio sugli psicofarmaci oggetto di discussione. Ritengo che le Istituzioni debbano interessarsi all’accaduto: faremo presentare delle interrogazioni nelle sedi più opportune, se del caso anche in Parlamento, qualora il Comune non dovesse garantire una risposta adeguata”. Interviene da Roma sull’accaduto Emilia Costa, 1° Cattedra di Psichiatria dell’Università di Roma “La Sapienza” e Primario di Psicofarmacologia al Policlinico Umberto I°: “Sono sbigottita per quanto è accaduto oggi al Gaslini: un convegno a senso unico, senza contraddittorio, con cameraman ai quali viene impedito di fare il proprio lavoro, persone del pubblico interdette a far domande, lettere aperte ai convenuti censurate e non lette. Mi pare uno dei peggiori esempi del provincialismo italiano. Sono stata all’Università di Stanford nella stessa stanza a parlare con due Premi Nobel: chiunque poteva entrare e farci domande, perché la scienza è a disposizione di tutti. Gli accademici seri non hanno mai nessun problema a mettersi in discussione, solo le menti piccole hanno paura del confronto. Ma se consideriamo che questo pediatra ligure si è fatto supportare nell’organizzazione da una nota casa farmaceutica, tutto acquista senso. Forse la scienza che è andata in scena oggi al Gaslini non è al servizio dei pazienti, ma al servizio di altri interessi”.

Per media relations: 337/415305 – portavoce@giulemanidaibambini.org

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



Ott 16
I bambini e gli psicofarmaci: illusioni ed opportunità

di Maïté

I bambini e gli psicofarmaci: illusioni ed opportunità

 Foto Doug Gentry

Cari amici,

Nell’editoriale sul numero di ottobre, ‘Lancet’ - rivista scientifica tra le più quotate al mondo - prende posizione duramente contro l’uso disinvolto di molecole psicoattive sui minori.
L’autorevole giornale denuncia che ‘farmaci antipsicotici e stabilizzatori dell’umore vengono somministrati talvolta a bambini di due anni’. nonostante gli effetti collaterali dimostrati, quali – continua la rivista - ‘tremore, danni all’apparato osseo, aumento del rischio di attacco cardiaco, rischio di suicidio nei bambini’. Lancet denuncia infine ‘le scarse prove di efficacia di questi psicofarmaci sui minori’, e punta il dito contro gli stessi medici, i quali - di fronte alla sofferenza ed al comportamento distruttivo di bambini ed adolescenti – ‘rispondono con diagnosi e trattamenti farmacologici, drogando i bambini’.
Riteniamo che questo articolo, tradotto in Italiano dai nostri volontari, possa incontrare il vostro interesse.

L'articolo, qui in allegato è reperibile sul nostro portale all'indirizzo: http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_news__372.pdf

Vi sono grato, come sempre, per una ampia diffusione.
Cordialissimi saluti,
Il Coordinatore operativo - Luca Yuri Toselli

Campagna Nazionale "GIU' LE MANI DAI BAMBINI"
Non ETICHETTARE tuo figlio, ASCOLTALO!
www.giulemanidaibambini.org - www.donttouchthechildren.org 


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Ott 07
Il Pdl all’attacco della legge Basaglia

di Maïté

Il Pdl all’attacco della legge Basaglia

VOGLIONO RIAPRIRE I MANICOMI? E PERCHE’ NON UN BEL CAMPO DI STERMINIO? TANTO...
mauro
GENOVA - Daniele Macciantelli, vittima numero 3.500 della legge Basaglia. Il Pdl inquadra negli «errori della legge 180» anche l’omicidio dell’assistente capo di polizia. Aveva 36 anni, è stato accoltellato giovedì notte da un malato psichiatrico. Normativa ideologica la Basaglia, dice il Pdl; undici articoli che scaricano sulle famiglie il peso di malati troppo difficili da gestire, spesso violenti. A portare avanti la crociata contro la 180 è Paolo Guzzanti che nel trentesimo anniversario della legge ha depositato alla Camera un disegno di revisione «che la prossima settimana sarà presentato ufficialmente» afferma il deputato del Pdl. «Non si tratta di riaprire i manicomi, ma di rendere strutturale l’obbligo al trattamento sanitario per i malati psicotici, soprattutto per gli una correzione a protezione dei malati, ma anche di chi si ne schizofrenici. È occupa».
stato fatto un calcolo delle È vittime provocate dalla Basaglia, legge che stabilì la chiusura dei manicomi e trasferì ai servizi psichiatrici territoriali l’assistenza dei malati: 180.000 feriti e 3.500 assassinati. E tra questi anche l’assistente capo Daniele Macciantelli. «Pubblicherò un libro bianco di novelle nere della psichiatria - annuncia Guzzanti - Sono sempre i famigliari, i genitori, i fratelli e le sorelle, a fare le spese della malattia di chi assistono, senza aggiungere che gli stessi malati hanno il diritto di essere curati in modo adeguato». Legge Basaglia da smantellare anche per un altro motivo, «è servita come moltiplicatore di primariati grazie al fatto che per ogni reparto psichiatrico prevede un numero molto basso di posti letto» afferma Guzzanti che intorno al suo progetto di revisione ha raccolto il consenso dell’Associazione dei parenti di malati di mente (Arap) e dello psichiatra Luigi De Marchi.
A Guzzanti, in Liguria, si accoda tutto il Pdl. Il consigliere regionale Gianni Plinio (Alleanza nazionale) ha presentato un’interrogazione per sapere quali sono «le procedure seguite dalle Asl liguri per il trattamento dei pazienti di quel tipo» spronando la giunta regionale ad appoggiare la cancellazione della Basaglia «normativa semplicemente demagogica». Stesso tranciante giudizio politico espresso anche dal deputato Michele Scandroglio. «La legge 180? Un eccesso del ‘68, figlia di un momento sbagliato». Vittima Daniele Macciantelli lo è anche per il Partito socialista. «Di un insieme di situazioni - spiega il vice segretario provinciale Angela Burlando - mancano mezzi e finanziamenti per organizzare ed equipaggiare le forze dell’ordine: tutto questo non sarebbe accaduto se avesse indossato un giubbotto protettivo, come quello in dotazione al reparto della polizia municipale che si occupa dei trattamenti sanitari obbligatori». Parla chiaro l’esito dell’autopsia effettuata ieri mattina all’istituto di medicina legale dell’ospedale San Martino di Genova: la morte di Daniele Macciantelli è stata provocata da un’«emorragia massiva», provocata da una lesione dell’aorta. Le indagini sarebbero quindi sostanzialmente chiuse: tre le coltellate vibrate da Danilo Pace, una schivata dal poliziotto, due arrivate a colpire gli organi vitali.
Intanto ieri gli amici e i colleghi dell’assistente capo ucciso si sono stretti attorno alla famiglia nella camera ardente allestita nella cappella della caserma di Bolzaneto. Presente anche il vice capo della Polizia con funzioni vicarie, Nicola Izzo: «In questi momenti - ha detto - prendiamo coscienza di quanto il nostro lavoro sia difficile».
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fonte: http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/genova/2008/09/28/1101781292412-pdl-all-attacco-legge-basaglia.shtml

  da Solleviamoci’s Weblog
 



Ott 04
Congresso "La salute dell'uomo e il futuro del pianeta", Brindisi 17-18-19 ottobre 2008

di Maïté

Questa è la locandina del congresso: 
(sarebbe gradita la diffusione, grazie saluti Bruna Bellotti)

