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Intervento al Convegno del presidente dell’Associazione Acchiappasogni Onlus

Dino Grillai

Come relatori siamo stati invitati dagli organizzatori del convegno ad essere chiari, semplici e sintetici.
Vorrei provarci, anche se per farlo sarò costretto ad un eccesso di semplificazione che spero mi venga perdonato, perché dovrei guadagnarne in capacità comunicativa.
Vi dirò subito che cosa ho imparato nella mia esperienza, non di psichiatra o psicologo o operatore di servizi – ho fatto un altro mestiere – ma come familiare che attraverso l’osservazione e lo studio è giunto a determinate conclusioni.
La prima cosa che ho imparato è che gran parte della nostra esistenza è dominata dal pregiudizio.
Perché? Perché il pregiudizio ci permette di distinguere con facilità il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, il bello dal brutto etc.
Infatti la nostra vita ha bisogno di punti fermi, di non avere troppi dubbi, di essere rassicurata sulla realtà che ci circonda, attraverso spiegazioni semplici di fenomeni che altrimenti non riusciamo a spiegare e che ci fanno paura.
E quanto più questi pregiudizi sono antichi, atavici, tanto più riemergono con forza nei periodi bui della storia del mondo.
Ed è antico e atavico per esempio il pregiudizio nei confronti della donna affetta da turbe psichiche che nel Medioevo veniva considerata “ indemoniata” e spesso bruciata sul rogo. Come antico e atavico è il pregiudizio sugli ebrei, i musulmani e altre popolazioni, alle quali vengono da sempre attribuite le azioni più orribili e mostruose, e perciò meritano pogrom e crociate.
Anche il linguaggio e la fiaba riflettono spesso il pregiudizio, anche quando ci appaiono del tutto innocenti. Mia madre, peraltro bravissima donna, quando eravamo piccoli, ci diceva che se avessimo continuato a fare i cattivi, ci avrebbe dato “all’uomo nero”.
E oggi, cosa succede? Succede che se ci fanno un piccolo furto in casa, sono stati sicuramente gli zingari ; se qualcuno viene investito da un’auto pirata si tratta “quasi certamente” di un rumeno o di un albanese. E’ chiaro, non voglio dire che gli zingari non rubano e che gli immigrati non commettono azioni criminose. Voglio semplicemente dire che comunque noi abbiamo il pregiudizio.
E su questo, spesso e volentieri, purtroppo molti “politici” ci marciano, dandoci in pasto una facile causa dei nostri problemi. E stampa e TV fanno da cassa di risonanza.
Se poi i dati ci dicono che più della metà delle azioni violente avvengono in famiglia e dintorni, o che il presunto aumento della criminalità – dati ministeriali – è limitato ai piccoli reati, tutto questo viene tranquillamente occultato.
Ma veniamo a quello che ci interessa più da vicino: il pregiudizio rispetto ai disturbi psichici (che noi definiamo “lo stigma”, cioè il marchio di riconoscimento).Vi siete accorti che ogni volta che avviene un fatto di sangue orribile ( come i figli che uccidono i genitori o viceversa ) eventi che noi percepiamo come mostruosi, si va subito a vedere se l’autore del crimine soffriva di disturbi psichici?
Si potrebbe scrivere un dossier enorme su questi casi. E anche qui il pregiudizio adempie alla sua funzione di darci una risposta facile ad un problema difficile che ci spaventa. Come può una madre “normale” uccidere il proprio piccolo figlio? Non lo accettiamo e abbiamo paura che sia così. Ma se diciamo che la madre era “matta” ogni cosa ritorna al suo posto, ci sentiamo tranquillizzati.
Anche se poi i dati ci dicono che le azioni violente commesse dai “sofferenti psichici” sono notevolmente inferiori in percentuale a quelle commesse dalle “persone normali”.
La seconda cosa che ho imparato riguarda le modalità di funzionamento della psiche. Sono convinto di poter sostenere –con buona approssimazione- che “i meccanismi psichici” delle persone considerate ammalate sono sostanzialmente gli stessi delle persone considerate normali.
Per es. tutti abbiamo sperimentato durante la nostra vita – ovviamente in diversa misura – il cosiddetto “disturbo bipolare” che significa, in sostanza, alternanza di momenti di euforia a momenti di depressione; oppure a tutti succede di “uscire dai gangheri” per quello che ad altri appare “un nonnulla”, ma per noi rappresenta qualcosa di importante; oppure ancora abbiamo presunte verità alle quali non rinunciamo anche se la realtà le smentisce continuamente. Ricordo che un importante scienziato apostrofava così alcuni suoi colleghi che mettevano in dubbio alcune sue certezze: “O sono diventato matto, oppure voi state dicendo un mucchio di accattivanti sciocchezze”. I fatti si sono poi incaricati di smentire quello scienziato il quale peraltro non si è per niente ammattito.
Prendiamo poi quel processo mentale caratteristico del soggetto con problemi psichici: la costruzione di “schemi di difesa” ( o di alibi ) per giustificare i propri discutibili comportamenti: forse che – in diverso modo o in diversa misura – non vi facciamo tutti ricorso?
Cosa significano queste considerazioni? Che siamo tutti sani di mente? Oppure che siamo tutti matti?
Né una cosa, né l’altra. Significa – ed è la terza conclusione alla quale sono giunto – che è pressoché impossibile tracciare un confine netto tra normalità e malattia. E che la differenza è di grado e non di natura, circa disturbi di cui soffriamo tutti e che vanno sostanzialmente riportati a come si vive, in famiglia e nella società.
E ad un certo grado di sviluppo il disagio psichico diventa sofferenza acuta e può evolvere verso forme che inficiano le nostre capacità intellettive, relazionali, creative, affettive etc.

