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Funziona paterna recovery - I






nessuno può crescere se non viene sognato



danilo dolci



 



Questo lavoro trae ispirazione dalla mia esperienza personale, dalla mia formazione (compresa l’esperienza come volontario presso il Centro di socializzazione psichiatrica di Massa, gestito da soli utenti facilitatori, e diretto da Maria Grazia Bertelloni) e dal testo di Paola Carozza: “Principi di riabilitazione psichiatrica”. Per un sistema di servizi orientato alla guarigione, ed. Franco Angeli.



Mi muoverò lungo un  quadro dove l’interpretazione segue l’orizzonte della fenomenologia. Non mi reputo un fenomenologo per disciplina ma quello che mi interessa in questo scritto é la visione del rapporto tra normalità e follia.. Questa disciplina psichiatrica non separando la  “normalità” (che non esiste) dalla follia cerca anche di dare voce alla follia presente nella “normalità”. Quindi va alla ricerca di connessioni tra fenomeni apparentemente separati. Più precisamente alla ricerca dello stesso tipo di azione che si dà in ambiti differenti.



Il rapporto PiT Salute è il principale strumento attraverso il quale il Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva fornisce ogni anno una fotografia del Servizio Sanitario Nazionale dal punto di vista del cittadino.



 Queste pagine vogliono essere un invito a partecipare alla discussione più generale intorno alla crisi  che investe le democrazie occidentali e vede il suo fulcro nel modello di rappresentanza.



In quelle forme che stipulano un contratto per esprimere  il rapporto fra istituzione e cittadini.



Qualsiasi forma di rappresentanza deve descrivere un immagine della funzione paterna, di un modo dove il padre simbolico disegnato dalle istituzioni esercita la sua funzione per prendersi cura del rapporto con il figlio, sempre simbolico.



In sintesi si tratta del modo da parte del padre, di prendersi cura del destino delle nuove generazioni.



Ovviamente questa forma ha a che fare con il potere. La questione del potere riguarda obbligatoriamente ogni esistenza umana, non solo il padre. E come vedremo nel seguito, sarà cruciale nel passaggio da un modello di servizi orientati al bisogno delle istituzioni al modello orientato alla Recovery.



La funzione paterna attuale legiferata dalle istituzioni, la sua forma di rappresentanza, nasce con la crisi del ‘68 dove viene messa in discussione l’autorità nel nome della libertà dell’individuo, fino  a raggiugere, successivamente, l’idolatria di questo.



La crisi della politica, quella finanziaria, della scuola ecc. delineano il quadro di una traformazione,del passaggio da una forma di rappresentanza eterodiretta del potere  ad una forma di rappresentanza di co-gestione del potere, autodiretta ; anche le rivendicazioni degli “indignati” vanno in questa direzione.



Certo la punta dell’ iceberg é costituita dall’assenza di regole dove non si capisce più chi é il padre e chi é il figlio ma le crisi e l’iniqua distribuzione della ricchezza indicano che si é rotto il rapporto sociale tra cittadini e tra istituzioni e cittadini.



La rottura del rapporto sociale, di un senso di apppartenenza al genere umano, crea il letto per il fiume dell’idolatria del denaro che esalta, pervertendole, le potenzialità dell’individuo. Queste, sono sgangiate da un punto di congiunzione più elevato ,che coniughi il passato con il presente, e condannate ad una espansione del presente che mangia il futuro.



Il padre che si mangia il  futuro del figlio non é disegnato dalla questione del debito e della previdenza sociale?



L’idolatria del denaro fa del conflitto di interessi il suo motore, ma questo perché non cé un prendersi cura della dell’impatto delle proprie azioni sulle generazioni future.



Cosa accadrebbe se la funzione paterna del rapporto tra cittadino e istituzioni avesse il Bene comune come disegno finale,come destino?



Numerosissime sarebbero le conseguenze.



Si comincerebbe a parlare di felicità,di legame umano, di serenità, benessere (oggi é il pil), di senso del sacrificio e di limite,di amore per la legge, ecc.



Ma tutto questo cosa c’entra con la Recovery?