Brindisi, 17-18-19 Ottobre 2008
La salute dell’uomo e il futuro del pianeta
VI Congresso Nazionale Medicina Democratica- Movimento di Lotta per la Salute
Il lavoro uccide... La lotta per la salute ha memoria... in ricordo perenne di Giulio A. Maccacaro, Luigi Caretto, Nicola Lovecchio, Gabriele Bortolozzo, Roberto Negri, Augusto Puccetti, Lorenzo Tomatis, Vladimiro Scatturin, Ettore Tibaldi
Promuoviamo un nuovo movimento di lotta per la salute per affermare la prevenzione dei rischi, la salute, l’ambiente salubre, i diritti umani, nei luoghi di lavoro e in ogni dove della società
Rilanciamo e qualifichiamo il Servizio Sanitario Nazionale a trent’anni dalla Riforma Sanitaria e dalla “Legge (180) Basaglia”
Promuoviamo le fonti energetiche pulite e ribadiamo il nostro No alla barbarie nucleare sancito nel 1987 dal referendum popolare
Affermiamo la pace riduciamo drasticamente le spese militari e ripudiamo ogni intervento militare, così come sancito nell’Art. 11 della Carta costituzionale
Sosteniamo le lotte Delle lavoratrici e dei lavoratori per affermare i loro diritti contro ogni forma di sfruttamento discriminazione e lavoro precario. Per affermare i diritti di ogni persona, minoranza - in primis quelle Rom - e popolo contro ogni forma di esclusione, emarginazione, discriminazione, razzismo. Contro la privatizzazione dell’acqua, la chimicizzazione dell’agricoltura, gli OGM, la produzione dei biocarburanti, per la salute umana e del Pianeta. Delle popolazioni autoorganizzate -
(NO TAV, NO Dal Molin, NO Mose, NO F35, NO Ogm, NO inceneritori e zero rifiuti, …) - per affermare i loro diritti contro la militarizzazione del territorio, il degrado e l’inquinamento ambientale, lo scempio del paesaggio.
 
PROGRAMMA DEI LAVORI CONGRESSUALI
17 Ottobre 2008
h. 14,00: Conferenza Stampa di presentazione del Congresso, a cura della Sezione di Brindisi di Medicina Democratica.
h. 16,30: Presentazione del Congresso in seduta plenaria a cura dellaSezione di Brindisi di Medicina
Democratica e apertura degli interventi ai rappresentanti delle istituzioni e dei movimenti locali, delle associazioni e dibattito.
h. 20,00: Cena
h. 21,00: Riunione del Gruppo di lavoro sulla organizzazione di Medicina Democratica (Associazione O.N.L.U.S. e Cooperativa): rinnovo delle cariche. Rivista: proposte per il suo rinnovamento e per ampliare e favorire la partecipazione delle persone e delle sezioni locali alla sua redazione, produzione e diffusione con il lancio di una campagna abbonamenti straordinaria.
18 Ottobre 2008
h. 9,00: Lavori congressuali in seduta plenaria introdotti dalla relazione del Presidente Dr. Fernando Antonio d’Angelo. Apertura del dibattito con gli interventi dei delegati al Congresso, degli invitati e dei rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori, delle istituzioni, delle associazioni e dei movimenti
a carattere nazionale.
h. 14,00: Pranzo
h. 15,00: Riunioni dei Gruppi di lavoro
SALUTE-AMBIENTE-ENERGIA-RIFIUTI
SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO
SALUTE E PREVENZIONE DELLE DISABILITA’, E LOTTA AD OGNI FORMA DI ESCLUSIONE, EMARGINAZIONE, DISCRIMINAZIONE
SALUTE: RILANCIO E QUALIFICAZIONE DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
SALUTE E PREVENZIONE DEL DISAGIO MENTALE: DIFESA E ATTUAZIONE DELLA LEGGE (“BASAGLIA”) N° 180
SALUTE E PREVENZIONE DEI RISCHI PER I MIGRANTI E, SEGNATAMENTE, PER LE DONNE
SALUTE – QUALITA’ DELL’ACQUA E SUA (RI)PUBBLICIZZAZIONE
SALUTE E AMBIENTE: IL RUOLO FONDAMENTALE DEI MOVIMENTI (FORUM) Il Forum avrà poi la sua prosecuzione a Pistoia.
h. 20,00: Cena
h. 21,00: Assemblea plenaria con relazioni(sintesi) dei Gruppi di lavoro.
19 Ottobre 2008
h. 9,00: Assemblea plenaria: a conclusione dei lavori congressuali presentazione, discussione e approvazione di un documento di intenti sugli obiettivi che il Movimento di Lotta per la Salute intende perseguire nel breve e medio periodo; elezione delle cariche negli organismi di Medicina Democratica.
 
Messaggio di pace e salute inviato a __2.781___ destinatari da
 
Lino Balza
Via Dante 86
15100 Alessandria
Tel. 3470182679 – 013143650
 
linobalzamedicinadem@libero.it
 
MEDICINA DEMOCRATICA – MOVIMENTO DI LOTTA PER LA SALUTE
Onlus Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale
Via dei Carracci 2 e  Via Venezian 1 Milano
Tel. 024984678 Fax 0248014680
medicinademocratica@eudoramail.com
segreteria@medicinademocratica.org
http://web.tiscalinet/medicinademocratica/
www.medicinademocratica.org
 
Sezione provinciale
Via San Pio V n. 4 15100 Alessandria
Tel. 3470182679
medicinademocraticalinobalza@hotmail.com
 
Abbonamento annuo alla rivista autogestita:
ordinario € 30,98 sostenitore € 51,64
c/c postale 12191201 a Medicina democratica casella postale 814 - 20100Milano

Da: Diritti senza barriere [mailto:dirsenbar@yahoo.it]
Inviato: sabato 4 ottobre 2008 18.13
A: forumsegreteria@yahoo.it
Oggetto: I: Bellotti - invito congresso Med. Dem.

 
Da: Diritti senza barriere [mailto:dirsenbar@yahoo.it]
Inviato: sabato 4 ottobre 2008 18.13
A: forumsegreteria@yahoo.it
Oggetto: I: Bellotti - invito congresso Med. Dem.

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Set 24
Convegno Internazionale “Oltre il Giardino”

di Maïté

 
Trieste, 17 – 21 Novembre 2008
 
PRIMO ANNUNCIO
 
CONVEGNO INTERNAZIONALE
 
OLTRE IL GIARDINO
 
Il convegno ha come fulcro e filo conduttore la Legge 180 inclusa il 23 dicembre 1978 nella Legge 833 di istituzione del servizio sanitario nazionale.
La 180, nello spirito e nella radicalità della riforma innescata in Italia, ha “cambiato i connotati del giardino” (chiusura dei manicomi, pratica sanitaria territoriale, prossimità con la comunità, centralità della persona, rispetto per le diversità e i diritti civili, ricerca del consenso e rispetto del paziente, concetto di salute esteso all’insieme della vita dei singoli, etc.) influenzando l’insieme della sanità (L. 833) di cui ampiamente vogliamo discutere.
La 180 ha generato pratiche ed esperienze oltre il giardino, laddove i diritti umani e sociali hanno cittadinanza: la cooperazione sociale, le pratiche internazionali di cooperazione allo sviluppo, la lotta all’esclusione, le pratiche di accoglienza sociale per chi ha bisogno di asilo, il contrasto all’assistenzialismo per il protagonismo dei soggetti, il rapporto istituzioni-cittadini, l’inserimento scolastico di bambini disabili, la riduzione delle barriere architettoniche, sono alcuni degli aspetti che corrispondono a pratiche e politiche di inclusione.
 