Se le cose stanno così, cos’è allora che bisogna fare?

1) Se siamo dominati dal pregiudizio, bisogna liberarsene
2) Se la logica psicologica funziona allo stesso modo per tutti, ma sotto molteplici forme più o meno mascherate, occorre predisporsi al massimo ascolto e sforzarsi di renderla trasparente per attivare o riattivare la comunicazione
3) Se il disagio e la sofferenza psichica hanno origine dal contesto familiare e sociale, è illusorio pensare alla cura senza apportare alcuna modifica a quel contesto.

Queste mie convinzioni hanno trovato nell’Associazione Acchiappasogni un terreno fertile per raggiungere obiettivi concreti nella direzione sopra indicata.

Quali sono le principali attività che svolge l’Associazione?

Per combattere il pregiudizio:
- si organizzano rappresentazioni teatrali che vedono coinvolte diverse persone che hanno od hanno avuto problemi psichici, svolte ad un livello qualitativo e professionale direi “sorprendente”, come sorprendente è sempre la partecipazione del pubblico;
- si promuove la costituzione di gruppi di auto-mutuo-aiuto dei quali abbiamo già sentito quale importante ruolo possono svolgere;
- sempre in forma sostanzialmente autogestita l’Associazione cura la pubblicazione di un periodico – Riso Dolce – che viene distribuito in tutta la Provincia;
- l’anno scorso abbiamo poi fatto un’importante iniziativa pubblica sul ruolo del teatro (“Teatro passione in scena”) e sono stati proiettati alcuni films con successiva discussione delle tematiche affrontate ( e vista la partecipazione di pubblico stiamo ora predisponendo una programmazione annuale ).
Ora, queste attività svolgono non solo una funzione culturale, ma anche di socializzazione, di solidarietà nel perseguimento di obiettivi comuni, di facilitazione della comunicazione nel momento in cui tutti quanti ci rimettiamo in gioco nel rapporto con l’altro.
E’ chiaro però che quando si parla di modificare le condizioni di vita delle persone nei rapporti familiari e sociali, tutto questo non basta.
L’altro grande ambito che non può essere trascurato riguarda la formazione e il lavoro.
Noi pensiamo che l’intervento pubblico in materia sia parecchio insufficiente e inadeguato.Vogliamo quindi modificare questa situazione anche attraverso una migliore finalizzazione delle risorse.
Come si vede il compito che ci siamo assunti è vasto e impegnativo.
Stiamo però attuando un programma di lavoro che potrebbe portarci, a breve termine, a compiere passi avanti significativi nella direzione di marcia che ci siamo dati.
Vediamone i punti essenziali.

- La costituzione di un Coordinamento delle Associazioni per la salute mentale che operano sul territorio provinciale ( Acchiappasogni, Mondo di Holden, Camminare Insieme, AFAP ) con lo scopo di collaborare al raggiungimento di alcuni importanti obiettivi comuni
- La partecipazione ai lavori della Conferenza Provinciale su handicap e salute mentale, che affronta sia le tematiche di carattere culturale e del tempo libero che quelle della scuola, della formazione e del lavoro
- La richiesta inoltrata a tutti i soggetti istituzionali competenti, di una struttura aperta ( “Casa dell’autoaiuto” ) sede del Coordinamento delle Associazioni e nella quale sia possibile svolgere diverse attività ( un progetto di cui parlerò più diffusamente durante la tavola rotonda)
- La richiesta di un corso di formazione per “facilitatori sociali”, l’altro progetto collegato al precedente e che rinvio alla tavola rotonda.
Tutte le cose che ho detto sinora potrebbero essere sintetizzate in uno slogan: “più sociale e meno sanitario” che se attuato avrebbe anche il pregio di ridurre notevolmente la spesa pubblica, cosa che piace molto, oggi come oggi, ai nostri Amministratori.

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