Il modello psichiatrico tradizionale é paternalistico e centrato sulla gestione della crisi ma la  funzione paterna che esprime, per la sua autoreferenzialità, disegna una rottura del legame sociale  e una gestione del potere votata all’ autoalimentazione di questo . C’è un conflitto di interessi tra mandato istituzionale dei servizi e esercizio del proprio ruolo; Il modello della recovery invece é orientato alla guarigione del cittadino. Percorso che passa obbligatoriamente dalla promozione della responsabilità, dall’ autodeterminazione e il suo empowerment, sviluppando la cooperazione e la solidarietà fra le persone.



Da eterodiretti ad autodiretti, fino allo sganciamento dai servizi che sfocia nella partecipazione ai movimenti che rivendicano dei diritti lesi, non solo in campo psichiatrico.



Il cittadino partecipa, sin dal primo ricovero alle decisioni che lo riguardano, condivide le informazioni sui farmaci, sui trattamenti e sulla disabilità pasichiatrica, si assume la responsabilità della propria salute e partecipa anche alla formazione degli operatori e alla loro selezione fino a diventare facilitatore sociale. Una volta formato, eroga lui stesso dei servizi per altri cittadini.



La funzione paterna nell’organizzazione dei servizi


 Il modello psichiatrico tradizionale, impostato sulla stabilizzazione dei sintomi, incarna una funzione paterna auto-referenziale dove il cittadino viene già predeterminato dall’ organizzazione dei servizi psichiatrici.



Non tende  cioé a riconoscere al paziente la necessità di determinarsi con l’aiuto dei supporti, facendo leva sul suo senso di responsabilità ma la sua domanda di esitere (che é una domanda d’amore), viene ridotta alla gestione delle crisi:



Tale approccio è il riflesso di una cultura che può essere estesa al nostro modo comune di intendere la responsabilità individuale. Infatti, mentre nelle società anglosassoni il paziente é il protagonista principale del suo trattamento e gli operatori rivestono il ruolo di guida ed orientamento affinché egli realizzi i propri scopi, nella realtà italiana non é l’utente ad occupare la posizione centrale, ma la relazione paternalistica tra questi e l’istituzione, la quale si limita spesso ad esercitare una funzione di mediazione con la società. Utilizzando un noto proverbio cinese, invece di fornire le persone della canna da pesca per procurarsi il cibo, seguitiamo a mantenerle in una condizione infantile nutrendole con il pesce pescato da noi>>. Paola Carozza



Questa relazione paternalistica magari si basasse su uno scambio alla pari tra operatore e cittadino, pur costringendo quest’ultimo al silenzio della sua determinazione; gli impone una servitù all’immagine che l’operatore e la sua organizzazione esprimono con i loro processi di conoscenza:



Paola Carozza.



"Spesso la persona viene identificata con la sua diagnosi questo perchè l’organizzazione non é assolutamente preparata a seguire e valorizzare il suo percorso di vita. La persona non viene vista nella sua interezza ma solo attraverso un’ etichetta che tende a  deresponsabilizzarla, mentre



Per questi motivi, riuscire ad agire nel proprio interesse riguadagnando la responsabilità di “agente di se stesso” é un elemento centrale nel recovery...”Percepirsi una persona integra” e “completa” vuol dire non sentirsi più frantumati dagli assalti della malattia, riguadagnare il senso della dignità e dell’efficacia personale, insieme con l’autoaccetazione, con la fiducia in se stessi e nelle proprie intuizioni e con la valorizzazione delle proprie potenzialità e dei propri sentimenti. Concorrono al raggiungimento di tale dimensione: a) le informazioni aggiornate sulla disabilità psichiatrica e l’acquisizione, grazie ad interventi formativi e a pratiche esperite, di competenze specifiche per gestire i sintomi, le crisi o i comportamenti violenti, evitando così il più possibile i riocveri o l’aumento farmacoterapico; b) la strutturazione della giornata secondo finalità per non cadere nella trappola dell’introversione, indotta dai tempi vuoti; c) l’adesione a iniziative di volontariato o per la difesa dei diritti civili, preziose opportunità per la crescita delle abilità comunicative ed assertive e del senso di appartenenza al contesto" Paola Carozza



La funzione paterna dei servizi organizzati sulla stabilizzazione dei sintomi esprime un legame che impone alla diade operatore-cittadino di adeguarsi ad un tacito accordo reciproco: “io sono come tu mi vuoi”.



Non si tratta di un padre che inizia alla vita ma” allo stipendio” e all’adeguamento ad un’immagine predeterminata.