Il convegno si articolerà in giornate specificamente dedicate a:
  1. politiche sanitarie: La “Sanità di territorio” come si sta sviluppando, su quali presupposti, con quali contenuti e con quali forme organizzative ? Come vi partecipano le strutture ospedaliere ?
  2. imprenditorialità sociale: La dialettica esclusione/inclusione invade oggi il mondo del lavoro, il funzionamento dei servizi, le politiche economiche, il governo delle città, la sanità di territorio. In che misura la cooperazione sociale e la nuova imprenditorialità sociale contribuiscono al radicamento di esperienze di inclusione?
  3. cooperazione internazionale: la rottura delle mura dei manicomi, più in generale, ha influenzato il dibattito sui diritti politici, civili e sociali. Si sono diffuse innumerevoli esperienze innovative, mentre potenti resistenze e opposizioni hanno generato ostacoli e regressioni, in un contesto caratterizzato da un più generale processo d’involuzione politico-culturale in molti Paesi. A livello internazionale, in che misura la cooperazione allo sviluppo è stata in grado di affrontare positivamente questi temi?
 
A breve vi sarà inviato il programma provvisorio, aperto alle indicazioni, proposte, argomenti ed elementi di dibattito che ci vorrete segnalare.
 
L’Azienda per i Servizi Sanitari di Trieste, la FIASO, il Consorzio Nazionale Servizi ed il Comitato Scientifico ART per la Cooperazione allo sviluppo umano delle Nazioni Unite, che si fanno promotori dell’iniziativa, stanno raccogliendo l’adesione di partner pubblici e privati alla promozione di questa settimana di comune lavoro.
 
La segreteria dell’iniziativa è situata presso la Direzione Generale dell’ASS  Triestina, via Costantinides 2
tel. *39 040399 7107  - 7113                          fax. *39 040399 7185
e-mail : infomeeting@ass1.sanita.fvg.it

Da: Trieste November 2008 [mailto:infomeeting@ass1.sanita.fvg.it]
Inviato: mercoledì 24 settembre 2008 11.54
A: forumsegreteria@yahoo.it
Oggetto: Convegno Internazionale - Trieste, 17 - 21 Novembre 2008

 

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Set 20
Convegno "A trent'anni dalla Legge 180- la psichiatria prima e dopo Basaglia"

di Maïté

 Il 24 settembre 2008, presso l'Aula Pocchiari dell'Istituto Superiore di Sanità, si terrà il Convegno: "A trent'anni dalla Legge 180: la psichiatria prima e dopo Franco Basaglia", coordinato da Enrico Alleva e Giorgio Bignami (Reparto di Neuroscienze comportamentali, Dipartimento di Biologia cellulare e Neuroscienze, Istituto Superiore di Sanità).

L'iscrizione al Convegno è gratuita ma obbligatoria. Per informazioni rivolgersi alla Segreteria scientifica e organizzativa.

 Con preghiera di diffusione

 Convegno

A TRENT'ANNI DALLA LEGGE 180: LA PSICHIATRIA PRIMA E DOPO FRANCO BASAGLIA

Roma, 24 settembre 2008

organizzato da
Istituto Superiore di Sanità

 Con questo convegno si vuole commemorare la figura e l'opera dello psichiatra Franco Basaglia, nonché la promulgazione della Legge 180/1978, sottolineando, in particolare, il ruolo esercitato dall'ISS nella genesi e nella implementazione della suddetta legge, poco dopo recepita nella Legge 833/1978, che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale. Più in generale, le tematiche che si intendono affrontare nel corso dell'evento rappresentano argomenti di attualità in sanità pubblica, e sono congrue con gli obiettivi descritti nel Piano Sanitario Nazionale 2006-2008 in materia di tutela della salute mentale (paragrafo 5.4). Partendo da una generale riflessione sul percorso tracciato dalla riforma Basaglia, il convegno si pone come obiettivi: i) l'analisi dell'efficacia delle strategie di tutela della salute mentale a livello sia nazionale sia internazionale; ii) un confronto sulle problematiche e sulle prospettive nell'ambito della ricerca, della formazione e della promozione della salute mentale, anche in rapporto ai servizi disponibili sul territorio; iii) un confronto sull'efficacia dei servizi presenti sul territorio dal punto di vista dei pazienti e dei loro familiari


8.30 Registrazione dei partecipanti

9.15 Indirizzo di benvenuto
E. Garaci

9.30 Introduzione
E. Alleva

Ricordo di Pier Luigi Morosini
9.40 D. Greco
9.55 A. Banchero

10.05 Il ruolo dell'Istituto Superiore di Sanità nel Progetto Nazionale Salute Mentale (PNSM)
G. Bignami

10.15 Legge 180: precedenti, reazioni e problemi di applicazione
T. Losavio

10.45 Intervallo

11.15 TAVOLA ROTONDA
Le nuove linee di indirizzo nazionali per la salute mentale
B. Orsini (coordinatore), A. Balbi, A. Picardi, C. Munizza, F. Rotelli

13.00 Intervallo

14.00 Proiezione del filmato "La vita chiusa. Storie del villaggio manicomiale di Siena"
di S. Folchi e A. Bartoli

14.40 Il ruolo della università nella formazione e nella ricerca in psichiatria: rapporti con i servizi sul territorio
M. Ruggeri
15.10 Lo sviluppo dei servizi di salute mentale sul territorio dall'approvazione della legge 180 a oggi
G. Dell'Acqua
15.40 TAVOLA ROTONDA
Il problema dei bisogni dei pazienti e delle famiglie: quali rapporti tra domanda e offerta?
G. Bignami (coordinatore), A. Basaglia, G. Bersani, M. G. Giannichedda, G. Trincas

17.10 Conclusioni
 

RELATORI

Enrico Alleva
, Direttore del Reparto di Neuroscienze comportamentali, Dipartimento di Biologia cellulare e Neuroscienze, Istituto Superiore di Sanità, Roma
Andrea Balbi, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale Azienda USL Roma D, Roma

Anna Banchero, Coordinamento delle Regioni

Alberta Basaglia
, Fondazione Franco Basaglia
Giorgio Bignami, già Dirigente di ricerca, Reparto di Neuroscienze comportamentali, Dipartimento di Biologia cellulare e Neuroscienze, Istituto Superiore di Sanità, Roma
Giuseppe Dell'Acqua, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale, Azienda per i Servizi Sanitari n° 1 Triestina, Trieste

Giuseppe Bersani, Dipartimento di Scienze Psichiatriche e Medicina Psicologica, Università "Sapienza" di Roma

Maria Grazia Giannichedda, Docente di Sociologia Politica, Università di Sassari; Presidente della Fondazione Franco Basaglia

Donato Greco, già Direttore del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Roma

Tommaso Losavio, già Direttore del progetto di chiusura dell'Ospedale Psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma; già Direttore del Centro Studi e Ricerche della ASL Roma E

Carmine Munizza, Responsabile scientifico del Centro Studi e Ricerche in Psichiatria, ASL Torino 2, Torino
Bruno Orsini, Relatore Legge 180/78 alla Camera dei Deputati; Responsabile della Comunità Terapeutica Riabilitativa "Villa Santa Maria", Campomorone, Genova

Angelo Picardi, Primo Ricercatore del Reparto di Salute Mentale, Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Roma

Franco Rotelli, Direttore Generale dell'Azienda per i Servizi Sanitari n° 1 Triestina, Trieste

Mirella Ruggeri, Professore ordinario di Psichiatria, Sezione di Psichiatria e Psicologia Clinica, Dipartimento di Medicina e Sanità Pubblica, Università degli Studi di Verona
Gisella Trincas, Presidente Nazionale dell'UNASAM-Unione Nazionale Associazioni per la Salute Mentale


Direttori scientifici
Enrico Alleva, Giorgio Bignami
Reparto di Neuroscienze comportamentali
Dipartimento di Biologia cellulare e Neuroscienze
Istituto Superiore di Sanità


