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Incontro con Don Andrea Gallo




Roberta Antonello ed Emilia mi conducono da un famoso prete, Don Gallo, prete sui generis per molti motivi o prete autentico, dipende dai punti di vista, il mio punto di vista, che proviene da un cristiano irriducibilmente anticlericale, tanto più irriducibile e intransigente rispetto all’avversare il clericalismo quanto più forti sono in me i sentimenti cristiani, mi porta a considerare Don Gallo nelle sue molte luci e nelle sue umane e terrene ombre un autentico interprete del genuino messaggio cristiano, del cristo che si mescola agli ultimi della terra, ai peccatori, alle puttane, ai lebbrosi, non per una sorta di compiacimento della propria elezione ma per il riconoscersi in essi come uomo piuttosto che tra coloro che si ritengono eletti, i ricchi crapuloni la cui ascesa al paradiso è affaticata dal peso delle cose terrene accumulate. Gli ultimi della terra, gli sventurati, i poveri, coloro a cui la vita terrena non sorride sono i destinati alla felicità del dopo poiché trovando poche ragioni di attaccamento alla falsa vita che è quella che a noi sembra la sola e unica vita non possono che sperare nella vera vita quella che li attende nel Regno di Dio, è una dottrina questa cristiana, che io posso condividere o meno, ma che alla Chiesa Cattolica delle alte gerarchie piace fino ad un certo punto, gli alti prelati, i vescovi, i cardinali, preferiscono mescolarsi ai ricchi e ai potenti, difficilmente li troverete alla mensa dei poveri o per strada a fianco ai barboni o ai migranti o alle puttane da strada. Don Gallo è uno di quei preti che più facilmente troverete in compagnia di questi ultimi.
La parrocchia dove abita Don Gallo è in una zona a ridosso del porto, entriamo nella sacrestia attraversando oscuri corridoi, dietro una tenda sbircio nascosto i fedeli in ascolto della messa officiata da Don Federico, brava persona commenta Roberta che con Don Gallo ha lavorato per alcuni anni alla comunità di recupero di San Benedetto.
Ho conosciuto Don Gallo quando sono diventata presidente dell’arci lesbica qui a Genova negli anni ’70, lui mi ha ricevuto subito, dice Roberta con la sua voce roca.
Ecco la famosa anticamera di Don Gallo, fa Emilia, ex alcolista, che l’ambiente della comunità conosce bene e tutti i suoi attori Don Gallo compreso. Ha il volto segnato Emilia, il tempo che passa e le sostanze vissute nel corpo, un’intelligenza splendida, la prima volta che l’ho sentita parlare ho avuto l’impressione di trovarmi al cospetto di una persona di rara fragilità e forza al tempo stesso, perché ci vuole molta forza per resistere in un mondo così duro e sporco quando si è fragili e si possiede il dono della farfalla, una cultura e una proprietà di eloquio non comuni.
Mi guardo attorno, una stanza circolare, una sacrestia, delle sedie per gli ospiti, un vassoio con stoviglie sporche sopra un mobiletto accanto alla porta dell’ufficio di Don Gallo.
Passa un uomo che poc’anzi salutava Emilia con calore, Emilia che non ricorda ma risponde al saluto. Non l’ho riconosciuto, mi dice, ma quando frequentavo quei gruppi io ero un punto di riferimento, dice con dissimulato orgoglio e loro non lo erano per me. L’uomo ha in mano un vassoio con due tazze di brodo fumante.
Poco dopo riesce, ci dice che Don Gallo è quasi pronto, c’è Lilli con lui.
Passa poco tempo, io guardo dalla finestra la strada sopra il porto, il cielo livido e piovoso, mentre la voce di Don Federico, alterna canti e preghiere, suoni ormai dimenticati per me, esce un’anziana signora dai capelli bianchi raccolti a crocchia, ci sorride e ci fa entrare da Don Gallo.
Sono un po’ emozionato, lo confesso, ho sempre avuto la curiosità di conoscere un prete come lui, forse in questa curiosità c’è il desiderio di riavvicinarmi alle mie origini cristiane unite alla diffidenza nei confronti di un’istituzione di cui in qualche modo Don Gallo nella sua ‘originalità’ è interprete, l’odiata Chiesa Cattolica, un’istituzione che io reputo come il male incarnato e che pure ha tra le sue innumerevoli diramazioni anche delle figure in cui riconosco la mia tensione per la giustizia e per il bene.
L’ufficio di Don Gallo è una stanza lunga e stretta, vecchie malmesse librerie che sembrano cedere sotto il peso di libri e incartamenti, in fondo la scrivania, accanto alla scrivania un letto su cui vedo aperte delle icone dell’est, della Madonna e del Cristo, dietro la scrivania e il fumo di un sigaro toscano, Don Gallo, il viso magro, gli occhi buoni e intelligenti.
Ci presentiamo e ci sediamo.
Emilia si siede sul letto accanto.
Roberta parla e ricorda il motivo della visita mentre Don Gallo beve il suo brodo caldo, quando ha finito versa nella scodella con un rimasuglio di brodo la medicina della sera.
Roberta dice che ci farebbe molto piacere se scrivesse per noi una prefazione al libro che vogliamo pubblicare, un libro che racconta l’esperienza di un’assemblea all’interno di un reparto psichiatrico, assemblea convocata da un gruppo di utenti liguri provenienti da Genova, Savona e La spezia insieme agli ospiti del reparto, gli infermieri e il primario Cipresso che dirigeva allora il reparto psichiatrico dell’ospedale di Sampierdarena. Quattordici incontri tutti verbalizzati, assemblee che raccontano meglio di innumerevoli inutili e pedanti convegni le contraddizioni esistenti fuori e dentro la psichiatria, assemblee che raccolgono l’idea rivoluzionaria di Basaglia delle assemblee di utenti nei manicomi, idea abbandonata poi dagli eredi di Basaglia.
Don Gallo dice la sua sulla fiction su Franco, dice che mancava in quella fiction la figura di scienziato, di uomo di pensiero che Basaglia rappresentava.