Certo il supporto non deve venire solo dagli operatori ma anche dai pari, dalla famiglia, dagli amici e dai ruoli sociali validi:



"Il sistema dei servizi di salute mentale, che rappresenta una dimensione estremamente importante per il processo di recovery, paradossalmente, se confrontato con le altre dimensioni (della recovery), incorpora il maggior numero di fattori avversi ai progressi degli utenti.



Si aggiunge anche che parte del personale non ha strumenti per comprendere l’esperienza dellla disabilità psichiatrica e per affrontarla..." Paola Carozza.



Questi sono aspetti condivisi da tutti i cittadini utenti dei servizi psichiatrici e chiariscono perché “non tutto è diagnosi”.



Inoltre:



"



-          abbandonare modalità di rapporto paternalistiche improntate al controllo, accondiscendenti ma non realmente validanti che, inducendo gli utenti a perdere progressivamente l’abilità di relazionarsi come soggetti responsabili, rendono poi particolarmente difficile riguadagnare il senso di se stessi, riconnnettersi con gli altri e con la comunità civile e partecipare attivamente al proprio trattamento;



-          abbandonare gli atteggiamenti disinteressati, mortificanti, scettici o pessimistici, la tendenza ad identificare l’utente con la diagnosi e a sostenerne la dipendenza dai servizi, ricercando, invece, opportunità che lo stimolino a uscire da se stesso e a cambiare in meglio la propria esistenza..."



Paola Carozza



 



Mentre nella recovery l’organizzazione dei servizi deve avere come mission la guarigione e non la stabilizzazione dei sintomi:



"La necessità di definire nella ripresa della salute mentale l’obiettivo dei servizi territoriali è stata evidenziata man mano che si è presa coscienza dell’inadeguatezza di una deistituzionalizzazione, accompagnata da servizi territoriali ancora prevalentamente improntati alla gestione delle acuzie e alla stabilizzazione dell’utente attraverso l’effettuazione di interventi mirati a mantenere condizioni di compenso.



In effetti sappiamo che gli utenti hanno, invece, molteplici bisogni che vanno ben oltre il semplice sollievo dei sintomi: desiderano un’abitazione, un lavoro, riprendere gli studi e condurre una vita socializzata. Tale molteplicità di richieste comporta un radicale cambiamento sia nell’approccio alle malattie mentali a lungo termine sia nell’organizzazione dei servizi territoriali, che devono favorire prima di tutto un clima attento all’utente, che valorizzi la sua indipendenza, gli permetta di rischiare e anche di sbagliare e gli riconosca il diritto alle stesse aspirazioni che hanno tutti gli altri esseri umani; che mirino, in sostanza, ad enfatizzare le potenzialità e non a massimizzarne i deficit".



Paola Carozza



L’empowerment


 Nel percorso esistenziale del paziente ad un certo punto succede qualcosa: riacquista un senso positivo di sé e vede delle prospettive, anche se lontane, di cambiamento.



Questo germe tenderà a svilupparsi sempre di più per far crescere l’albero dell’empowerment.



Questo termine genericamente significa “sviluppo delle potenzialità”.



E’ quindi un processo evolutivo che richiede tempo, come la recovery del resto, e procede per fasi, diverse per ogni paziente.



Vediamo cosa costituisce il tronco di questo  questo albero:



Paola Carozza



Il paziente parte da un senso positivo di sé, passsa dall’acquisizione di informazioni e dalla libera scelta per sfociare nell’indipendenza e nell’acquisizione e la rivendicazione dei propri diritti. Quest’ultima voce riguarda la possibilità di partecipare a movimenti e associazioni che promuovano e difendano i diritti degli utenti.



L’emancipazione dallo stigma interno  procede attrverso la lotta contro lo stigma esterno che richiede l’autodeterminazione: la capcità di autodirigersi e l’incremento dell’autonomia.



Le fonti dell’empowerment sono due: se stessi e la comunità:



"L’empowerment proveniente da se stessi consente di sostituire alla bassa autostima, legata allo stigma interno ed esterno, un senso di valore personale; l’empowerment proveniente dalla comunità, rende l’individuo in grado di affrontare con maggiore fiducia le barriere sociali al fine di raggiungere i propri obiettivi." Paola Carozza



 Che cosa è che sviluppa l’albero:


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