Segreteria scientifica e organizzativa
Nadia Francia, Irene Pistella,
Francesca Cirulli, Igor Branchi
Reparto di Neuroscienze comportamentali
Dipartimento di Biologia cellulare e Neuroscienze
Istituto Superiore di Sanità
Tel: 06 4990 2039
Fax: 06 4957 821
E-mail: nadia.francia@iss.it,
irene.pistella@iss.it

INFORMAZIONI GENERALI

Sede
Aula Pocchiari, Istituto Superiore di Sanità
Viale Regina Elena, 299 - Roma
Destinatari
Ricercatori (dell'Istituto Superiore di Sanità, di Enti di ricerca, dell'Università), Dottorandi, Medici psichiatri, Operatori del Servizio Sanitario Nazionale nel campo della salute mentale, Operatori nell'ambito della rete di informazione sui centri di servizio per le malattie mentali, Rappresentanti delle associazioni (sia degli utenti sia delle loro famiglie) per la salute mentale
Iscrizione
La partecipazione al Convegno è gratuita. L'iscrizione è obbligatoria e potrà essere effettuata seguendo la procedura online all'indirizzo internet "http://www.iss.it/site/reg/"; oppure compilando l'apposita scheda di iscrizione reperibile sia presso la Segreteria scientifica e organizzativa, sia all'indirizzo internet "http://www.iss.it/form/cong/"

La scheda di iscrizione, compilata e firmata, dovrà essere trasmessa via e-mail o fax alla Segreteria scientifica e organizzativa entro il 19 settembre 2008. Le spese di viaggio e di soggiorno sono a carico del partecipante

L'evento non prevede crediti formativi ECM

Attestato di partecipazione
Al termine del Convegno sarà rilasciato un attestato di partecipazione a chi ne farà richiesta

--
----------------------------------------------------------------------------
Dr. Enrico Alleva
Director,
Section of Behavioural Neurosciences
Dipartimento di Biologia cellulare e Neuroscienze
Istituto Superiore di Sanità
Viale Regina Elena, 299
I-00161 Rome, Italy

Tel.: +39-06-4990-2352/3179
Fax: +39-06-4957821
e-mail: enrico.alleva@iss.it

Da Forum Segreteria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Set 20
Medico o venditore di farmaci?

di Maïté

Medico o venditore di farmaci?

Foto: Teresa Zafon

DOCUMENTO: Uno psichiatra americano racconta come, pagato dall’industria, ha tenuto conferenze ai medici di base per illustrare le virtù di un noto antidepressivo. E come, dopo un anno di verità nascoste, ha detto basta.

 Qualche tempo fa un cordiale informatore scientifico del farmaco della Wyeth Pharmaceuticals entrò nel mio studio a Newburyport, Massachusetts, e mi fece un’ottima offerta: parlare ad altri medici dell’uso dell’Effexor per la depressione. La Wyeth mi avrebbe fornito diapositive e mi avrebbe pagato un seminario di formazione. Poi profuse numeri in rapida sequenza: 500 dollari per ogni presentazione, 750 dollari se avessi dovuto guidare per un’ora. Un aereo mi avrebbe portato a New York per un «programma di sviluppo delle capacità», sarei stato alloggiato in un hotel del centro e avrei ricevuto un onorario extra. Mi misi a riflettere. Conoscevo l’Effexor e avevo letto studi in cui si dimostrava come fosse leggermente più efficace degli Ssri (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina): i vari Prozac, Paxil e Zoloft aumentano il livello della serotonina, neurotrasmettitore responsabile dell’umore. L’Effexor è un inibitore duale, ossia aumenta sia la serotonina sia la norepinefrina. La teoria della Wyeth era che l’Effexor fosse più potente. Lo avevo già prescritto. Se lo avessi presentato a medici di base, pensavo, non avrei fatto nulla di poco etico. Poche settimane più tardi, stavo attraversando la lussuosa hall del Millennium Hotel, a Manhattan. Alla reception, l’addetta mi sorrise: «Buongiorno dottor Carlat, vedo che è qui per la conferenza della Wyeth. Ecco il materiale». Mi passò il programma, l’invito a cene e ricevimenti e un biglietto per un musical. Sentii un lontano rimorso. Sembravano un mucchio di soldi. La mattina dopo, alla conferenza c’era un centinaio di psichiatri. Riconobbi un conoscente che non vedevo da tempo. Avevo sentito che stava guadagnando un bel po’ di soldi. Gli chiesi di cosa si stesse occupando. Disse di avere tenuto molte presentazioni per la Warner-Lambert (poi acquistata dalla Pfizer) sul Neurontin, un farmaco approvato per l’epilessia, ma che il mio amico aveva scoperto essere di supporto nei casi di disordine bipolare (nel 2004, la Warner-Lambert fu condannata per aver illegalmente promosso un uso off-label, ossia non autorizzato, del Neurontin, ndr). Il programma comprendeva gli interventi di stimati accademici. Tra questi, Michael Thase: una sua metanalisi aveva indicato che il tasso di remissione con l’Effexor era del 45 per cento rispetto al 35 dei farmaci Ssri e al 25 del placebo. Era la prima volta che si dimostrava la maggior efficacia di un antidepressivo rispetto ad altri. Se l’Effexor si fosse rivelato davvero migliore, sarebbe stata una rivoluzione (...) Per il suo studio Thase aveva scelto quello che allora era un parametro inusuale per valutare l’effetto degli antidepressivi: la remissione piuttosto che la più comune risposta. La risposta corrisponde a un miglioramento del 50 per cento nei sintomi, secondo la scala Hamilton. La remissione invece è considerata guarigione completa. Lo trovai un punto convincente a favore dell’antidepressivo. Quando si trattò di illustrare gli effetti collaterali, la colpa maggiore dell’Effexor era che poteva dare ipertensione. A dosi basse, il 3 per cento dei pazienti era iperteso rispetto al 2 per cento con placebo: una "piccola" differenza dell’1 per cento. Fu un’accurata presentazione di dati. Se li rileggo oggi, tuttavia, mi accorgo che una diversa interpretazione avrebbe indicato che l’Effexor causa un 50 per cento di casi di ipertensione in più di un placebo Andò avanti così per ore. Stavo credendo proprio a tutto? Certo che no. Sapevo che non era un seminario medico imparziale. Ma quando sei trattato come una divinità è inevitabile mettere in stand-by le capacità critiche. Alla fine vennero distribuite buste a tutti: assegni per 750 dollari. Supponevo mi avessero scelto per qualche mia qualità. Fui riportato ben presto alla realtà. Ricordo l’imbarazzo quando entrai nella mia prima sala d’aspetto. La receptionist chiese se avevo un appuntamento. «Sono qui per un incontro». Le si accese una lampadina. «Ah, è qui per il pranzo dell’azienda farmaceutica?». Ero classificato come un componente di un pranzo organizzato per piazzare un farmaco. Alla fine iniziai a presentarmi come «Dottor Carlat, per il pranzo della Wyeth». Basavo i miei discorsi sulle slide ufficiali. Discutevo l’importanza della remissione, come dosare il farmaco, gli effetti collaterali. Avevo qualche dubbio, ma ero impressionato da quel 10 per cento in più nel tasso di remissione dell’Effexor rispetto agli Ssri. Stavo mettendo in luce i punti di forza e sminuivo gli svantaggi. Ma questo poteva forse far male a qualcuno? Il giorno dopo ricevevo sempre una telefonata da parte dell’informatore Wyeth, il quale si congratulava per il magnifico lavoro. Arrivai ad avere presentazioni ogni settimana. E ricevevo fax che mi preparavano all’incontro con dottori particolari. Una nota mi informava che il medico che avrei visto quel giorno «è un sesto decile»: ossia uno che prescrive molti farmaci; più alto è il decile (da 1 a 10), più efficace potrebbe essere il dottore per l’azienda. Rimasi esterrefatto dalla quantità di dettagli che le industrie farmaceutiche sono in grado di acquisire. Società specializzate in ricerche di mercato acquistano informazioni sulle prescrizioni dalle farmacie locali, e le rivendono alle aziende. Tenni parecchie presentazioni, in cui ponevo sempre l’accento sulla remissione. Nel frattempo mi tenevo aggiornato, e non tutte le novità erano positive. Più dati venivano alla luce in relazione al confronto con altri Ssri, più calava la superiorità di remissione dell’Effexor, ora più vicina al 5 per cento anziché al 10. In altre parole: un solo paziente su 20 avrebbe tratto vantaggio dall’uso del farmaco rispetto agli altri Ssri. Non menzionavo niente di tutto ciò: non era incluso nelle slide, e temevo che non mi avrebbero più invitato a tenere conferenze. Ma stavo cominciando a scontrarmi con "l’etica del mio silenzio". Uno dei momenti più spiacevoli arrivò durante una conferenza davanti a molti psichiatri. Citando uno studio finanziato dalla Wyeth, dissi che i pazienti avrebbero manifestato ipertensione solo con più di 300 milligrammi al giorno. «Davvero?» disse uno dei medici in sala. «Ho riscontrato ipertensione anche a dosaggi più bassi». «Può essere, ma è raro nelle dosi comunemente utilizzate». Mi guardò accigliato e scosse la testa: «Non è quello che è successo a me». Non avevo mentito, ma avevo rigirato i dati nel miglior modo possibile. Perché mai, iniziai a chiedermi, qualcuno dovrebbe prescrivere un antidepressivo che può dare ipertensione? Non riuscivo a dimenticare lo sguardo di quel medico, tra scetticismo e disprezzo. Cominciai a pensare che i soldi stessero influenzando il mio giudizio critico. C’era poi un altro problema. I pazienti che interrompevano il trattamento avevano vertigini e capogiri, insonnia, tristezza ed altri sintomi: sintomi da astinenza (...) Al seminario della Wyeth a New York si accennava ai questi sintomi, ma dicendo che bastava scalare la dose per evitarli. In base alla mia esperienza, però, la strategia non funzionava, e i pazienti facevano fatica a sospendere l’Effexor. Durante le mie presentazioni parlavo dei sintomi d’astinenza, ma anche del fatto che «di solito» potevano essere evitati. Però avevo sempre più riserve sul raccomanda l’uso dell’Effexor come farmaco iniziale. Non solo i nuovi dati comparativi non erano più così sconvolgenti, ma gli studi erano stati condotti sul breve termine (6 o 12 settimane). Era probabile che con test più lunghi, per esempio 6 mesi, gli Ssri avrebbero raggiunto l’Effexor. Alla fine della mia successiva presentazione dissi che i dati si riferivano a brevi periodi di cura, e forse altri Ssri erano altrettanto efficaci. Lasciai lo studio con un senso di integrità. Alcuni giorni dopo, mi fece visita un responsabile di zona. Cordiale come sempre, disse: «Non era molto entusiasta nella sua ultima presentazione. Si sentiva poco bene?». Il messaggio era chiaro: ero pagato per promuovere entusiasticamente il farmaco. In quel momento decisi che la mia carriera come relatore finanziato dall’industria era finita. Abbandonai tutto. Ora mi occupo di un notiziario medico di aggiornamento per psichiatri, non finanziato da industrie, che distingue gli studi farmacologici reali dal marketing. Ripensando all’anno trascorso come relatore della Wyeth, mi sono chiesto se ho agito in modo scorretto. Ho contribuito a decisioni mediche errate? Forse. È anche possibile che alcuni pazienti abbiano ottenuto un po’ più di sollievo dalla depressione rispetto a quanto ne avrebbero avuto con gli Ssri. Non è probabile, ma possibile. Di recente un altro informatore mi ha invitato alla presentazione di un antipsicotico. «Sarà una serata interessante. Vuole partecipare?». Ho buttato un occhio sull’invito. Ero tentato. Poi mi è tornata alla mente un’immagine: io davanti a un leggio che mi schiarisco la voce prima di iniziare la presentazione per un’azienda farmaceutica. Ricordo perfettamente le mie sensazioni, il monitoraggio di ciò che avrei detto, i calcoli di quanto sincero sarei stato. «Grazie comunque, ma preferisco di no».