Roberta dice che concorda e che a Trieste dove ha preso parte ai giorni del Forum internazionale convocato da Peppe dell’Acqua e Rotelli mancava proprio il pensiero, la continuità del pensiero basagliano, oltre che l’esperienza delle assemblee, e infatti mi dirà poi Roberta in macchina al ritorno, utenti di Trieste non se ne sono visti, forse, dico io, erano tutti a godersi i tanto decantati Centri di Salute Mentale aperti sulle 24 ore che sarebbero la soluzione secondo i triestini alle magagne della psichiatria italiana, mah.
Naturalmente i nemici delle assemblee di utenti li trovi tanto nei difensori della 180 che negli avversari della 180, come già espresso in altri momenti è a tutti noi chiaro che si tratta di scontri di potere interni alla corporazione psichiatrica oltre che nel sistema di potere all’interno delle Asl, non facciamoci strumenti né dell’uno né dell’altra parte, anche se io preferisco un nemico che ti affronta a viso aperto che quello che ti sorride e ti dà una pacca sulle spalle.
Roberta torna al libro cogliendo la palla al balzo di un ricordo di Don Gallo, una caratteristica di Don Gallo infatti è il suo divagare da un argomento all’altro, segue un filo tutto suo fatto di ricordi, di incontri, ci parla dei migranti e del loro non rappresentarsi, cita l’episodio di una festa dell’unità in cui si parlava di una legge sull’immigrazione e non c’era nemmeno un migrante a parlare, migrante che bella parola, invece i fasci dicono i negri o gli stranieri, parole che hanno il sapore di una cosa minacciosa, aliena, migrante invece ha un suono dolce, fa pensare a persone come noi in transito verso un mondo più giusto o semplicemente più accogliente. Questo è il punto, dice Roberta, si tratta di rappresentare le proprie istanze in modo diretto e non filtrato dal potere.
Parlo io, racconto stando nel tema dei rappresentati che decidono di rappresentarsi in modo diretto, della nascita del Mondo di Holden come associazione di utenti, stanchi di delegare a genitori o educatori o medici, del primo convegno realizzato nel 2007 in cui a convocare eravamo noi utenti, in cui a dare la parola al medico eravamo noi matti, con una giornata i cui protagonisti sono stati gli utenti fino all’ultimo.
Poi accenno alla creazione come in Toscana della figura del facilitatore sociale, insomma le solite menate che ormai mi sono venute a noia ma in cui credo fermamente nonostante la mia pigrizia e la mia insofferenza alla noia della rivendicazione.
Cosa dovrei fare, chiede Don Gallo.
Leggere i nostri scritti, i commenti dei partecipanti a cominciare dalla postfazione scritta da Nicola e poi scriverci una prefazione, una parola di Don Gallo può intenerire i cuori da strozzini e affaristi degli editori italiani dediti al culto del libro come gli ebrei a quello del vitello d’oro ai tempi della peregrinazione sulle montagne di Mosè.
Mi chiede di parlare di La Spezia, come sta Don Martini, gli dico che non lo conosco personalmente e poi gli parlo del reparto psichiatrico di La Spezia, un manicomietto diretto da una psichiatra ottusa, una psichiatra di potere a cui la sola idea di un’assemblea di utenti farebbe orrore.
Torniamo di nuovo al libro, Roberta gli dice che lo chiamerà di tanto in tanto per rammentargli di scrivere la prefazione. Don Gallo sorride, e le dice di farlo, poi racconta che spesso ha fatto cose virtuose per pigrizia più che vera virtù e cita un episodio del passato, di quando delle ragazze russe gli proposero di scopare con lui a Rapallo. Don Gallo aveva declinato, tutti avevano pensato che virtuoso questo Don Gallo e invece lui ci dice che non aveva avuto voglia di andare fino a Rapallo, troppa fatica, conclude sorridendo.
Un prete che conosce quel che i beghini chiamano ‘i tormenti della carne’ come se il desiderio sessuale così umano e piacevole fosse un supplizio più che un modo per trascorrere piacevolmente del tempo terreno con donne o uomini terreni, lasciamo alle Binetti i tormenti della castità, sembra dirci bonario Don Gallo e lasciamo che sia la pigrizia a impedirci se vuole di farci conoscere l’estasi della carne, il piacere sublime di una scopata, una comunione profana e laica della carne e dello spirito.
Quasi a conclusione dell’incontro Don Gallo ci parla di una e-mail che gli arriva da un prete (forse scomunicato) che lamenta con lui la caccia alle streghe che perdura nei seminari contro i seminaristi colpevoli di tendenze omosessuali, Don Gallo è scandalizzato dalla caccia alle streghe non dalla presenza di eventuali streghe e proprio in questo suo vedere lo scandalo laddove altri vedono devozione, virtù teologali e menate varie me lo fa assomigliare a un cristo, un cristo che magari non ha la grandezza eroica e ultraterrena del Dio che si è fatto uomo o del profeta ebraico o musulmano ma che possiede il dono della chiarezza della visione e della divisione tra i sommersi e i salvati, come direbbe Levi.
Ci congediamo non senza raccomandargli di adempiere al compito che gli abbiamo affidato.
Fuori della porta troviamo ad attendere un gruppetto di migranti, i volti sudamericani, seduti in paziente attesa di un conforto da parte del prete dei poveri, dal prete dei tossici e della battone, del prete che spesso sbagliando o indovinandoci non ha mai smesso di stare dalla parte degli ultimi, dalla parte degli ‘scomunicati’.
Mentre stiamo per uscire Roberta si ferma da Lilli, le dice che la chiamerà spesso. Lilli le chiede di aiutare una persona, la mamma di una ragazza che entra ed esce dal reparto psichiatrico di Sampierdarena, Roberta lascia il suo numero, poi usciamo e torniamo a Voltri. In macchina Roberta mi racconta altre cose che esulano da questo racconto, tornando da solo verso La Spezia in macchina ascolto un pezzo di De André dedicato a Luigi Tenco, alcuni di questi versi sembrano scritti per Don Gallo e con questi voglio chiudere questa storia:

Dio di misericordia, il tuo bel paradiso, l’hai fatto soprattutto per chi non ha sorriso, per quelli che han vissuto con la coscienza pura, l’inferno esiste solo per chi ne ha paura.

4 commento/i

raskolnikov

10//2/20/0

Questo è probabilmente uno degli ultimi articoli di questa versione del sito, il progetto del sito come social network di utenti è sostanzialmente fallito, la prossima versione sarà chiusa a commenti e non sarà più aperta al contributo di più autori, mi sembra francamente inutile continuare a gestire un sito così complesso e libero se poi di questa libertà non si sa che farne, gli utenti preferiscono commentare siti dove possono entrare in contatto con medici e ricevere l'attenzione di operatori e psicologi, piuttosto che dialogare tra loro o dare testimonianza del loro percorso, è un peccato.

roberta

10//2/20/0

eh no caro Nicola , decidiamo che siamo stupidi dipendenti e facilmente manipolabili, decidiamo di parlare di questo prima di fare fallimento. Non chiudere anche se saranno poche o sono state poche le voci. Io, modestamente , faccio parte di quelle.

Per quanto riguarda il Gallo, devo per cronaca dire che non l'ho conosciuto come omosessuale ma perchè lavoravo nel servizio per le tossicodipendenze unito al servizio di salute mentale, e ho sempre seguito le persone che conoscevo dove andavano, se andavano dal Gallo, le seguivo dal Gallo, invece devo aggiungere che con molta solidarietà ha seguito il mio percorso di visibilità per il mondo omosessuale e di questo ne sono profondamente grata. Ho conosciuto con S.Benedetto sofferenze e le ho condivise, non sempre mi sono sentita capita ma questo non inficia una vicinanza sofferente e solidale.

Grazie della tua cronaca non sapevo di avere la voca roca.
Ma che si faccia cultura tra noi pur attigendo e sviluppando ogni input senza dipendenza è indispensabile.

Ieri è morta ....ho pianto veramente perchè ho conosciuto tardi, in una comunità una persona di rara intelligenza ed autodistruttutività, erano operatori tecnici compagni di viaggio venuti troppo tardi. Ti piango e ti ricordo amica intelligente e maledettamente difficile. Volevamo conoscerti prima.

Sono confusa , roca ma non sorda.

fernanda

10//2/23/0

Si, sbagli anche secondo me; ci vuole un moderatore spesso presente ed accogliente. Gestire uno spazio virtuale non è facile, è normale che ci siano alti e bassi, in particolare modo se chi scrive è un creativo.

raskolnikov

10//2/25/0

Devo dire che a fronte delle visite, circa 2200 di media al mese, non riscontro una grande attività nei commenti, men che meno un'attenzione da parte dei cosiddetti autori i quali latitano da parecchio tempo, il sito cambierà di molto, ci sarà spazio per i commenti dei soli registrati che dovranno essere iscritti all'associazione e pagare la quota sociale, sarò solo io a inserire articoli e scritti, ovviamente a richiesta pubblicherò cose scritte da altri, notizie, inchieste ecc. Il cambiamento avverrà nei prossimi mesi appena avremo messo a regime il cambiamento di forma associativa.

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