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Superstite suicida

SUPERSTITE SUICIDA

La mia vita non è una tragedia.
La mia vita non è una telenovela per il vostro piacere.
Io sono una persona.
Sono Jean.
Merito di essere trattato con rispetto.
Questa mattina al lavoro, ho sentito un professionista che parlava ad alcuni miei colleghi d’ufficio (i quali non avevano certamente bisogno di professionismo per questo tipo d’informazione), di un “utente” il quale era riuscito nel suo tentativo di suicidio.
La descrizione era completa in tutti i suoi cruenti dettagli (intendo proprio alla lettera). Il tono, nel raccontare la disgrazia, era simile a quello di un racconto di una congiura in un particolare episodio di telenovela.
La mia prima reazione fu rabbia. Come osano parlare di “utenti” in quel modo? Non c’è nessun rispetto per la riservatezza? Non si rendono conto che stanno parlando di una persona reale, in carne ed ossa? Deve essere stato un dolore atroce quello provato, per portarlo a commettere un simile atto. Non c’è un po’ di empatia da parte di qualcuno per una simile esperienza?
Tuttavia, persino a me pareva una così immane astrazione. Talvolta tutti noi siamo portati a pensare al suicidio, non è forse vero?
Dunque:
Dunque mi affiorò alla mente... Otto anni prima, anch’io premendo il grilletto ho tentato il suicidio in maniera molto analoga. La sola differenza con questo povero sconosciuto, è che io sono sopravissuto.
Otto anni fa non avevo casa, lavoro, famiglia, amici né denaro. Mi sono sentito di non aver più nessuno scopo per cui vivere:
Otto anni dopo, ho una casa, un lavoro, amici e denaro. Ho una vita di gran lunga migliore di quanto mai mi fossi immaginato di potermi rifare allÂ’epoca.
Il poveretto non ebbe la mia opportunità. Non arrivò mai a vedere come le cose possono realmente cambiare.
E mi resi quindi conto:
potrei essere io argomento di racconto dei miei colleghi in questo momento.
Jean J. Esplin – da New York City Voices

1 commento/i

Inutile

16//2/25/1

Io ho tentato il suicidio a 18 anni. Adesso ne ho 50, e i 32 passati tra quel momento e oggi non sono valsi la pena di vivere. Ho sempre affrontato i giorni pensando che, se non c'è l'avessi fatta più, potevo staccare la spina in un secondo. Ho sempre sperato che qualcosa di bello succedesse nella mia vita, ma non è mai avvenuto. Ho passato la mia vita cercando di rendere contenti gli altri, ma per loro non facevo mai abbastanza e nel contempo la mia infelicità e il mio senso di inutilità aumentava. Sono una persona che vale niente e posso capire che nessuno faccia qualcosa per me. Grazie al cielo, ho smesso di illudermi che domani è un altro giorno e la vita mi potrebbe riservare qualcosa di bello. È arrivato il mio momento, finalmente faccio qualcosa per me, stacco questa spina e finalmente smetto di soffrire. Sono stata stupida, avrei dovuto ritentare allora, mi sarei risparmiata tanta sofferenza.

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