 Tratto da: Panorama - N. 12 - 20 MARZO 2008 p. 210 Articolo di: DANIEL CARLAT -  (Daniel Carlat è ricercatore in psichiatria clinica alla Tufts University School of Medicine.)

 Tratto dalla rassegna stampa di www.giulemanidaibambini.org Campagna sociale nazionale contro gli abusi nella prescrizione di psicofarmaci a bambini ed adolescenti

 

 

 

 

 

 



Set 18
Vicenza, 19 settembre: Tanto scappo lo stesso - di e con Alice Banfi

di Maïté

Quest'anno a maggio, sono trascorsi 30 anni dall'approvazione della legge 180, nota ai più per aver portato alla chiusura dei manicomi, e meno compresa per le sue implicazioni straordinarie di legge-avanguardia sui piani politico, etico, sociale, culturale.
La 180 voleva indurre la psichiatria a tenere insieme cura e diritti, inventare perciò servizi capaci di responsabilità, garantire perciò servizi rispettosi della dignità e della libertà di ogni persona, anche quando sofferente.
Per riportare l'attenzione sulle possibilità che questa legge ha inaugurato - prima di tutto la restituzione dei diritti di cittadinanza per le persone con disagio - e su quello che tuttavia ancora si oppone all'adesione dei principi rivoluzionari che la costituiscono, il 19 settembre alle ore 18.00 nella Sala Lampertico di Vicenza, il Forum salute mentale veneto, in collaborazione con la Con-tatto coop. e con l'RdB-CUB Rappresentanze sindacali di base, promuove la presentazione del libro di Alice Banfi Tanto scappo lo stesso – romanzo di una matta edito nel 2008 per Stampa Alternativa.
Alice mette in campo la sua voce e la sua storia con una forza impareggiabile, per raccontare un dolore trasfigurato dai luoghi, dalle pratiche, dai camici di quella psichiatria che gioca scorretto. Diventa un'altra cosa stare male, quando ci s'imbatte nelle roccaforti a porte chiuse dei reparti ospedalieri, nei metodi militarizzati di cura (fatti passare per inevitabili), negli operatori disavvezzi al comprendere.
Se Franco Basaglia fu l'uomo che restituì la parola ai matti, e se il potere psichiatrico nonostante ciò continua a tenere sequestrate e inoffensive queste vite, Alice la parola se la prende da sé. Coraggiosamente, con un linguaggio che centra, asciutto, senza lacrime né sconti, ci porta dentro il mondo parallelo dei reparti psichiatrici. Dove le persone con sofferenza mentale ancora oggi subiscono la violazione dei più elementari diritti.

Ora che questo mondo lo può guardare da fuori, Alice è diventata una delle voci più intense capace di rendere tangibili la fatica e la bellezza di una rimonta ottenuta nonostante tutto.
"Le cose che accadono, anche le più indicibili, – scrive Peppe Dell'Acqua nella prefazione – Alice le racconta sempre con ironia. Scanzonata fino allo sberleffo. Eppure racconta fatti dolorosi, amari, gravi. Un pugno allo stomaco. Fatti che denunciano un cambiamento mancato, un ritardo colpevole, la persistenza di pratiche più che mai inutili e senza senso. [...] Alice con la sua presenza in scena, la trasparenza del suo sguardo, la dignità delle sue parole è il segno più evidente di quel cambiamento, iniziato e incompiuto, da compiere senza più un solo minuto di ritardo. E' questo Alice che in fondo ci chiede".

Con l'Autrice, ad avviare una riflessione e un dibattito sulle pratiche possibili e su quelle impossibili da accettare tra le cure in Salute Mentale, saranno presenti Lorenzo Toresini, psichiatra direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Merano; Mariano De Mattia, infermiere presso il Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura d'Iseo e Gianfranco Bignamini Coordinatore nazionale Comparto Sanità RdB CUB.
L'invito è rivolto alla cittadinanza tutta; speriamo di avervi numerosi

Alessia Vergolani per il Forum salute mentale veneto
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Set 15
Scandalo a Bolzano! In cerca della follia nei bambini!

di alice banfi

SCANDALO A BOLZANO: TEST PSICOPATOLOGICI A TUTTI I BAMBINI !!??

In una risposta inviata a Radio Südtirol dall'Assessore alla Sanità sulle pratiche sanitarie della Provincia di Bolzano per quanto concerne gli screening psicopatologici nelle scuole e l'abuso di psicofarmaci ai bambini, è stata inclusa questa scioccante dichiarazione:

“… Questo progetto prevede le varie competenze necessarie, per l'intero territorio nazionale, al fine di analizzare tutti i bambini nella stessa forma attuando un ampio programma di diagnostica per trovare il più precocemente e più velocemente possibile i disturbi nell’ambito dell’ADHD e problemi simili e per pronosticare i risultati in base a criteri stabiliti.“

Questo è scandaloso!!! Si cerca di far credere (o forse l’assessore ne è veramente convinto, il che è peggio) che ci sia un progetto di screening per tutti i bambini a partire da età tenerissime. Questo è esattamente l’abuso più grave contro cui ci battiamo: lo screening di tutti i bambini. Noi denunciamo da anni che questo è parte di una campagna di marketing delle case farmaceutiche e delle lobby psichiatriche per vendere psicofarmaci come è già successo in America e altrove. Con questi test i bambini “diagnosticati” vengono etichettati come malati mentali, o peggio, imbottiti di pericolosi psicofarmaci, che sono stupefacenti, droghe che possono dare dipendenza. Alcuni di questi farmaci possono indurre pensieri suicidi, altri creare gravi problemi cardiaci, che possono portarli fino alla morte.

L’assessore ci conferma le nostre preoccupazioni!

MA QUI IL PROBLEMA È BEN PIÙ GRAVE! Uno Stato democratico è al servizio dei cittadini; fornisce servizi su richiesta dei cittadini; non entra nelle loro case e nella loro vita per schedarli, nemmeno nelle scuole. I test psicopatologici SU LARGA SCALA sono l’invasione dello stato nella famiglia e nella vita dei cittadini. Si fondano su una visione di stato totalitaria e rappresentano un GRAVE RISCHIO PER LA DEMOCRAZIA.

Si tratta di un problema politico.

Inoltre l’Assessore ha  dichiarato:

„… In seguito, in base a questa sospetta diagnosi e alla terapia consigliata, si daranno consigli ai genitori e alla scuola per azioni mirate ad iniziare l’assistenza individuale, la psicoterapia familiare e i farmaci. Questi ultimi sono soggetti a un controllo preciso e all’effettuazione di un piano di visite e di valutazione.“

Beh, qui la strategia di marketing delle case farmaceutiche e delle lobby psichiatriche è descritta in modo dettagliato. Le promesse di controlli non ci soddisfano.

Per di più, non esiste nessuna prova oggettiva che l’ADHD/DAMP sia un disturbo o una malattia vera e propria; In un convegno, i massimi esperti mondiali di ADHD hanno ammesso: “Le nostre conoscenze sulla causa o le cause dell’ADHD rimangono per lo più speculative”.

Perché spendere tutti questi soldi della provincia per una malattia non dimostrata scientificamente?

 

Per altre informazioni: www.ccdubozen.org




Ago 26
PSICOFARMACI AI BAMBINI

di alice banfi

 

Bolzano, 24 agosto 2008

 

Petizione contro la somministrazione di psicofarmaci ai bambini

 

Il CCDU sarà presente sabato 30 agosto dalle 9.00 alle ore 19.00 a Bolzano presso il ponte Talvera per organizzare una grande raccolta di firme.

 

In Alto Adige la psichiatria sta promuovendo una nuova “malattia dei bambini”: ADHD mancanza di attenzione e iperattivitá. Da loro definita “malattia”, anche se non riescono a dimostrare nessuna alterazione organica. Questa presunta malattia viene diagnosticata solo con qualche sciocca domanda. Come per esempio: il bambino muove spesso le mani o chiacchiera troppo. Non esiste nessun altro mezzo con il quale si possa fare diagnosi.

 

Con questo i bambini “diagnosticati” vengono etichettati come malati mentali, o peggio, imbottiti di pericolosi psicofarmaci, che sono stupefacenti, droghe che possono dare dipendenza. Alcuni di questi farmaci possono indurre pensieri suicidi, altri creare gravi problemi cardiaci, che possono portarli fino alla morte.

La gente dell’Alto Adige vuole proteggere i bambini dalle lobby psichiatriche e dalle case farmaceutiche, ma la classe politica non si è ancora fatta sentire.

 

Se avete a cuore i nostri bambini, affinché non vengano etichettati come malati mentali e imbottiti con pericolosi psicofarmaci, allora venite al ponte Talvera a Bolzano sabato 30 agosto dalle 8.00 alle 19.00 per firmare la nostra petizione. Voi potete aiutare.

(Fonte CCDU, ricevuto da un'amico)  Ti prego di mandare queste informazioni a più persone possibili.

Grazie, Paolo

 

 




Ago 26
MATTI CHIARI E AMICIZA LUNGA, VI Festival della Letteratura Resistente!

di alice banfi

(fonte stampalternativa.it)

MATTI CHIARI, AMICIZIA LUNGA

E’ con gioia, orgoglio, passione e, nello stesso tempo, con attesa di altrettante emozioni che invito chi mi legge al sesto festival della letteratura resistente, il 4, 5 e 6 settembre, tra Mantova, Pitigliano ed Elmo di Sorano. Un evento libero, aperto, festoso, riflessivo e senza sponsor.

Il primo festival ospitò scrittori analfabeti e Claudio Lolli. Poi, nei successivi, ci siamo inventati di tutto e di più, fino all’attuale per ricordare, alla nostra maniera, Franco Basaglia, l’artefice di una delle poche vere rivoluzioni sociali e culturali (incompiuta ancora e chissà per quanto), certamente la sola sessantottina, perché tutto il resto del ’68 è fuffa, certificata dagli scritti e dalle apparizioni degli ex d’allora nel quarantesimo anniversario.


Per questo, per il tributo a Basaglia, abbiamo scelto come tema MATTI CHIARI, AMICIZIA LUNGA, con un filo che si dipana tra Mantova, perché lì c’è RADIO 180 LA VOCE DI CHI SENTE LE VOCI, Pitigliano che ne è la culla, ed Elmo di Sorano, la sola oasi che poteva ospitare una notte anarchica.


Il programma, in sintesi:

GIOVEDI’ 4 SETTEMBRE, a Mantova dalle 18,00 a Radio 180, viale della Repubblica 2, tre incontri: il primo con Gianna Schiavetti, che della radio è una delle animatrici, a parlare del suo La schizofrenia non esiste e se esistesse io vorrei averla, poi Alice Banfi che parla di Tanto scappo lo stesso, per concludere la giornata con il più anarchico dei cantautori e il suo complice Rocco Marchi, in “E ti chiamarono matta”, ripreso dal disco omonimo scritto e cantato da Gianni Nebbiosi nel 1972.

VENERDI’ 5 siamo a Pitigliano al Magazzino Giustacori in pieno Ghetto dove, alle 18,00, Elena Guerrini presenta e recita Orti insorti, memoria irriverente, divertente e istruttiva: dopo una cena fredda grazie alle “offerte in natura” che Elena chiede al posto del biglietto che non c’è.


SABATO 6, sempre a Pitigliano, stesso luogo, alle 11,00, I BIANCIARDINI UN ANNO DOPO (http://www.riaprireilfuoco.org/Bianciardini/firstpage.htm) e i quattro nuovi di zecca degli scrittori del Burkina, raccontati da Ettore Bianciardi.

Dalle ore 16,00, stesso luogo, SCRITTORI DIVERSI si raccontano:

Rosario Zanni (Mal’aria)

Alice Banfi (Tanto scappo lo stesso)

Raffaella Ferrè (Santa precaria).

SABATO 6, a Elmo di Sorano, ex scuola elementare – Circolo ARCI VELTHA, dalle 22,00, LA NOTTE ANARCHICA illuminata dai bagliori di: Alessio Lega e Rocco Marchi (Canta che non ti passa - http://www.stampalternativa.it/libri.php?id=978-88-6222-039-2) e di Marco Rovelli e Davide Giromini con i canti anarchici in previsione di un nuovo libro con CD allegato. A oltranza.


Potrebbe esserci altro e lo trovate sul sito di Stampa Alternativa (www.stampalternativa.it). Potete mettervi in contatto attraverso l’e-mail redazione@stampalternativa.it per tutto il mese di luglio e poi ai primi di settembre. Potete infine richiedere informazioni attraverso il fax (0564 633359) o il mobile (340 5235967) che spesso è privo di copertura ma riceve sms.


7 luglio 2008 Marcello Baraghini

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Feb 02
Gruppo Auto-Aiuto

di Maïté

Gruppo Auto-Aiuto

Il gruppo di Auto-Aiuto di utenti e familiari "E domani... l'Aurora" essendo cresciuto (a volte fino a dodici partecipanti), si è reso necessario dividerlo in due gruppi per permettere ad ognuno dei presenti di potersi esprimere, cosa non sempre possibile ultimamente.

Il primo gruppo si riunisce ogni martedì dalle 14:00 alle 15:30 presso il circolo A.R.C.I della Pianta in via Sardegna a La Spezia.
La facilitatrice rimane Agnese Greguoldo

Il secondo gruppo si riunisce ogni mercoledì, nello stesso luogo e alla stessa ora.
La facilitatrice è Maïté Pedroncini.

Tutti e due i gruppi si avvaleranno della collaborazione della Psicologa Donatella Pasquali.

Per info: mondodiholden@libero.it
oppure: 348/8025291


Gen 21
Gita a Torino

di Maïté

Domenica 27 Gennaio
Gita a Torino

Programma:
Punto di ritrovo alla stazione di Sarzana alle ore 6:30 o alla stazione di La Spezia alle ore 6:45
Partenza alle 6:42 da Sarzana e alle 7:01 da La Spezia C. per Torino Porta Nuova
Arrivo a Torino intorno alle 10:45

Visita al Museo del cinema alla Mole Antonelliana
(costo biglietto 8 €, offerto dall’Associazione)
Pranzo libero
Visita al centro storico: i palazzi, i giardini, i monumenti
A zonzo per l’antico mercato dei rigattieri del Balon
Shopping libero (cioccolata, ecc)

Ritrovo in stazione di Porta Nuova alle ore 18:30
Partenza con il treno delle 19:05
Arrivo alle ore 22:10 a La Spezia e alle 22:24 a Sarzana
Partecipazione libera

Per info: mondodiholden@libero.it
oppure: 348/8025291
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Gen 21
Terza edizione del Corso di Computer

di Maïté


Come ogni anno riprende il corso di computer
e internet per i soci dell’associazione.
Anche quest’anno le lezioni si terranno nell’aula
computer degli Archivi Multimediali Sergio Fregoso.
Le lezioni si svolgeranno ogni Venerdì dalle 14
alle 16 a partire da Venerdì 18 Gennaio.
Il corso prevede lezioni di base su windows e
office, ma sarà soprattutto rivolto a persone che
vogliono imparare a usare tutte le risorse offerte
da internet per comunicare, imparare, divertirsi.
Possono accedere al corso i soci dell’associazione
in regola con il pagamento della quota annuale
che è fissata in dieci euro. Chi non è iscritto o non
ha rinnovato può regolare la propria posizione anche
a corso iniziato.

Per info: mondodiholden@virgilio.it
oppure: 329/5937298
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Mag 12
Festival delle Abilità Differenti

di Maïté

Festival delle abilità differenti. A Carpi espongono gli "artisti loro malgrado"
In programma fino al 14 maggio la mostra "Ritrarre l'invisibile": volti e primi piani dipinti da cinque pittori, vissuti tra XX e XI secolo, diventati ormai famosi come maestri della “art brut”




CARPI - Una mostra di "artisti loro malgrado" aspettando il nono Festival internazionale delle abilità differenti di Carpi (Modena). Fino al 14 maggio, nello spazio espositivo in corso Cabassi 4, è possibile visitare l'esposizione "Ritrarre l'invisibile", volti e primi piani dipinti da cinque pittori, tutti vissuti tra XX e XI secolo, diventati ormai famosi come maestri della "art brut", quella forma di produzione spontanea e immediata realizzata da chi non ha una specifica formazione artistica, come ad esempio le persone affette da disturbi mentali o i bambini. Ad esporre le loro opere a Carpi sono Gertrude Hozatho Mediz Pelikan, Rino Ferrari, Cesare Paltrinieri, Ted Gordon e Margarethe Held. Totalmente autodidatti ed estranei ai circuiti dell'arte tradizionale, questi pittori utilizzano un proprio linguaggio figurativo, esprimendo un immaginario del tutto individuale, imprevisto e singolare.?


L'arte outsider (in quanto non proviene dai canali istituzionali) tralascia la disabilità di chi disegna o usa il pennello, perché l'approccio socio-terapeutico rischia di svalutare le capacità artistiche degli autori, e si focalizza invece sulla tensione emotiva e sull'energia che scaturisce dall'opera. Così l'arte diventa un linguaggio universale, una forma di comunicazione comprensibile a tutti, perché nasce dalla passione, dai moti dell'animo e dalla bravura del pittore. La mostra "Ritrarre l'invisibile" è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20, il sabato e la domenica fino alle 22. Per prenotare le visite guidate: tel. 059 664774; per informazioni: sito web www.nazareno-coopsociale.it


Visita la PHOTOGALLERY


(10 maggio 2007)
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Mar 18
Corso Auto-Aiuto

di Maïté

L’associazione “Meglio Insieme” assieme al Servizio di Salute Mentale di Chiavari ed ad altre associazioni, volontari, singoli cittadini, operatori del settore, intende organizzare un corso di due giornate sull’auto-aiuto e la salute mentale nella zona dell’ASL4 chiavarese, nelle giornate del 14 e 15 novembre 2007.
Il corso sarà facilitato da Roberto Cuni e Renzo De Stefani, primario del Centro di Salute Mentale di Trento; entrambi i relatori hanno condotto corsi analoghi a Genova, La Spezia e San Remo.
Si comunica a chi fosse interessato a dare il proprio contributo, che sabato 24 marzo dalle 9:30 alle11:00 presso il Centro di Salute Mentale di Chiavari in via Ghio 9, si terrà un incontro preliminare per l’organizzazione delle due giornate di corso sull’auto-aiuto.
Con l’auspicio di ritrovarci come sempre in molti, con tante idee e risorse da condividere, vi preghiamo di far avere con ogni mezzo il presente invito alle persone che sapete sinceramente interessate alla diffusione della cultura dell’auto-aiuto.
Affettuosamente grata.
Luigina Mariani
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Feb 28
La nostra Associazione entra nei Comitati Consultivi Misti

di Maïté

La nostra associazione è entrata a fare parte dei Comitati Consultivi Misti dell’ASL 5 ed è stata convocata a partecipare all’assemblea che si terrà l’ 8/03/2007 alle 15:00 presso la Sala riunioni della RIANIMAZIONE, posta nel PADIGLIONE “CESARE DA POZZO”, edificio 2 (celeste) – 1° piano (lato nord), dell’OSPEDALE CIVILE “S. ANDREA” per un incontro di presentazione con il Direttore Generale Dr. Gianfranco Conzi.
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Feb 07
Corso di Formazione per Volontari

di Maïté

Dal 24-25 Febbraio 2007 al 10-11 Marzo 2007, presso AZIENDA SANITARIA DI FIRENZE ASL 10 - SS. FORMAZIONE DEL PERSONALE

VIA DI SAN SALVI, 12 - FIRENZE

Corso di formazione per volontari sulle basi teoriche e pratiche dell’auto aiuto

La partecipazione è prevista sino ad un massimo di 40 iscritti/e. In base alle esperienze formative ed organizzative del corso, i responsabili selezioneranno le domande. Coloro che sono interessati a partecipare al corso devono comunicarlo entro il 15 Febbraio 2007, anche tramite fax alla Segreteria organizzativa:

COORDINAMENTO REGIONALE DEI GRUPPI

DI AUTO-AIUTO

Via Arrigo da Settimello, 1 - 50135 Firenze

Tel. 055 6540454

Fax 055 6123839

e-mail: info@autoaiutotoscana.org

orari: da lunedì a venerdì dalle 10 alle 13

Ad ogni partecipante che sarà stato presente ad almeno 2/3 delle lezioni verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

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Feb 03
Seminario Ron Coleman

di Maïté

SEMINARIO ATTIVO di RON COLEMAN e KAREN TAYLOR ”Avere a che fare con le voci “ - 12 e 13 FEBBRAIO 2007 A SAN CASCIANO VAL DI PESA (FIRENZE)
Ron Coleman :
“Troppo spesso accade che gli obiettivi dei servizi che intervengono nelle vite delle persone che hanno gravi problemi di salute mentale siano limitati al “mantenimento” principalmente attraverso la somministrazione di terapie … c’è pochissimo tempo per aiutare la persona a stare meglio, a guarire dalla propria infermità e a vivere una vita autonoma e soddisfacente…. Credo che il fattore più importante che aiuta le persone con disturbi di tipo psicotico ad iniziare il viaggio verso la guarigione sia il valore che diamo al coinvolgimento personale, sia della persona con problemi mentali che della persona che è l’operatore. E’ fondamentale guardare l’uno all’altro prima di tutto come persone, in secondo luogo come partner alla pari di un processo definito ed in terzo luogo in funzione dell’offerta reciproca di differenti esperienze di valore. Il “paziente” è l’esperto per esperienza e l’operatore è l’esperto per professione” - (Ron Coleman, Lavorare per guarire)
Ron Coleman ha passato tredici anni dentro e fuori il sistema psichiatrico inglese con la diagnosi di gravi problemi psicotici; dalla sua esperienza personale ha sviluppato un approccio alla malattia mentale finalizzato a riprendere il controllo sugli aspetti negativi del sentire le voci e orientato a recuperare potere sulla propria vita ed alla guarigione. Da tempo promuove lo sviluppo di esperienze di auto-mutuo-aiuto e la collaborazione tra operatori e utenti per costruire insieme percorsi di salute mentale.
Sentire le voci è una delle esperienze più comuni che hanno coloro ai quali è stata diagnosticata una malattia psicotica. La ricerca ha dimostrato che molti uditori di voci continuano a sentire le voci anche dopo un prolungato trattamento con i farmaci; ciò significa che queste persone continuano ad essere alle prese con un’esperienza inquietante, hanno una bassa qualità di vita e sono in una situazione di stress molto alto. Inoltre molti operatori psichiatrici si sentono frustrati e impotenti
quando le terapie non ottengono l’effetto desiderato.
Questo seminario è indirizzato a operatori (di qualsiasi qualifica professionale), uditori di voci, famigliari, volontari per imparare a lavorare insieme. Il numero di partecipanti è limitato ad un massimo di 30 persone.
Per informazioni contattare Maria Pia Malavolti Gruppo “La Sorgente” San Casciano Val di Pesa (Fi)
Tel 339-3709084
e-mail gruppolasorgente@hotmail.it
Per il pernottamento presso la sede del seminario contattare AGRITURISMO RELAIS POGGIO BORGONI
www.relaispoggioborgoni.it -
tel 055-8228119
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Gen 31
Il 3/02/2007 Giornata Studio

di Maïté

L’associazione “Lila” toscana organizza, il 3 febbraio 2007 a Firenze, una Giornata studio sulle caratteristiche dei gruppi di Auto Mutuo Aiuto in tema di sieropositività.
Per informazioni rivolgersi alla segreteria organizzativa
(per conferma presenza e informazioni)
Sede LILA Toscana Firenze
Via delle Casine, 13
Tel./Fax 055/2479013
Orario 17.30 – 20.00
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Gen 24
Incontro di psicosociodramma a più voci

di Maïté

l’Associazione Incontro di Livorno e Lucca organizza Il 27 e 28 Gennaio 2007 il terzo “ Incontro di psicosociodramma a più voci”: “Il dono”

Per sapere di più (incluse informazioni logistiche)... www.psicosociodramma.it (cliccare su “Livorno”).

È necessaria la prenotazione, che si prega di effettuare in tempo utile ai seguenti recapiti :

Teresa cell. 335 6344040, Anna Rita cell. 347 4051771, Chiara 339 6497050, Claudia 347 2605676, o via e-mail all’indirizzo ass-incontro@tiscali.it.

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Gen 23
Seminario "Corrispondenze"

di Maïté

L’Associazione di Auto Mutuo Aiuto di Milano Monza Brianza organizza il Seminario “Corrispondenze” i 17 e 18 Febbraio 2007
Le iscrizioni e il pagamento devono pervenire entro l’8 febbraio 2007
Per informazioni: Tel 3391073732 – www.automutuoaiuto.com -
Mail: autoaiuto@virgilio.it
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Gen 23
Convegno "Riflessioni sulla Care Informale"

di Maïté

Il Dipartimento di Salute Mentale – Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano organizza il Convegno “Riflessioni sulla Care Informale” il 2 Febbraio 2007
Le Iscrizioni devono pervenire entro il 31/01/2007
via Fax: 02-64442650 oppure
Mail: retisocialinaturali@ospedaleniguarda.it
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Gen 23
Corso Formazione per Volontari

di Maïté

L’ associazione di Auto Aiuto “ L’Alba” di Pisa organizza un corso di formazione per volontari dal 20 Febbraio al 23 Giugno 2007
Per informazioni rivolgersi alla segreteria organizzativa dal lun. al ven. 09:00/13:00 – 15:00/19:00
Tel e Fax 050970097 oppure consultare: www.lalbassociazione.com
Mail: associazionelalba@gmail.com
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